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6 gennaio 2013 7 06 /01 /gennaio /2013 17:20

felice cianfana heratE'partito in missione lo scorso ottobre lasciando a casa la moglie Emanuela e il figlio Matteo di pochi mesi. Sarebbe pronto a rifare la stessa scelta per la passione con la quale svolge il suo lavoro. Perchè una missione in Afghanistan è un'esperienza che ti arrichisce dal punto di vista umano, così ha detto nella sua intervista a "Tuscia web"."E' un'esperienza di vita che accresce il mio bagaglio di consocenze lavorative e umane. Anche se al mio rientro in patria voglio dedicare molto più tempo a mio figlio che ho lasciato 2 mesi fa a soli 2 mesi e che non vedo l'ora di riabbracciare." Il Sergente Felice Cianfana, 30 anni, del 4°Stormo Intercettori di Grosseto di Tarquinia,"costruisce"la pace e la stabilità per il popolo afgano nel vero senso della parola. Felice, è infatti assistente tecnico dei lavori edili ed impiantistici presso il 4°Stormo di Grosseto, e in Afghanistan svolge lo stesso lavoro:"Qui in Afghanistan svolgo lo stesso lavoro nei cantieri in corso per la realizzazione di infrastrutture logistiche e operative a supporto del contingente italiano e spagnolo." Il Sergente Felice lavora per l'IMC(Infrastructure Management Centre)dell'Italfor a Camp Arena. Un lavoro il suo che lo porta a contatto ogni giorno con il popolo afgano, come ad esempio Wahid. Wahid, è un capo cantiere afgano di 27 ann,i che oltre a lavorare in cantiere studia anche all'università di Herat. Un giorno ha confidato a Felice che il popolo afgano e la nazione stanno riuscendo a rinascere e a ricrescere grazie all'aiuto dei vari contigenti ISAF. Il contingente italiano è impegnato in molti lavori, come la costruzione di scuole, ospedali, pozzi per portare l'acqua potabile anche nei villaggi più remoti. Ogni giorno di lavoro in cantiere è un giorno per imparare qualcosa di nuovo su questo popolo:"Ogni giorno apprendo di più di questo paese così lontano dai nostri usi e costumi"e racconta di un popolo afgano che"ha sempre il sorriso sul volto. Forse perchè dopo tanta sofferenza intravedono un futuro migliore". I rapporti con gli afgani sono all'insegna del rispetto e della gratitudine:"I rapporti sono ottimi, di reciproco rispetto, e collaborazione, gli afgani con cui abbiamo rapporti sanno che siamo qui per aiutarli e per supportarli nella rinascita del loro paese e di questo sembra che ce ne siano molto riconoscenti. Le loro condizioni di vita sono molto umili ma stanno decisamente migliorando.Penso che gli italiani siano considerati dagli afgani, che desiderano uscire da un passato di guerre e di privazione dei diritti civili, come coloro che sono qui per aiutarli a crescere con le proprie forze. Questo grazie anche alla grande forza di volontà che gli afgani stessi hanno". Il Sergente Felice ha trascorso il Natale in missione lavorando in cantiere, anche lui come ogno soldato ha sentito la nostalgia e la lontananza da casa, ma per fortuna, grazie a internet ha potuto sentire vicina la sua famiglia."Il mio Natale a Herat è trascorso serenamente, ed essendo molto impegnato nel lavoro di assistente tecnico nei cantieri in corso all'interno di Camp Arena, anche molto velocemente, rispetto a come mi immaginavo prima della partenza. Infatti abbiamo continuato a lavorare anche il giorno di Natale ad alcuni interventi urgenti."Gli è rimasto impresso il fatto che gli operai afgani gli abbiano fatto lo stesso gli auguri, dato che per la tradizione islamica Natale e Capodanno non si festeggiano. Al suo rientro in Italia, il Sergente Felice ripenserà alla sua esperienza vissuta in missione e gli ritorneranno alla mente le differenze tra afgani e italiani:"Credo che qui ci si renda conto di quanto noi italiani viviamo in una condizione sociale ed economica serena in cui spesso si desiderano cose superflue, quando molti di loro ancora hanno bisogno di generi di prima necessità. Proprio qualche giorno fa, un operaio di nome Zaersha, mi ha chiesto qualche biscotto per i suoi 5 figli, un altro Nazir, mi ha chiesto un paio di scarpe usate." Una volta rientrato in Italia, ripenserà anche ai suoi colleghi, perchè in missione si creano amicizie che durano per sempre:"Riporterò a casa un'esperienzaumana unica, durante la quale ho potuto conoscere una realtà sociale e culturale diversa dalla nostra. Rimpiangerò la vita al campo con gli amici e i colleghi di lavoro con cui ho condiviso tutto:sia i momenti felici che quelli di difficoltà, che insieme abbiamo superato(...)". Ma per il momento l'Italia resta lontana parecchi Km e il Sergente Felice deve continuare il suo lavoro nei cantieri, deve continuare a dare una mano al popolo afgano a "costruire" il suo futuro il pace.

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