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28 luglio 2011 4 28 /07 /luglio /2011 21:14

L'altro giorno si svolti i funerali del 41°militare italiano morto in missione in Afghanistan, e nello stesso giorno il Senato ha approvato il decreto sul rifinanziamento della missione.militare italiano afghanistan3 Tra gli italiani è ancora vivo il dibattito su questa missione, e sono in molti a chiedere il ritiro del contingente italiano. Sono in molti a chiedersi se restare lì abbia ancora un senso, a interrogarsi su una una guerra che sta durando troppo. Invece si deve restare in Afghanistan. Perchè? "Lo sviluppo batterà i talebani, ecco perchè restiamo a Kabul". Queste le parole del Ministro per lo Sviluppo Economico Paolo Romani durante un'intervista a un quotidiano. In effetti in Afghanistan attualmente ci sono numerosi progetti in corso di realizzazione, non ultimo l'illuminazione dello stadio di Herat, che vede coinvolte nel progetto 2 grandi aziende italiane:Enel e Terna.  L'aeroporto di Herat deve essere ancora ampliato, acqua, luce, e scuole devono essere portati nei villaggi più remoti.  Tante scuole in effetti sono state ristrutturate o riaperte grazie al contingente militare italiano. C'è poi un'opera faraonica da portare assolutamente a termine:la costruzione di un'enorme gasdotto, per la realizzazione del quale è stato firmato un accordo tra Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan e India. Il progetto del gasdotto è uno dei progetti più importanti del governo afgano. Gasdotto che passerà anche nella zona di Bala Murghab:una delle zone più a rischio dell'Afghanistan, dove molti militari italiani hanno perso la vita. Oltre al gasdotto, sempre in questa zona verrà costruita anche una ferrovia che collegherà il Turkmenistan con Herat. Anche per questo motivo  i parà della  Folgore sono stati impegnati in operazioni allo scopo di allargare sempre di più la "bolla di sicurezza". Il Ministro Romani sostiene che "Senza strade,binari, collegamenti aerei è difficile che possa esserci lo sviluppo". Sono molte le aziende coinvolte nel progetto di costruzione di infrastrutture in Afghanistan:ENI,TERNA,ENEL,TREVI, oltra a società che si occupano della lavorazione del marmo, della refrigerazione, e società agroalimentari. D'altronde il Ministro Romani alcuni mesi fa aveva fatto un tour di esplorazione del paese,"L'Afghanistan è una specie di gigantesca miniera non ancora sfruttata. Stiamo parlando di risorse energetiche come petrolio o gas, ma pure oro, ferro, rame e litio. L'ovest sotto nostro controllo è un terreno vergine dove ci sarebbero molte risorse da verificare e da esplorare. I nostri soldati sono in prima linea e combattono un nemico, ma nell'Afghanistan occidentale anche grazie allo sviluppo stiamo già conquistando i cuori e le menti degli afgani". Sarà. Forse non tutte le menti e i cuori sono stati conquistati però. In questo difficile periodo di transizione gli attentati kamikaze degli"insurgents"sono incrementati notevolmente. "Aumenta la consapevolezza che è una guerra non fine a sè stessa, ma per raggiungere l'obiettivo della pace". E la costruzione della pace a quanto pare passa anche attraverso le tubature di un enorme  gasdotto che attraverserà Bala Murghab. "Dobbiamo tenere duro perchè laggiù difendiamo anche la nostra libertà e sicurezza colpendo il terrorismo dove è nato". E la guerra dovrà andare avanti per altri 3 anni perchè:"Su 29 milioni di afgani i talebani sono qualche decina di migliaia e quelli di Al-Quaeda pochissimi. E' un conflitto asimmetrico, che vinceremo quando garantiremo ad ogni villaggio la sicurezza nello sviluppo. con luce, acqua, scuole e governabilità". Il Ministro è ottimista. D'altronde i talebani sono davvero pochi, e non importa se hanno disseminato la maggior parte delle polverose strade dell'Afghanistan di micidiali"IED". Dobbiamo tenere duro.

