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24 maggio 2011 2 24 /05 /maggio /2011 17:41

L'Operazione "Spring Break", cominciata alcuni giorni fa in Afghanistan con un massiccio dispiegamento di forze è stata portata a termine. Si è trattato di un'operazione molto rischiosa, un'operazione   congiunta alla quale hanno preso parte oltre 600 uomini fra Forze di Sicurezza Afgane, millitari USA e parà della Folgore, coadiuvati da alcune unità delle Forze Speciali e con il supporto di oltre 20 elicotteri italiani e americani. L'obiettivo dell'operazione è stato raggiunto: ovvero estendere la zona di sicurezza nella zona di Bala Murghab di circa il 50% verso la parte Nord, in direzione del Turkumenistan. In quattro giorni più di 600 mezzi militari e quasi 200 uomini, hanno percorso 270 km, spostandosi su un territorio particolarmente difficile e insidioso,si sono schierati partendo da Herat, sulla base avanzata "Columbus". In pochi giorni il contingente ISAF con la cooperazione delle forze di sicurezza afgane,operazione-spring-break-maggio-2011-afghanistan.jpg con una manovra articolata ha raggiunto e superato il vilaggio di Mirangai che si trova a Nord di Bala Murghab, riuscendo ad espandere la zona posta sotto controllo delle coalizioni. L'operazione "Spring Break" è stata preparata nei minimi dettagli:nelle settimane precedenti c'è stata un'intensa attività di preparazione per contrastare gli attacchi e la leadership degli "insurgents". Un'operazione molto importante, come dimostrato anche dal fatto che lo stesso Comandante dell'ISAF, il Generale Petraeus, è andato in quella zona con il Generale di Brigata Carmine Masiello, Comandante della Regione Ovest, proprio per avere sottocontrollo l'intero svolgimento della manovra.

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23 maggio 2011 1 23 /05 /maggio /2011 19:05

