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31 maggio 2011 2 31 /05 /maggio /2011 18:34

L'attentato avvenuto ieri al PRT di Herat avrebbe potuto essere una strage. Una strage che è stata evitata grazie alle misure di sicurezza.attentato-base-herat.jpg Nel corso di un'informativa alla Camera, il Ministro della Difesa la Russa ha raccontato nei dettagli la dinamica esatta dell'attacco degli"insugents". Le forze di sicurezza afgane sono state "distratte" prima dall'esplosione di una motobomba ad un km di distanza, e poi da altre quattro esplosioni in luoghi vicino alla Base. L'attacco è avvenuto in un secondo momento quando"un piccolo autocarro carico di cemento si è presentato all'accesso principale al Campo Vianini, sede del PRT, nella città di Herat, per essere controllato da parte del personale di sicurezZa afgano addetto alla vigilanza esterna dell'area ed al controllo delle vie di accesso alla Base. In questa fase è avvenuta un'altra azione diversiva condotta da due motociclisti che hanno distratto il personale di vigilanza afgano, consentendo all'automezzo di riprendere il movimento lungo la serpentina d'ingresso per tentare di sfondare il portone principale del  Compound. Il camioncino è andato a sbattere esplodendo contro il muro esterno della Base". I militari italiani, sempre secodo quanto riferito dal Ministro La Russa, sono stati feriti a causa del crollo di parti dell'edificio. Il Capitano Gennaro Masino, 30 anni, appartenente al 132° Reggimento Ariete di Maniaco(Friuli)è stato ferito gravemente all'addome e putroppo le sue condizioni durante la notte, sono peggiorate. Stabili invece gli altri quattro feriti. Dopo l'esplosione, alcuni terroristi sono scesi da un SUV che si trovava dietro il camion e avevano come obiettivo quello di entrare nel Compound. Il loro piano è fallito. Sono entrati  allora in una palazzina che si trova difronte alla Base e da lì hanno aperto il fuoco. E'iniziato così un vero e proprio attacco degli"insurgents" che hanno fatto fuoco con armi portatili, razzi RPG, e bombe a mano. Durante l'attacco che è stata una vera e propria battaglia, durata aalcune ore, il Comando del Regional Command West, ha ordinato l'intervento degli elicotteri  A129 Mangusta per il supporto di fuoco, dei velivoli AMX per la ricognizione, di uomini di rinforzo su veicoli"Lince" nonchè di elicotteri multiruolo per l'evacuazione dei feriti. Sono state anche allertate le forze di sicurezza afgane che ingaggiato le sorgenti di fuoco avversario. 

 

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30 maggio 2011 1 30 /05 /maggio /2011 18:15