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27 luglio 2011 3 27 /07 /luglio /2011 20:28

Le mani della madre del Caporal maggiore David Tobini appoggiate sulla bara per l'ultimo saluto: è l'immagine che resterà impressa per sempre di questi ennesimi funerali di stato per un militare morto in missione in Afghanistan.funerali parà caporal maggiore david tobiniHa smesso di piovere, il cielo è grigio quando il feretro avvlto nel tricolore arriva nella Basilica di S. Maria degli Angeli. Durante tutta la cerimonia la madre terrà stretto sul cuore il ritratto del figlio, impietrita dal dolore e consolata dal fratello minore di David. Nella basilica presenti le maggiori autorità politiche, e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E poi i commilitoni di David:quanti visi tesi, occhi lucidi ma nessuna lacrima perchè i militari non piangono mai. E la madre di David pare anche lei un militare tanta è la compostezza del suo dolore.  Ha voluto esserci ad ogni costo, nonostante fosse ferito, anche il Caporal maggiore Francesco Arena, che lunedì era con David quando sono finiti sotto il fuoco degli "insurgents". Non ha potuto essere presente invece il Caporale maggiore scelto Simone d'Orazio ricoverato in Germania all'ospedale di Ramstein. "Caro David a nome della nostra Patria noi ti diciamo grazie per avere reso tutti più capaci di sperare e collaborare alla realizzazione di una sola famiglia comune. I nostri soldati-custodi della vita-presenti nei teatri operativi con serietà, e determinazione non sono aiutati nè dalle nostre sensibilità altenanti, nè da interessi di parte, nè da comportamenti intenti solo a mercanteggiare. David è vittima della violenza e del terrore, caduto per portare la pace".  Con queste parole l'ordinario militare Monsignor Vincenzo Pelvi ha voluto ricordare David Tobini. Poi  la bara portata a spalla dai commilitoni del Caporal maggiore, è stata  portata fuori dalla chiesa,fuori ad accoglierla un lungo applauso di tanta gente comune venuta a dare l'ultimo saluto. Le note del silenzio hanno risuonato a lungo, la commozione è stata grande. E poi le mani della madre, appoggiate su quella bara avvolta nel tricolore. E nessuna lacrima. Perchè i militari non piangono mai.  

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27 luglio 2011 3 27 /07 /luglio /2011 15:44

