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2 marzo 2014 7 02 /03 /marzo /2014 19:10

afghanistan-militari-e-quello-stress-da-rientro-da-missione.jpgIl momento del rientro dalla missione di un militare non sempre è un momento facile.Dopo tanti mesi lontani da casa, a volte i figli piccoli stentano a riconoscere il proprio genitore, e la situazione peggiora se il militare che rientra in patria, è rimasto coinvolto in un attentato nel quale è rimasto ferito o ha visto morire sotto i suoi occhi un commilitone.Sono momenti indelebili che non potranno mai essere del tutto cancellati."Ognuno reagisce a modo proprio.Le conseguenze del trauma, che sono normali finchè non impediscono il normale svolgimento della propria vita, possono nascondere l'insorgere di una sindrome post-traumatica da stress"afferma il Tenente Lucia Grasso, psicologa militare dell'esercito in missione a Herat(che fornisce il suo aiuto ai militari in missione del contingente italiano)in un'intervista rilasciata a Daniela Lombardi pubblicata sul quotidiano"La Sicilia".Quando un militare resta ferito in seguito ad un attentato, per prima cosa viene fatto partecipare ad una riunione, durante la quale ognuno racconta la sua esperienza  traumatica e tenta di elaborarla." Poi in certi casi insorge il trauma. vero e proprioI sintomi sono descritti nel DSM4 il manuale di disturbi mentali.Se un piccolo stimolo ricorda subito l'evento, se si perdono sonno o appetito e si cade nell'isolamento sociale,probabilmente si ha questo tipo di disturbo. Se nessuno sintomo del genere si manifesta entro sei mesi dai fatti, si può ritenere che il ragazzo abbia superato lo shock". Un lavoro molto importante quello della psicologa Lucia Grasso, perchè grazie al suo sostegno, chi ha subito un trauma può ritornare a condurre una vita normale sconfiggendo almeno in parte, se non del tutto, i fantasmi del passato.

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Published by Alessandra C. - in Afghanistan
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commenti

daniela lombardi 03/05/2014 20:52


Gentile Alessandra,


vorrei segnalarle, qualora non lo sapesse, che quando si estrapola un pezzo di un articolo già pubblicato da qualcuno e lo si inserisce in un blog, bisogna citare la fonte e non firmarlo col
proprio nome. In quest'ultimo caso, si può incorrere nel reato di plagio. Sono certa che lei sappia perfettamente di cosa sto parlando, dunque la inviterei a chiarire l'equivoco al più presto,
citando il giornale dal quale ha estrapolato le dichiarazioni della psicologa Lucia Grasso e l'autrice del pezzo, che sono io. A meno che lei non sia stata in Afghanistan lo stesso giorno in cui
c'ero io, abbia intervistato la stessa persona che ho intervistato io e questa le abbia detto le stesse, identiche parole che ha detto a me. 


Mi faccia sapere.


Daniela Lombardi


Autrice dell'articolo apparso su "La Sicilia" (ma senza gli errori di battitura presenti qui) in formato cartaceo e on line.


 

Alessandra C. 03/06/2014 18:23



Gentile Daniela, ci tengo a precisare che io cito sempre le fonti come può verificare lei stessa negli altri articoli del mio blog.Mi dispiace per ciò è accaduto in
questo caso, ma non sapevo che l'autrice dell'articolo fosse lei.Ho provveduto a correggere l'articolo, riportando il suo nome e titolo del quotidiano come è giusto che sia.Articolo che
comunque di certo non ho "copiato e incollato"ma che ho rielaborato.Si vero che c'era qualche errore di battitura,ma possono capitare a tutti  anche a chi non è
"famosa"come lei!Cordiali saluti :-)