militari-italiani-afghanistan.jpgMilitari italiani sotto tiro in Afghanistan. Stamattina c'è stato un vero e proprio assedio al PRT(Team di Ricostruzione Provinciale) di Herat, dove operano sia civili che militari. L'attacco è durato diverse ore, il Ministro della Difesa La Russa durante una conferenza stampa a Palazzo Madama, ha spiegato la dinamica dell'attentato:"Il PRT di Herat ha subito un attacco molto complesso con un mezzo carico di esplosivo lanciato contro il muro di cinta, colpi di arma da fuoco anche da postazioni al di fuori e dall'alto dei tetti di case vicine che hanno prodotto danni seri. Si tratta di un attentato da mettere probabilmente in relazione con la conferenza regionale e provinciale afgane che si tiene in questi giorni. C'è ovviamente il tentativo di ostacolare la normalizazzione dell'area e provocare terrore nella popolazione. Infatti non hanno attaccato una base militare vera e propria, ma un centro di ricostruzione, a riprova che l'obiettivo è quello di sferrare attacchi ai luoghi e alle città vicine alla normalizzazione sociale".  Dopo un balletto di notizie tragiche che parlavano di caduti tra i nostri militari, di smentite e di conferme, forse c'è la certezza che il bilancio è di 5 feriti, dei quali uno grave, ma le cui condizioni starebbero migliorando, si tratterebbe di un Capitano colpito all'addome. Inoltre ci sarebbe un numero imprecisato di feriti e contusi. Secondo quanto riferito dal Ministro della Difesa La Russa, i feriti apparterrebbero al 132° Reggimento Artiglieria dela Brigata Ariete e "Sono ricoverati tutti a Camp Arena, nell'ospedale militare spagnolo Role 2.Al momento non li vorrei considerare tutti fuori pericolo,anche se le notizie sono incoraggianti, ma almeno per il Capitano credo che sia corretto parlare di prognosi riservata. E in questo caso la prudenza va estesa anche agli altri feriti, che pure mi si dice non versano in pericolo di vita." Alcuni "insurgents"hanno anche sparato dalle finestre e dai tetti delle case verso la base, ma sono stati prontamente neutralizzati dai tiratori scelti italiani. Un testimone dice di avere udito delle esplosioni e di avere visto a terra molti corpi di soldati con uniformi straniere, del fumo uscire dall'interno della base. Un altro testimone invece riferisce che un vero e proprio commando di "insurgents" che è penetrato all'interno di un edificio a sette piani nei pressi del PRT e da lì ha inziato a fare fuoco contro la base. I morti sarebbero tra le forze della polizia afgana. Drammatiche e cruente le immagini del video dell'attentato diffuse dal sito www.rainews24.it, a differenza di quelle "ufficiali"diffuse da una tv afgana.  Il PRT è una  struttura su base del 132° Reggimento Artiglieria Terrestre della Brigata Ariete, che ha sede a Maniago, Pordenone. Il PRT è sotto il comando del Colonnello Paolo Pomella, che ha il compito di realizzare e mandare avanti il processo di ricostruzione e di sviluppo anche con l'aiuto dei civili.  Civili e militari cooperano assieme proprio per favorire la ricostruzione del paese, con la realizzazione di infrastrutture:ponti, strade, scuole, incentivare l'occupazione locale e lo sviluppo economico, incrementare la fiducia della popolazione verso le istituzioni politiche del posto e collaborare con gli anziani dei vilaggi. E' evidente che la realizzazione di tutti questi progetti rappresenta una vera e propria azione di disturbo per gli "insurgents"sempre pronti a reagire. La domanda a questo punto è una sola: quando finirà tutto questo e se mai ci sarà una fine dato che la Missione del contingente militare italiano in Afghanistan, nonostante tutto deve continuare.

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27 maggio 2011 5 27 /05 /maggio /2011 18:57

 attentato-libano-militari-unifil-italiani-27-maggio-2011.jpgUn ordigno è esploso al passaggio di un convoglio di militari italiani dell'Unifil in Libano. In sei sono rimasti feriti, dei quali uno è gravissimo. Viene smentita definitivamente la notizia di un caduto tra i militari, diffusa in un primo momento. Come già accaduto  troppe volte per la missione del contingente italiano in Afghanistan, quando si tratta di dare la notizia di un attentato è un tragico rincorrersi di notizie, e anche in questo caso la smentita del militare morto è arrivata verso le 18.00 parecchie ore dopo l'attentato. Sul web si potevano leggere addirittura le notizie riguardanti le parole di cordoglio dei politici italiani per la morte del militare italiano in Libano. Poi la smentita del Ministro della Difesa La Russa:"Sono sei i soldati italiani rimasti feriti, due dei quali in modo grave, nell'attentato che ha colpito il convoglio Unifil in Libano. Dei due feriti gravi, uno rischia di perdere un occhio, mentre l'altro ha una lacerazione alla carotide ed è già stato operato." Perchè si è dovuto aspettare fino alle 18.00 per avere la smentita ufficiale della notizia del caduto? L'attentato è avvenuto nei pressi della città di Sidone a circa 40 km a sud di Beirut. L'ordigno che ha provocato la deflagrazione e colpito l'ultimo mezzo della colonna, era stato piazzato dietro un guardrail di cemento ai bordi  della strada. Strada utilizzata abitualmente dai militari italiani. Nell'attentato sono rimasti feriti anche dei civili libanesi. Secondo quanto affermato dal portavoce ufficiale della Missione Unifil in Libano, Andrea Tenenti all'Ansa:"Non sono in pericolo di vita i sei soldati italiani di Unifil feriti oggi,il ferito più grave è stato operato e a quanto ci risulta è fuori pericolo. Gli altri sono stati feriti in modo lieve". Intanto sono state diffuse le prime immagini del mezzo colpito dall'esplosione: si tratta di un VM 90"Torpedo" aperto e non blindato.