folgore-afghanistan.jpgA descrivere la vita dei parà in missione in Afghanistan,questa volta, è la moglie di uno di loro, Elisa Milan, moglie del Maresciallo Capo Vincenzo di Canio, in una lettera inviata ad un quotidiano. "Afghanistan è sinonimo di guerra, terrorismo, povertà, ignoranza, sfruttamento. Lo scenario che ci suscita questa parola è uno dei più funesti e insidiosi che ci siano. Eppure i militari della Folgore sono lì giorno dopo giorno a combattere per il loro Paese. Quando si parla di Afghanistan coniugato ai militari, purtroppo, se ne parla quando il peggio è già successo, quando qualcuno si è sacrificato per un ideale, il suo ideale. Lo stesso che ci ha portato ad essere cittadini di uno Stato democratico libero. Quello che ci porta ad alzarci ogni mattina e affrontare la giornata senza porci il problema che ci sia qualcuno che, per ragioni a noi del tutto incomprensibili, possa far sì che quello sia il nostro ultimo giorno. Da lontano loro ci proteggono. Vivono in condizioni durissime. Hanno rinunciato praticamente a tutto. C’è chi si trova in posti talmente lontani e disagiati che è costretto a razionare l’acqua da bere, chi è costretto a lavarsi con pochissima acqua, chi non si ricorda nemmeno da quanto non fa una doccia. Chi per giorni e giorni mangia solo le razioni kappa, se è fortunato. Chi riesce a telefonare a casa e dire « Ciao sono io, sto bene» solo una volta al mese. Chi per sette lunghi mesi, notte dopo notte, se è fortunato dorme in una brandina da campeggio. Chi ha imparato a mettere gli stivaletti all’ingiù quando va a letto così è sicuro che scorpioni, ragni o altri animali del deserto durante la notte non si infilino nelle calzature. Le fatiche psico-fisiche a cui sono sottoposti sono durissime. Ma loro ogni mattina si alzano e affrontano pericoli enormi, lavorando anche diciotto ore consecutive, con la massima professionalità. Ogni giorno, anche se le notizie non arrivano al nostro mondo, sventano attentati più o meno grandi. Ogni giorno sono attaccati dalle forze ribelli. Ogni giorno ci sono mortai pronti a tirare su di loro. E ogni giorno, passo dopo passo, annientano questa disumana situazione di barbarie terroristiche.La loro è prima di tutto una scelta di vita, e in secondo luogo il loro lavoro: per quanto sia dura, non si lamentano mai. E nemmeno hanno il diritto di farlo, perché nessuno li ha obbligati. Hanno fatto una scelta. Ma noi invece, che dormiamo sonni tranquilli grazie a loro, abbiamo il dovere di ricordarli? Abbiamo il dovere di guardare i nostri figli e pensare che per uno sguardo sereno a un nostro caro c’è qualcuno che molto lontano, nel silenzio, lavora per garantirci la serenità? Quel qualcuno insieme alla sua famiglia si sta sacrificando per l’Italia. Per un tricolore tanto criticato ma che regna sovrano nei loro cuori. Alla domanda: ma ne vale la pena? Loro sicuramente dicono di sì... e noi siamo all’altezza di questi uomini che nemmeno conosciamo e che hanno messo a rischio la loro vita, il bene più prezioso, per la nostra? Molti anni fa la Divisione Paracadutisti Folgore ricevette la medaglia d’oro al valore militare dopo la battaglia di El Alamein, e Churchill disse «Dobbiamo davvero inchinarci davanti ai resti di quelli che furono i leoni della Folgore». Oggi in scenari totalmente diversi i ragazzi della Folgore portano nell’animo lo stesso spirito di sacrificio e devozione. Non chiedono nulla in cambio. Non un grazie. Perché lo fanno? Semplicemente perchè «sono fatti così»." Una lettera questa, della signora Elisa Milan che non ha bisogno di nessun commento.



 

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26 luglio 2011 2 26 /07 /luglio /2011 18:18