foto-alpino-roberto-garro-morte-misteriosa-2.jpgQuesta è la storia di 2 genitori Angelo ed Anna Garro, che nel 1998 hanno perso loro figlio. La storia di due genitori che non si arrendono e vogliono sapere la verità sulla morte di loro figlio. Si chiamava Roberto ed aveva 19 anni,un ragazzo pieno di entusiasmo, campione regionale lombardo di pugilato, prestava servizio di leva obbligatoria nel Reggimento degli Alpini, presso la Caserma "Manlio Ferruglio" a Venzone in Friuli . Come riportato nel loro sito www.alpinorobertogarro.it, questa brutta storia inizia con una telefonata, il 9 giugno 1998 nel cuore della notte:"E' successa una disgrazia. Vostro figlio è morto ieri sera in caserma, insieme ad altri tre commilitoni. Vi aspettiamo in caserma per il riconoscimento". Riconoscimento che però viene impedito. Una morte quella dell'Alpino Roberto Garro, avvenuta in circostanze misteriose. Ma veniamo ai fatti. La notte del 9 giugno 1998, l'Alpino Roberto Garro, poco prima di morire in quello che secondo la versione ufficiale è un incidente stradale, parla al cellulare con i genitori. Sono le 22.30 circa. Quella sera Roberto, con altri suoi commilitoni possono rientrare in caserma alle 00.30 in tutta tranquillità. Invece stanno rientrando prima dell'orario previsto. La madre gli chiede il perchè di quel rientro in caserma così anticipato e Roberto le dice:"Dopo ti spiego". Ma Roberto quella spiegazione non la potrà dare mai. Lui e i suoi commilitoni muoiono su un auto che esplode letteralmente in mille pezzi e non resta quasi nulla se non quallche rottame, come si può vedere anche nellle foto pubblicate sul sito sopracitato. La versione ufficiale è quella dell'incidente stradale. Uno scontro frontale dovuto allo sbandamento dell'auto contro un autoarticolato austriaco, guidato da un giovane bosniaco di 24 anni, Mirsad Cekic. L'incidente avviene  sulla S.S 13 Pontebbana. Siamo nel periodo della guerra dei Balcani. La caserma dove presta servizio Roberto Garro si trova in una zona isolata, con strade insicure e molto trafficate da camion che vanno e vengono dal valico di confine di Tarvisio, dall'Austria, i Balcani, ed il medioriente. Secondo quanto riportato dall'Associated Press in quel periodo"La polizia internazionale  indaga su un presunto traffico internazionale di esseri umani, droga e armi". La caserma "Manlio Ferruglio" dove presta servizio l'Alpino Roberto Garro, si trova sulla statale Pontebbana a 36 km da Venzone, vicino ad Udine, dove nel 1999 fu scoperta una centrale di traffico di organi umani. Tanti sono i fatti strani avvenuti subito dopo il supposto "incidente stradale". Tutti i frammenti dell'auto sparsi sul terreno vengono fatti sparire, scompaiono nel nulla tutti i testimoni dell'incidente dalla truppa  fino alle cariche più alte chiedono il congedo, il trasferimento, il pensionamento anticipato. Perchè? L'autista bosniaco testimone chiave della vicenda, sparisce pure lui nel nulla senza essere nemmeno sottoposto al test alcolemico per verificare se fosse in stato di ebbrezza o meno. Perchè? L'autoarticolato viene dissequestrato dopo soli nove giorni, rispedito in Austria senza essere sottoposto ad alcuna perizia. Perchè? Sempre secondo quanto riportato nel loro sito, i genitori dell'Alpino Roberto Garro affermano che c'è molta fretta di chiudere le salme degli Alpini deceduti nelle bare. Perchè tutta questa fretta? Ai genitori inoltre viene impedito il riconoscimento della salma del figlio. I funerali avvengono nella massima segretezza in caserma, non tutti i familiari delle vittime possono prendervi parte, perchè non vengono avvertiti. Un video girato durante il funerale, documenta le parole pronunciate durante il rito religioso:un invito "dimenticare la morte di quattro giovani sfortunati". Perchè bisogna dimenticare? L'impresa funebre alla quale viene affidato il trasporto delle salme, sempre secondo quando riferito dal sito www.alpinorobertogarro.it ,è l'"Amadeus", gestita da una banda di rumeni ed albanesi, il cui titolare Giuseppe Calabrese viene arrestato il 9 giugno 2010. Perchè? Solo dopo 3 anni di proteste, manifestazioni a Milano, denunce alla Magistratura, e al Capo dello Stato, una raccolta di 17 mila firme e via dicendo, i genitori di Roberto ottengono la riesumazione della salma del figlio per poter effettuare il riconoscimento. Il corpo del figlio è integro, è stato chiuso nella bara senza essere ricomposto,è senza vestiti, sporco, con l'uniforme appoggiata sul petto. Perchè? C'è anche la relazione del medico dell'Istituto di Medicina Legale di Milano e della Magistratura milanese e delle foto. Ma la relazione sparisce nel nulla. Perchè?  Una delle tante ipotesi sulla morte dell'Alpino Roberto Garro è quello dell'esplosione dell'auto  sulla quale viaggiava, a causa di un ordigno esplosivo. Forse, secondo i genitori di Roberto, il figlio e i suoi commilitoni"stavano eseguendo uno di quei favori-ordini fuori ordinanza ai quali non ci si può sottrarre, e stavano trasportando per conto di qualcuno, un pacco, una borsa, o un involucro contenente del materiale esplosivo". Forse i 4 militari non erano nemmeno a conoscenza di quello che stavano trasportando. L'ipotesi dell'esplosivo spiegherebbe anche la totale disntegrazione dell'auto, come si può vedere nelle foto sul sito. Tredici anni sono passati dalla morte dell'Alpino Roberto Garro e dei suo commilitoni. Tredici anni di misteri e di tanti perchè. Perchè e come è morto l'Alpino Roberto Garro? I genitori non si arrendono, hanno fondato un Comitato il CO.GE.MIL(Comitato dei Genitori di Militari Caduti in Tempo di Pace), e continuano a combattere la loro battaglia per la ricerca della verità. I tanti perchè di questa terribile storia devono avere una risposta. Se ancora esiste una giustizia in questo paese chiamato Italia. 