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24 maggio 2011 2 24 /05 /maggio /2011 17:41

L'Operazione "Spring Break", cominciata alcuni giorni fa in Afghanistan con un massiccio dispiegamento di forze è stata portata a termine. Si è trattato di un'operazione molto rischiosa, un'operazione   congiunta alla quale hanno preso parte oltre 600 uomini fra Forze di Sicurezza Afgane, millitari USA e parà della Folgore, coadiuvati da alcune unità delle Forze Speciali e con il supporto di oltre 20 elicotteri italiani e americani. L'obiettivo dell'operazione è stato raggiunto: ovvero estendere la zona di sicurezza nella zona di Bala Murghab di circa il 50% verso la parte Nord, in direzione del Turkumenistan. In quattro giorni più di 600 mezzi militari e quasi 200 uomini, hanno percorso 270 km, spostandosi su un territorio particolarmente difficile e insidioso,si sono schierati partendo da Herat, sulla base avanzata "Columbus". In pochi giorni il contingente ISAF con la cooperazione delle forze di sicurezza afgane,operazione-spring-break-maggio-2011-afghanistan.jpg con una manovra articolata ha raggiunto e superato il vilaggio di Mirangai che si trova a Nord di Bala Murghab, riuscendo ad espandere la zona posta sotto controllo delle coalizioni. L'operazione "Spring Break" è stata preparata nei minimi dettagli:nelle settimane precedenti c'è stata un'intensa attività di preparazione per contrastare gli attacchi e la leadership degli "insurgents". Un'operazione molto importante, come dimostrato anche dal fatto che lo stesso Comandante dell'ISAF, il Generale Petraeus, è andato in quella zona con il Generale di Brigata Carmine Masiello, Comandante della Regione Ovest, proprio per avere sottocontrollo l'intero svolgimento della manovra.

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23 maggio 2011 1 23 /05 /maggio /2011 19:05