 La rivoluzione per cambiare le cose a mandare a casa i politici della Casta è già in atto ma in pochi se ne sono accorti.presidio-a-montecitorio-scioero-della-fame2--25-luglio-2011.jpg Nessun tg ne hai mai parlato, se non qualche radio che ha dato la notizia. Loro sono un gruppo di cittadini italiani di ogni estrazione sociale, che si identificano esclusivamente nel tricolore italiano e nei valori da esso rappresentati. Il loro leader è Gaetano. Dal 4 giugno 2011 sono in presidio permanente in Piazza Montecitorio, in sciopero della fame. I loro nomi:Gaetano Ferrari di Venezia, Raffaele de Luca, Bevere Monza, Giuseppe Picone di Trapani. Alle persone che incuriosite si avvicinano alla loro postazione, spiagano i motivi della loro protesta.Una protesta fondata sull'Articolo 50 della Costituzione Italiana:"Tutti i cittadini italiani possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità". Le petizioni del gruppo dei ribelli in presidio permanente a Piazza Montecitorio sono 4:riduzione dei costi della politica, ovvero  riduzione degli stipendi dei parlamentari, riduzione del numero di parlamentari ed amministratori pubblici del 50%, eliminazione di alcuni privilegi:come le auto blu, pensioni cumulative, eliminazione del vitalizio, delle pensioni d'oro ad ex parlamentari ed ex amministratori pubblici, dimissioni delle Camere, nuove  elezioni e via dicendo. Il luogo scelto per la loro protesta sottoforma di sciopero della fame, è il luogo simbolo per eccellenza della politica, Piazza Montecitorio:"Perchè è qui che ogni giorno i parlamentari legiferano per il nostro futuro decidono quante e quali tasse dobbiamo pagare, dei nostri sogni e della nostra qualità di vita. A tutto questo ora dobbiamo dire basta!" Così si legge sulla loro pagina Facebook"Presidio ad oltranza in Piazza Montecitorio".Una pagina che in pochi giorni ha raggiunto 7.600 fans che li seguono nella loro protesta. Una protesta nata sul popolare social network e ora scesa nella piazza reale. Molte le attestazioni di stima e di affetto degli italiani che li incoraggiano a non mollare:"Grandissimi non mollate mai!"oppure" Grazie per quello che state facendo" si legge su Facebook. Mentre a Piazza Montecitorio sono in molti ad avvicinarsi a Gaetano e al gruppo di ribelli, anche per portare succhi di frutta o acqua. Dopo 54 giorni di presidio permanente e sciopero della fame la fatica e il malessere iniziano a farsi a sentire.  Ma loro non mollano. Sono gli eroi di questa Italia che ha deciso di dire basta. Non sono soli. Idealmente accanto loro ci sono  il precario Leonida Maria Tucci licenziato e rovinato dalla Casta e la moglie, il Maresciallo dell'A.M. che ha scritto la lettera di protesta in cui si dimette da Italiano e da soldato, i militari ribelli dell'Operazione Strade Sicure a Milano, i pastori sardi che oggi a Cagliari hanno dato battaglia per rivendicare i loro diritti, i tanti italiani esaperati da questa situazione. Dall'altra parte invece c'è il preoccupante silenzio assordante dei media. 

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25 luglio 2011 1 25 /07 /luglio /2011 14:05

Scaporal maggiore davide tobini 183 reggimento nembo uccisoi chiamava David Tobini, giusto due giorni fa  aveva compiuto 28 anni, era di Roma, in forza al 183°Reggimento Paracadutisti Nembo: è il 41° caduto in Afghanistan. Feriti altri 2 militari:Silvio D'Orazio, 29 anni che è in gravi condizioni, mentre non è in pericolo di vita Francesco Arena di Vibo Valentia,32 anni. Secondo una prima ricostruzione dell'accaduto, il Caporal Maggiore Tobini con altri militari era mpegnato in una operazione di rastrellamento congiunta con le forze afgane, in un villaggio nella zona a nord ovest di Bala Murghab. Erano alla ricerca di esplosivi. All'uscita del villaggio sono stati attaccati da un gruppo di"insurgents".C'è stato uno scontro a fuoco, nel quale il Caporal Maggiore è stato colpito a morte. Feriti altri 2 militari, uno dei quali è grave. Divampano ancora una volta le polemiche sul senso della missione italiana in Afghanistan. Domani in Senato è previsto il voto di rifinanziamento per le missioni all'estero."Non è il momento dei lutti  quello in cui discutere delle ragioni della nostra permanenza in Afghanistan."Queste le parole del Ministro della Difesa La Russa durante la conferenza stampa indetta dopo la notizia di quanto accaduto in Afghanistan. "E' una tragedia enorme, solo se la si vive sulla propria pelle si può capire cosa significa."Così ha affermato una zia del militare, ricordando iil nipote e la madre sempre molto preoccupata per il figlio in missione. Avrebbe tanto voluto che non partisse, ma niente e nessuno hanno potuto fermare il Caporal maggior Tobini e la passione per il suo lavoro.  