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19 maggio 2011 4 19 /05 /maggio /2011 20:38

talebano-con-fucile-afghanistan-attentato-2.jpgPiù di 100 "insurgents"dall'alto di una collina hanno fatto fuoco con mitragliatrici pesanti, Rpg, e fucili d'assalto contro l'edificio di un'impresa di costruzioni, uccidendo 35 persone, tra lavoratori edili e guardie. Secondo quanto riferito da Noorullah Bidar proprietario della compagnia di costruzioni in cui è avvenuto l'assalto, la Galaxy Star, gli uomini che hano aperto il fuoco erano talebani, anche se fino ad ora non ci sono state delle rivendicazioni ufficiali dell'attentato. Presso l'impianto di costruzioni c'erano circa 85 persone, tra le quali 65 erano delle guardie che erano state reclutate nei villaggi vicini. Il direttore dell'impresa di costruzioni ha dichiarato che lo scontro a fuoco è durato circa 2 ore, e che i talebani hanno sparato dall'alto di una collina che sovrasta la zona. Il bilancio è quello di una vera e propria strage oltre i 35 morti, ci sono 24 feriti, molti mezzi di costruzione sono andati distrutti.

Intanto è di questo pomeriggio la notizia di una forte esplosione avvenuta nel centro di Kandahar, città a sud dell'Afghanistan. L'esplosione è avvenuta davanti ad una filiale della Kabul Bank della città. Per il momento non si hanno notizie di vittime.

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19 maggio 2011 4 19 /05 /maggio /2011 18:12

Quindici soldatesse dell'ISAF di Italia, Usa, e Lituania,soldatessa-2.jpg hanno partecipato ad uno stage che ha come obiettivo quello di favorire l'integrazione con la reatà femminile afgana. Durante lo stage, le soldatesse hanno frequentato lezioni le cui materie principali sono state: principi base della comunicazione culturale locale e anche lezioni di lingua come il Dari e il Pashto. Il Comandante del contingente italiano il Generale di Brigata Carmine Masiello, durante la consegna degli attestati, ha evidenziato quanto sia importante il ruolo che ha la popolazione nell'ambito della Missione ISAF, e soprattutto quanto sia importante sapere ascoltare e capire la componente femminile dell'Afghanistan che è il 48% della popolazione. La Dottoressa Suraja Pakzad, Presidentessa del'organizzazione non governativa  afgana"Voice of Women", ha dato il suo contributo alle lezioni dello stage, dando un quadro della realtà femminile locale, ed elogiando le finalità del corso e promuovendo l'educazione degli uomini nel rispettare le donne nella società moderna. L'Afghanistan infatti è un paese dove essere donna non è affatto facile, basti pensare al fatto che le donne incontrano difficoltà anche nella pratica di uno sport, attività questa da sempre considerata come esclusivamente maschile.

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18 maggio 2011 3 18 /05 /maggio /2011 18:36