foto-alpino-roberto-garro-morte-misteriosa-2.jpgQuesta è la storia di 2 genitori Angelo ed Anna Garro, che nel 1998 hanno perso loro figlio. La storia di due genitori che non si arrendono e vogliono sapere la verità sulla morte di loro figlio. Si chiamava Roberto ed aveva 19 anni,un ragazzo pieno di entusiasmo, campione regionale lombardo di pugilato, prestava servizio di leva obbligatoria nel Reggimento degli Alpini, presso la Caserma "Manlio Ferruglio" a Venzone in Friuli . Come riportato nel loro sito www.alpinorobertogarro.it, questa brutta storia inizia con una telefonata, il 9 giugno 1998 nel cuore della notte:"E' successa una disgrazia. Vostro figlio è morto ieri sera in caserma, insieme ad altri tre commilitoni. Vi aspettiamo in caserma per il riconoscimento". Riconoscimento che però viene impedito. Una morte quella dell'Alpino Roberto Garro, avvenuta in circostanze misteriose. Ma veniamo ai fatti. La notte del 9 giugno 1998, l'Alpino Roberto Garro, poco prima di morire in quello che secondo la versione ufficiale è un incidente stradale, parla al cellulare con i genitori. Sono le 22.30 circa. Quella sera Roberto, con altri suoi commilitoni possono rientrare in caserma alle 00.30 in tutta tranquillità. Invece stanno rientrando prima dell'orario previsto. La madre gli chiede il perchè di quel rientro in caserma così anticipato e Roberto le dice:"Dopo ti spiego". Ma Roberto quella spiegazione non la potrà dare mai. Lui e i suoi commilitoni muoiono su un auto che esplode letteralmente in mille pezzi e non resta quasi nulla se non quallche rottame, come si può vedere anche nellle foto pubblicate sul sito sopracitato. La versione ufficiale è quella dell'incidente stradale. Uno scontro frontale dovuto allo sbandamento dell'auto contro un autoarticolato austriaco, guidato da un giovane bosniaco di 24 anni, Mirsad Cekic. L'incidente avviene  sulla S.S 13 Pontebbana. Siamo nel periodo della guerra dei Balcani. La caserma dove presta servizio Roberto Garro si trova in una zona isolata, con strade insicure e molto trafficate da camion che vanno e vengono dal valico di confine di Tarvisio, dall'Austria, i Balcani, ed il medioriente. Secondo quanto riportato dall'Associated Press in quel periodo"La polizia internazionale  indaga su un presunto traffico internazionale di esseri umani, droga e armi". La caserma "Manlio Ferruglio" dove presta servizio l'Alpino Roberto Garro, si trova sulla statale Pontebbana a 36 km da Venzone, vicino ad Udine, dove nel 1999 fu scoperta una centrale di traffico di organi umani. Tanti sono i fatti strani avvenuti subito dopo il supposto "incidente stradale". Tutti i frammenti dell'auto sparsi sul terreno vengono fatti sparire, scompaiono nel nulla tutti i testimoni dell'incidente dalla truppa  fino alle cariche più alte chiedono il congedo, il trasferimento, il pensionamento anticipato. Perchè? L'autista bosniaco testimone chiave della vicenda, sparisce pure lui nel nulla senza essere nemmeno sottoposto al test alcolemico per verificare se fosse in stato di ebbrezza o meno. Perchè? L'autoarticolato viene dissequestrato dopo soli nove giorni, rispedito in Austria senza essere sottoposto ad alcuna perizia. Perchè? Sempre secondo quanto riportato nel loro sito, i genitori dell'Alpino Roberto Garro affermano che c'è molta fretta di chiudere le salme degli Alpini deceduti nelle bare. Perchè tutta questa fretta? Ai genitori inoltre viene impedito il riconoscimento della salma del figlio. I funerali avvengono nella massima segretezza in caserma, non tutti i familiari delle vittime possono prendervi parte, perchè non vengono avvertiti. Un video girato durante il funerale, documenta le parole pronunciate durante il rito religioso:un invito "dimenticare la morte di quattro giovani sfortunati". Perchè bisogna dimenticare? L'impresa funebre alla quale viene affidato il trasporto delle salme, sempre secondo quando riferito dal sito www.alpinorobertogarro.it ,è l'"Amadeus", gestita da una banda di rumeni ed albanesi, il cui titolare Giuseppe Calabrese viene arrestato il 9 giugno 2010. Perchè? Solo dopo 3 anni di proteste, manifestazioni a Milano, denunce alla Magistratura, e al Capo dello Stato, una raccolta di 17 mila firme e via dicendo, i genitori di Roberto ottengono la riesumazione della salma del figlio per poter effettuare il riconoscimento. Il corpo del figlio è integro, è stato chiuso nella bara senza essere ricomposto,è senza vestiti, sporco, con l'uniforme appoggiata sul petto. Perchè? C'è anche la relazione del medico dell'Istituto di Medicina Legale di Milano e della Magistratura milanese e delle foto. Ma la relazione sparisce nel nulla. Perchè?  Una delle tante ipotesi sulla morte dell'Alpino Roberto Garro è quello dell'esplosione dell'auto  sulla quale viaggiava, a causa di un ordigno esplosivo. Forse, secondo i genitori di Roberto, il figlio e i suoi commilitoni"stavano eseguendo uno di quei favori-ordini fuori ordinanza ai quali non ci si può sottrarre, e stavano trasportando per conto di qualcuno, un pacco, una borsa, o un involucro contenente del materiale esplosivo". Forse i 4 militari non erano nemmeno a conoscenza di quello che stavano trasportando. L'ipotesi dell'esplosivo spiegherebbe anche la totale disntegrazione dell'auto, come si può vedere nelle foto sul sito. Tredici anni sono passati dalla morte dell'Alpino Roberto Garro e dei suo commilitoni. Tredici anni di misteri e di tanti perchè. Perchè e come è morto l'Alpino Roberto Garro? I genitori non si arrendono, hanno fondato un Comitato il CO.GE.MIL(Comitato dei Genitori di Militari Caduti in Tempo di Pace), e continuano a combattere la loro battaglia per la ricerca della verità. I tanti perchè di questa terribile storia devono avere una risposta. Se ancora esiste una giustizia in questo paese chiamato Italia. 