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24 luglio 2011 7 24 /07 /luglio /2011 21:43

La Brigata Sassaribrigata-sassari-in-partenza-per-l-Afghanistan.jpg si prepara a partire in Afghanistan. Fra poche settimane infatti partirà in missione con il compito di assumere il Comando della Missione ISAF a Herat. Alcuni giorni fa i militari della Brigata di stanza a Sassari(Comando Regione Brigata e 152°Reggimento Fanteria)e a Macomer(5/°Reggimento Genio Guastatori) hanno ricevuto la visita di una delegazione di parlamentari del Partito Democratico, composta dal Senatore Mauro del Vecchio e dalla Deputata Amalia Schirru. Domani la delegazione farà visita ai reparti della Brigata che hanno sede a Cagliari(151° Reggimento Fanteria) e a Teulada(3°/ Reggimento Bersaglieri). La Brigata Sassari torna in Afghanistan dove era già stata impegnata tempo fa, e per 6 mesi avrà la responsabilità della della Regione Ovest con Comando a Herat. "I soldati della Sassari hanno già dimostrato tutta la loro professionalità e la loro tenacia quando snono stati impiegati nella complessa missione di quel paese. Sono certo che anche in questa circostanza l'impiego dei militari sarà pienamente apprezzato dalla comunità internazionale e dalla popolazione afgana che li vedrà di nuovo operare con spirito di solidarietà e grande equilibrio". Ha affermato il Senatore Del Vecchio, che è stato Comandante dell'operazione internazionale in Afghanistan. La deputata Schirru ha invece affermato che:"Tutta la gente sarda e la compagine militare nazionale, siano orgogliosi di essere rappresentati in quel difficile teatro operativo da soldati di grande capacità come sono quelli della Sassari". I parlamentari del Pd hanno espresso il loro più profondo apprezzamento per le capacità e lo spirito di appartenenza sempre evidenziati dai militari della Sardegna, e un ringraziamento per l'impegnativa missione che tra un paio di settimane  vedrà impegnata la Brigata Sassari. 

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24 luglio 2011 7 24 /07 /luglio /2011 15:54

La lettera anonima, postata su un blog, è quella di un Maresciallo dell'Aeronautica Militare che dopo tanti anni di servizio ha deciso di dare le sue dimissioni da italiano e da soldato. Il perchè viene spiegato dallo stesso Maresciallo, in una lettera nella quale esprime tutta la sua amarezza e la sua delusione. Una lettera questa, che forse esprime un malcontento serpeggiante anche tra le forze armate. Un malcontento per la situazione nella quale si trova l'Italia che dopo i civili e le loro manifestazioni e proteste contro la Casta, ora  tocca da vicino anche i militari. Dopo il caso dei "militari ribelli"dell'Operazione Strade Sicure a Milano, ora questa lettera che non mancherà di suscitare polemiche e discussioni.lettera-di-un-maresciallo-del-A.M-che-si-dimette-copia-1.jpg  

"Ebbene si cari colleghi. Ho deciso di fuggire. Fuggire per salvarmi… fuggire per continuare a vivere. Ho servito il mio Stato per 28 anni in maniera decorosa. Ho servito il mio Stato in Bosnia, in Kosovo, in Albania e ovunque mi chiedevano di andare. Ho addestrato i più giovani, cercando di insegnare il rispetto delle regole, l’onore, lo spirito di corpo e l’amore per quei tre colori che ogni giorno all’alzabandiera mi regalano un brivido. Ma oggi quel brivido l’ho sentito solo io. Ed è un brivido di disgusto, di delusione.Alcuni miei colleghi per servire lo Stato hanno lasciato la famiglia e sono tornati a casa in una cassa di legno, eseguendo ordini di gente che guadagna in un mese quello che noi militari guadagniamo in un anno. E per tutta risposta, neanche la soddisfazione della promozione di un grado.Non sono mai stato punito. Non ho mai rifiutato un ordine. Ma combattere in teatro operativo è facile… lì sai chi è il nemico…. ma combattere anche tutti i giorni a casa, dove il nemico sembra essere il tuo ministro, è troppo.Dopo tanti anni, questa uniforme mi pesa. Troppe mattine inizio il lavoro chiedendomi “perchè?” Ho subito in silenzio 4 trasferimenti d’autorità, ho subito in silenzio una promozione mai arrivata, ho detto sempre “signorsì comandi”, come mi è stato insegnato e sempre in silenzio ho sempre accettato di essere comandato da gente talvolta incapace proiettata solo alla sua carriera. Ho fatto la guardia all’immondizia di Napoli, ho fatto la guardia a poveri disperati dei centri di accoglienza. Sono stato in missione dormendo nelle bettole per fare risparmiare l’amministrazione. Ho addirittura pagato il carburante del mezzo militare per rientrare al reparto da una missione. Ed ora, alla soglia dei miei 46 anni di età e 28 anni di servizio, per ringraziarmi, mi bloccano lo stipendio per anni ancora, mi prendono per il culo con una F.E.S.I. ridicola, mi dicono che devo fare straordinari ma i soldi non ci sono, mi dicono che se mi ammalo non mi pagano, e tutto per fare ancora sacrifici per il mio paese. Non voglio vomitare insulti sulla classe politica perchè sarebbe come sparare sulla Croce Rossa ma posso dire basta. Non vale più la pena servire questo Stato. Mi dimetto. Mi dimetto da Italiano, da soldato, e vi saluto".  