Ormai dai due mesi la Libia è sottoposta ai raid aerei della NATO, che però non sono riusciti ad annientare del tutto i deboli sistemi di difesa del dittatore libico. Secondo quanto riferito da fonti militari farncesi, le difese aree libiche sarebbe state distrutte all'80%. Ma la NATO non è riuscita nell'intento di spingere gli insorti verso Tripoli, nè tantomeno ad uccidere il dittatore libico.eurofighter La guerra pare essere entrata irrimediabilmente in fase di stallo, così la NATO oltre ai raid aerei si serve delle guerra psicologica.  Ma cos'è la guerra psicologica? L'opera di propaganda e di disiformazione, in modo da influenzare l'opinione pubblica libica   per eliminare ogni forma di consenso verso il regime. L'arma principale della guerra psicologica è rappresentata dai volantini. Volantini che vengono lanciati con l'obiettivo di far allontanare i civili e l'esercito di Gheddafi dai centri di comando.  Lunedì, durante una conferenza stampa presso la Base di Bagnoli, il portavoce militare per l'operazione NATO, il Tenente Colonnello Mike Bracken, ha affermato che:" Abbiamo già lanciato 140 mila volantini ed utilizzato sistemi radio aerotrasportati per avvertire i civili di allontanarsi dai centri di comando e controllo e dai mezzi militari di Gheddafi. Si tratta di convincere le forze pro-Gheddafi ad abbandonare qualunque attrezzatura militare, inclusi i velivoli, le imbarcazioni, i veicoli e le installazioni e di tornarsene a casa". Dal canto suo, la portavoce dela NATO Oana Lungucescu, ha affermato che"le informazioni in nostro possesso ci confermano che ci sono defezioni tra le truppe di Gheddafi, anche se non abbiamo un riscontro diretto". La NATO trasmette anche dei messaggi sulle frequenze della radio dell'esercito libico, utilizzando anche degli speciali velivoli come l' EC 130 Commando Solo, una versione del cargo Hercules, che è una stazione radio televisiva volante nel vero senso della parola. Durante il volo riesce ad inserirsi con le sue trasmissioni sui canali che vengono usati dal paese nemico. In queste trasmissioni la NATO chiede alle truppe fedeli a Gheddafi di arrendersi e afferma che mercenari stranieri violentano le donne libiche. Alcuni di questi messaggi affermano che:"Nessuno ha il diritto di rendere la vita del suo stesso popolo un inferno in terra". Questo messaggio è stato trasmesso su una radio militare del regime passata in mano agli insorti. Oppure altri messaggi affermano che:"Smettetela di combattere contro la vostra gente". I messaggi vengono trasmessi sia in inglese che in arabo. Anche l'Italia partecipa alle operazioni di volantinaggio: su Tripoli sono stati lanciati 400 mila volantini da un C-130J in volo a 7 mila metri di quota. Tutta l'attività è pianificata dal Comando Operativo Interforze della Difesa, e viene poi svolta dagli specialisti delle Psyc-Ops, dell'Esercito, dal 28° Reggimento Pavia di Pesaro schierato anche in Afghanistan, dell'Aeronautica e dall' intelligence. Prima di effettuare l'aviolancio dei volantini, vengono effettuati dei calcoli precisi in modo da essere sicuri che i volantini cadranno in un punto preciso. I volantini sono stati lanciati su Tripoli e dintorni. Ecco il testo:"La Libia è una, la sua capitale è Tripoli. Oggi vi chiediamo di unirvi tutti e di prendere la decisione giusta e saggia. Unitevi alla nostra rivoluzione. Costruiamo la Libia lontano da Gheddafi. Una Libia unificata, libera e democratica." C'è da sperare che la guerra psicologica porti finalmente ad un risultato più concreto: la fine di una guerra "lampo" che ormai dura da troppo tempo. 

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17 maggio 2011 2 17 /05 /maggio /2011 15:54

