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18 luglio 2011 1 18 /07 /luglio /2011 17:26

La corruzione è uguale dappertutto in Italia come in Afghanistan. Tutto il mondo è paese.capitano-dei-carabinieri-rivola-afghanistan-luglio-copia-1.jpg A pensarla così è il Capitano dei Carabinieri Raffaele Rivola romagnolo, 34 anni lauree e master che dall'Italia a combattere ed arrestare i pezzi grossi della n'drangheta, è approdato in Afghanistan a combattere la corruzione e l'illegalità che dilagano anche da queste parti. Il Capitano è l'unico italiano facente parte della"Sharafiyat"(Trasparenza), la Combined Joint Interagency che ha sede a Kabul. "Non credo sia un caso se sono finito qui.L'esperienza nel contrasto alla criminalità organizzata maturata in Calabria mi ha dato gli strumenti giusti per capire certe logiche mafiose. La corruzione non è un prodotto del regime talebano, nè faceva parte della tradizione afgana precedente. E' un fenomeno abbastanza recente, legato anche all'invio di fondi internazionali alla velocità di farsi strada dopo la caduta dei talebani", afferma il Capitano che poi illustra i metodi utilizzati per vincere la diffidenza della gente:"Cerchiamo di suscitare nella gente maggiore fiducia nella polizia, che durante il regime era uno strumento di controllo religioso e non di contrasto al crimine o di protezione della popolazione, mentre agli operatori delle forze dell'ordine trasmettiamo una percezione nuova del proprio ruolo e lo spirito di corpo, che comportano il controllo reciproco in caso di irregolarità e una maggiore credibilità all'estero". Insomma in Afghanistan la missione del Capitano e dei suoi uomini è quella di educare alla legalità proprio come faceva durante la sua esperienza lavorativa in Calabria. E da quello che racconta la Calabria (come l'Italia in generale) e l'Afghanistan non sono poi così tanto diversi.I nfatti la corruzione è dilagante: anche qui come in Italia vien particato il sistema della "bustarella" per poter togliere una contravvenzione indesiderata, si abusa di potere in modo da ottenere dei benefici personali, si fornisce un' adeguata mano d'aiuto a politici compiacenti, terroristi  e narcotrafficanti. Il pericolo maggiore è rappresentato dai"Criminal Patronal Networks"in pratica una specie di setta massonica che intreccia legami tra politica e potere"Che non solo mette in pericolo noi alleati, ma permette anche ai criminali di finanziarsi".E' questo il sistema che cerchiamo di intaccare: in vista della transizione le istituzioni e la giustizia devono funzionare."Parola del Capitano Rivola. 

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