 

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23 luglio 2011 6 23 /07 /luglio /2011 16:32

E'stato arrestato il terrorista responsabile della strage di Oslo di eri. Si tratta di Anders Behering,31 anni. Nei suoi profili di Facebook e Twitter si definisce:vicino all'estrema destra, cristiano fondamentalista, amante della musica classica e dei viedogiochi di guerra come "Modern Warfare2". Tra i ifilm preferiti Il Gladiatore",e "300".anders-behring-terrorista--attenatato-oslo-copia-1.jpg Sul suo profilo su Twitter spicca una citazione:"Una persona con una fede ha la forza di 100.000". Un attentato il suo, pianificato nei minimi dettagli in una fattoria che aveva affittato un mese fa nella regione di Heidmark, a circa 150 km da Oslo, e dove sono stati ritrovati grandi quantitativi di ammonio per la fabbricazione di esplosivo. Intanto il bilancio dell'attentato a Oslo che è stato definito da alcuni l'11 settembre norvegese, è salito a 91 morti. Il terorista che indossava un uniforme della polizia ha fatto radunare un gruppo di simpatizzanti del partito laburista per poi fare contro di loro all'impazzata. Contemporaneamente una bomba ha colpito la sede del famoso tabloid norvegese NV, che si trova nel cuore accanto ad altri edifici sedi del Primo Ministro e altri uffici di importanti funzionari politici.La polizia ha affermato che:"Abbiamo elementi per credere che sia lui l'unico responsabile della strage". Il terrorista aveva con sè una pistola, un fucile da caccia, e un fucile automatico.Sono state trovate anche dellebombe inesplose.Internet e i social network hanno avuto un ruolo fondamentale per individuare le zone esatte per nell'invio dei primi soccorsi e per la circolazione delle notizie su quanto stava accadendo. Un attentato che è stato vissuto in diretta dai norvegesi e da tutto il mondo. E'la prima volta che la Norvegia, nazione notoriamente"tranquilla" diventa obiettivo di un attentato così efferato.

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22 luglio 2011 5 22 /07 /luglio /2011 17:36