Ieri il Generale Petraeus, Comandante ISAF,afghanistan-16-maggio-2011.jpg ha visitato l'area che si trova sotto la responsabilità del contingente militare italiano. Durante la sua visita è stato accompagnato dal Generale Carmine Masiello, Comandante del Regional Command West. Il Generale Petraeus ha avuto parole di apprezzamento per il lavoro che i militari italiani, americani, e spagnoli, stanno svolgendo in cooperazione con le forze di sicurezza afgane.  Il contingente italiano infatti, sta estendendo il suo controllo  del territorio nelle basi avanzate di Quale-i Now e Bala Murghab:  le aree più sensibili del settore Ovest, dove si incontra ancora una robusta resistenza da parte degli"insurgents", e per questo zone considerate molto pericolose perchè a rischio di attentati. Gli"insurgents"infatti vogliono mantenere il controllo di questa zona da loro considerata strategica in quanto è una zona di transito molto importante per i collegamenti con il Nord del paese. Dal 4 aprile la Brigata Folgore è alla guida del Regional Command West, il Comando NATO responsabile per la regione occidentale dell'Afghanistan, che in tutto conta 8.000 militari dei quali 4.200 italiani, la metà dei quali sono parà. Negli ultimi anni il contingente italiano è sempre cresciuto costantemente, ed oggi conta 4350 militari delle 4 forze armate, accanto alle unità di manovra dell'Esercito, operano infatti, anche assetti di volo e di ricognizione dell'Aeronautica e della Marina Militare. L'Arma dei Carabinieri invece schiera nell'aerea di Herat delle unità di mentoring e di addestramento delle forze di polizia afgane. Un compito molto importante e pericoloso allo stesso tempo, in quanto è proprio grazie alla stretta collaborazione con le forze di sicurezza afgane, che il contingente militare italiano sta riuscendo ad estendere il suo controllo sul territorio dominato dagli "insurgents". Compito pericoloso  e insidioso questo,perchè gli "insurgents"si oppongono a questa che viene ritenuta un'intrusione nel loro territorio, riuscendo a volte ad infiltrare tra le fila dell'esercito afgano addestrato dai militari italiani, dei terroristi.  Terroristi che pochi mesi fa hanno causato anche la morte di alcuni militari.  Non è una novità infatti che in questo periodo si è assistito ad un incremento degli attentati da parte dei talebani, che ormai sono quasi quotidiani e colpiscono anche i civili.  

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16 maggio 2011 1 16 /05 /maggio /2011 17:04

Nella guerra in Libia ma anche in Afghanistan si utlizzano sempre di più Twitter e Facebook. In Libia ad esempio, la NATO si serve di Twitter per monitorare la situazione sul campo, mentre in Afghanistan i talebani hanno scoperto da poco l'utilizzo dei social network e di Twitter, e "seguono"oltre a tanti siti anche un ufficiale USA dell'esercito. La notizia è di qualche giorno fa. Le "twittate"(ovvero i brevi messaggi di 140 caratteri) talebane appaiono sotto il nome di @alewarahweb da Kabul, che è la voce ufficiale su Twitter di alemarah-iea-net, il sito ufficiale dell' Emirato Islamico dell'Afghanistan. In realtà questo stato non esiste, però i talebani vorrebbero fondarlo.2-talebani-in-afghanistan-2-copia-1.jpg I tweet sono scritti per la maggior parte nella lingua dei talebani ovvero il Pashtun, altri  in un inglese pieno di errori, e fanno propaganda ai vari siti jiadisti, contro gli inavsori USA-NATO, e le altre truppe infedeli. Gli utenti che "seguono" i talebani sono tremila. I talebani a loro volta seguono 12 accounts, tra i quali figurano l'agenzia di stampa afgana Pajhwork ed alcuni siti di news islamici radicali. I talebani seguono anche l'AfghanistanHeroesUK, un'organizzazione no-profit britannica che assiste le truppe in Afghanistan. Vengono seguiti anche i tweet di un ufficiale USA dell'esercito di stanza in Afghanistan, autore tra l'altro di un blog sulla guerra, descritta dal punto di vista di un militare. In questo modo i talebani potrebbero venire in possesso di informazioni e dati sensibili.

Intanto i talebani hanno rivendicato l'uccisione di 2 soldati NATO avvenuta nella provincia meridionale  afgana dell'Helmand l'altro giorno. Era un agente infiltrato degli ex-studenti coranici, il poliziotto cha ha fatto fuoco in un campo di addestramento. Un portavoce dei talebani Yousuf Ahmadi, in un messaggio sostiene che l'infiltrato avrebbe ucciso non 2 militari ma 13. L'attentatore indossava una divisa d'ordinanza e ha sparato sui militari alleati mentre stavano per pranzare.

 

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16 maggio 2011 1 16 /05 /maggio /2011 14:43

Spesso ci si dimentica della missione del contingente militare in italiano in Afghanistan. Se ne parla solo  quando muore qualche soldato,ring-road-afghanistan-2.jpg e meno ancora quando ci sono vittime anche tra i civili, spesso bambini. Il Libro "Ring Road" scritto dal Maggiore Mario Renna, ufficiale addetto alla pubblica informazione della Brigata Taurinense presentato al Salone del Libro di Torino il 13 maggio, racconta 26 mesi di missione in Afghanistan dall'aprile al dicembre 2010. La Ring Road indica l'anello di asfalto che si snoda attraverso l'Afghanistan, ovvero tre mila Km che mettono in collegamento tra loro tutte le città e le regioni del paese. Il libro è un vero e proprio diario della missione, durata 6 mesi, che racconta la vita di tutti i giorni degli Alpini impegnati in missione. Un libro che aiuta a comprendere le ragioni del lavoro svolto dagli Alpini e anche la complessità della loro missione. Una missione che si occupa di diversi ambiti: dal campo della sicurezza, allo sviluppo sociale ed economico dell'Afghanistan. Si parla anche dei combattimenti contro gli"insurgents", dei  conbattimenti a bassa   intensità con armi leggere e mortai, dei progetti di costruzione di scuole ed ambulatori, dell'assistenza sanitaria e veterinaria alle comunià dei villaggi, del sostegno alle elezioni afgane, nonchè dell'addestramento delle forze di sicurezza di Kabul. Si parla anche delle emozioni dei militari durante le perlustrazioni e i pattugliamenti, della  concentrazione e del coraggio di questi uomini e donne che sono consapevoli del fatto che la morte potrebbe essere dietro l'angolo. Il libro mette in evidenza anche lo stile italiano del contingente nel suo approccio con la popolazione llocale, come afferma il Maggiore Mario Renna:"Molti eserciti stranieri ammirano il grado di empatia che spesso si verifica tra i nostri militari e le comunità afgane alla base della quale c'è rispetto e generosità. E'una terra difficile e complessa dal punto di vista culturale. Ma l'apertura che cerchiamo sempre di dimostrare è una costante del nostro operato, quasi un DNA". Il libro descrive senza retorica, ma con uno stile asciutto e rigoroso la quotidianità della missione in Afghanistan degli Alpini, e in generale quella dei militari italiani in missione in Afghanistan, aiutando i lettori a farsi un 'idea delle difficoltà, dei tanti pericoli ma anche delle tante piccole vittorie di ogni giorno: come quella di ridare il sorriso e la speranza in un futuro migliore ai bambini afgani con l'inaugurazione di una nuova scuola.

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13 maggio 2011 5 13 /05 /maggio /2011 16:33

cartello radiazioniE' la prima volta che accade in Italia:un poligono militare viene posto sotto sequestro. Il poligono in questione è quello di Quirra, e la decisione è stata presa dal Procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi. C'è stata una svolta nell'inchiesta: l'uranio impoverito è stato utilizzato nel poligono e ha contaminato anche tutta la zona circostante. E' arrivato così anche l'ordine di sgombero per tutti i pastori e le persone che si dedicano alla pastorizia e all'agricoltura all'interno del poligono. Certo un duro colpo per tutte quelle famiglie che vivevano di queste attività. Il decreto preventivo firmato dal GIP parla chiaro:avventurarsi a cercare asparagi o funghi, o portare al pascolo gli animali in quelle zone , è pericoloso per la salute ed è vietato:"Si tratta di attività pericolose attualmente per la salute umana ed animale, se svolte nei terreni del poligono".  Prove scientifiche dimostrano che sono state utilizzate armi al'uranio impoverito. E' la conferma di quanto sostenuto da un ex ufficiale e riportata da un quotidiano:" Un razzo all'uranio impoverito è stato lanciato dai tedeschi a Quirra il 25 ottobre del 1988". Tracce di uranio impoverito sono state trovate anche nelle ossa di agnello nato con 2 teste che aveva pascolato nella zona del poligono. A finire sotto sequestro anche le sorgenti e i fiumi della zona del Salto di Quirra.  I corsi d'acqua infatti, sarebbero stati contaminati dai brillamenti delle armi che con camion provenienti da tutta l'Italia venivano trasportati in questa zona della Sardegna per essere smaltiti. L'aria e i terreni sarebbero inquinati inoltre, anche dalle esplosioni efettuate dal CSM(Centro Sviluppo Materiali) della società del Gruppo Finmeccanica. Le nano particelle cancerogene avrebbero infatti contaminato i fiumi e idi conseguenza anche l'acqua della rete idrica. Molti abitanti della zona si sarebbero ammalati e poi  morti bevendo l'acqua del rubinetto di casa. Finita sotto sequestro anche la zona di Is Pibiris dove sepolti a 5 metri sottoterra sono stati trovati pezzi di amianto, resti di apparecchiature elettroniche, e di pneumatici. Sequestrata anche la zona cosidetta dei "fornelli" dove venivano fatte esplodere le armi provenienti da tutta Italia. Dalle carte dell'inchiesta emergono altri paricolari inquietanti: la scoperta cioè che a Quirra, tra gli anni 80 e 90 sono stati fatti arrivare dei fusti di napalm con l'ordine di sotterarli perchè farli esplodere era troppo pericoloso. E' emerso inoltre che nel 1996 la Russia aveva chiesto all'Italia l'autorizazzione per lo smaltimento a Quirra di 12 bombe di tipo particolare. Il loro smaltimento è stato portato a termine? L'inchiesta sta cercando di scoprirlo. L'importante svolta avvenuta nell'inchiesta con il sequestro del poligono, è un ulteriore importante passo verso la verità e la giustizia per i familiari delle tante vittime civili e militari da uranio impoverito. 