Questa storia inizia con un misterioso arsenale di armi tra i quali razzi katiuscia, kalashnikov, munzioni e 400 missile custodito nei sotterranei dell'ex base NATO di La maddalena in Sardegna.ribelli libici2 Le armi erano destinate alla guerra di Balcani nel 1994. La nave sulla quale si trovavano le armi viene fermata nel canale di Otranto, le armi che avrebbero dovuto essere distrutte vengono sequestrate. Due mesi le armi che erano nascoste in un bunker della base della Maddalena vengono consegnate dalla Marina Militare all'Esercito. Vengono imbarcate su traghetti utilizzati per il trasporto di civili per poi sbarcare a Civitavecchia e sparire nel nulla. La magistratuta di Tempio vuole vederci chiaro e apre un'indagine ma non può fare nulla contro il segreto di Stato. E' grazie allo scoop di "The Globalist" che si scopre che le armi(come si sospettava) sono finite in mano ai ribelli libici. Ma perchè?A fine febbraio la posizionde del governo Berlusconi di continuare il suo appoggio a Gheddafi diventa sempre più insostenibile.Il Ministro Frattini ed il Sotosegretario Gianni Letta organizzano un'operazione congiunta con l'Ambasciatore libico a Roma, Abdulhafed Gaddur, che nel frattempo aveva affermato di avere abbandonato il dittatore libico per schierarsi con gli i ribelli. Gaddur si è fatto garante di un accordo con Mustafa Abdel Jalil, ex Ministro della Giustizia di Ghedafi, diventato poi presidente del Consiglio di transizione libico. Per Berlusconi il prezzo da pagare per dimostare di avere campo sarà il dover fornire aiuti agli insorti, e tra gli aiuti ci sono anche le armi. Grazie allo scoop di "The Gobalist"viene svelato il giallo della sparizione delle armi, sul quale era calato il Segreto di Stato. Di questa storia, l'aspetto più inquietante è senza dubbio l'utilizzo di traghetti adibiti al trasporto di civili per spostare il carico di armi all'insaputa degli ignari passeggeri.

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Published by Alessandra C. - in Libia
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22 luglio 2011 5 22 /07 /luglio /2011 16:30

Lo stadio è da sempre luogo di aggregazione e di coesione sociale soprattutto per i giovaniherat-il-prt-ha-ristrutturato-la-stadio-23-luglio-2011.jpg. Non solo in Italia ma anche in Afghanistan. Lo stadio in passato è stato utlizzato dai talebani come luogo dove far avvenire le esecuzioni pubbliche. Era negli stadi, infatti  davanti ad una folla di migliaia di persone, che venivano lapidate le donne accusate di adulterio, che ai ladri venivano amputate le braccia, e dove per i reati minori si ricorreva alla fustigazione. In nome di una cultura, quella dei talebani, che bandisce ogni forma di divertimento dalla vita dell'individuo. Quindi niente partite allo stadio, niente teatro, tv o cinema, vietata la musica come del resto anche ridere in pubblico. Lo stadio di Herat è stato ristrutturato anche grazie all'aiuto del PRT(Provincial Reconstruction Team). La sua ristrutturazione ha segnato il ritorno alla vita normale di un popolo devastato dal regime talebano. Certo gli attacchi degli"insurgents"sono all'ordine del giorno specialmente adesso che è iniziato il processo di transizione, ma se la popolazione può ritornare ad appropriarsi del proprio stadio, questo è un segnale positivo. Si potrà andare andare allo stadio anche di notte. Il Governatore di Herat infatti, ha chiesto al Ministro Romani, la posibilità di aprire lo stadio anche durante la sera. Così Enel e Terna faranno arrivare alle autorità locali le strutture, in modo da garantire l'illuminazione dello stadio. I materiali saranno trasportati da Pisa a Herat con imezzi dell'Aeronautica Militare Italiana. Lo stadio verrà illuminato da un impianto composto da 7 pali alti 22 metri e da 96 proiettori ad alta efficenza.La luce che illumina lo stadio di notte rappresenta simbolicamente l'uscita dalle tenebre del regime talebano, una luce di speranza in un futuro migliore per il popolo afgano. 

con i mezzi dell'Aeronautica Militare Italiana. Lo stadio verrà illuminato da un impianto composto da 7 pali alti 22 metri e da 96 proiettori ad alta efficenza.La luce che illumina lo stadio di notte rappresenta simbolicamente l'uscita dalle tenebre del regime talebano, una luce di speranza in un futuro migliore per il popolo afgano. 

 

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