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11 maggio 2011 3 11 /05 /maggio /2011 17:56

 soldato cn bambinoA Kandahar la popolazione è ancora in preda al panico per gli attacchi dei talebani che hanno iniziato la loro offensiva di primavera. Tra le truppe del contingente militare italiano, come tra tutte le forze dell'ISAF il livello di allerta è altissimo. Le notizie riguardanti l'Afghanistan sono poche e frammentarie. Ci parlano di guerra e di morti . EppureC'è una nota di speranza in questo clima di guerra e ad alta tensione. L'altro giorno i militari del 132° Reggimento"Ariete" di Maniago, hanno inaugurato la 62a scuola nei pressi. Per l'esattezza a 75 km da Herat, nel distretto di Kushk Rabat e Sangi. La scuola è stata inaugurata il 7 maggio dal Provincial Reconstruction Team Italiano, su Base 132° Reggimento Artiglieria Corazzata "Ariete". Il villaggio di Karize Khuni si trova in una zona rurale, e può essere raggiunto solo attraverso una strada sterrata e polverosa che si snoda tra profonde vallate e colline. Una zona dell'Afghanistan, questa, dove la popolazione vive di allevamento e agricoltura. Alla cerimonia hanno partecipato le più alte autorità governative  della provincia di Herat e gli elders(gli anziani) del villaggio che  hanno anche partecipato ad una shura(una discussione aperta) con le autorità governative, per mettere in evidenza quali siano le esigenze del villaggio in modo poter realizzare le attività del governo per il progresso nella zona. Presente alla cerimonia anche il Comandante del PRT, il Colonello Paolo Pornella.Le autorità hanno ringraziato i militari ed il governo italiano per quanto è stato fatto per consentire lo sviluppo e soprattutto garantire la sicurezza della zona. La scuola costruita ospita 300 bambini e bambine del villaggio di Kariza Khuni, e rientra nell'ambito di altri 48 progetti, la cui realizzazione è prevista per il 2011. La costruzione di nuove scuole è un passo importante per il processo di transizione e lo sviluppo dell'Afghanistan. Perchè è anche attraverso l'istruzione che si costruisce la pace e la stabilità di una nazione. Il momento più toccante della cerimonia è stata la distribuzione di zainetti, penne, quaderni ai bamibini che si sono subito affollati verso questi piccoli oggetti del desiderio. Non sono molte infatti le alternative per i bambini di questi villaggi dell'Afghanistan:il lavoro oppure la guerra. Ma d'ora in poi le "armi"a  disposizione dei bambini di questo villaggio saranno quaderni e   penne  con i quali potranno costruirsi il loro futuro e anche il futuro di un' intera nazione. 

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