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19 maggio 2011 4 19 /05 /maggio /2011 20:38

talebano-con-fucile-afghanistan-attentato-2.jpgPiù di 100 "insurgents"dall'alto di una collina hanno fatto fuoco con mitragliatrici pesanti, Rpg, e fucili d'assalto contro l'edificio di un'impresa di costruzioni, uccidendo 35 persone, tra lavoratori edili e guardie. Secondo quanto riferito da Noorullah Bidar proprietario della compagnia di costruzioni in cui è avvenuto l'assalto, la Galaxy Star, gli uomini che hano aperto il fuoco erano talebani, anche se fino ad ora non ci sono state delle rivendicazioni ufficiali dell'attentato. Presso l'impianto di costruzioni c'erano circa 85 persone, tra le quali 65 erano delle guardie che erano state reclutate nei villaggi vicini. Il direttore dell'impresa di costruzioni ha dichiarato che lo scontro a fuoco è durato circa 2 ore, e che i talebani hanno sparato dall'alto di una collina che sovrasta la zona. Il bilancio è quello di una vera e propria strage oltre i 35 morti, ci sono 24 feriti, molti mezzi di costruzione sono andati distrutti.

Intanto è di questo pomeriggio la notizia di una forte esplosione avvenuta nel centro di Kandahar, città a sud dell'Afghanistan. L'esplosione è avvenuta davanti ad una filiale della Kabul Bank della città. Per il momento non si hanno notizie di vittime.

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19 maggio 2011 4 19 /05 /maggio /2011 18:12

Quindici soldatesse dell'ISAF di Italia, Usa, e Lituania,soldatessa-2.jpg hanno partecipato ad uno stage che ha come obiettivo quello di favorire l'integrazione con la reatà femminile afgana. Durante lo stage, le soldatesse hanno frequentato lezioni le cui materie principali sono state: principi base della comunicazione culturale locale e anche lezioni di lingua come il Dari e il Pashto. Il Comandante del contingente italiano il Generale di Brigata Carmine Masiello, durante la consegna degli attestati, ha evidenziato quanto sia importante il ruolo che ha la popolazione nell'ambito della Missione ISAF, e soprattutto quanto sia importante sapere ascoltare e capire la componente femminile dell'Afghanistan che è il 48% della popolazione. La Dottoressa Suraja Pakzad, Presidentessa del'organizzazione non governativa  afgana"Voice of Women", ha dato il suo contributo alle lezioni dello stage, dando un quadro della realtà femminile locale, ed elogiando le finalità del corso e promuovendo l'educazione degli uomini nel rispettare le donne nella società moderna. L'Afghanistan infatti è un paese dove essere donna non è affatto facile, basti pensare al fatto che le donne incontrano difficoltà anche nella pratica di uno sport, attività questa da sempre considerata come esclusivamente maschile.

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18 maggio 2011 3 18 /05 /maggio /2011 18:36

Ormai dai due mesi la Libia è sottoposta ai raid aerei della NATO, che però non sono riusciti ad annientare del tutto i deboli sistemi di difesa del dittatore libico. Secondo quanto riferito da fonti militari farncesi, le difese aree libiche sarebbe state distrutte all'80%. Ma la NATO non è riuscita nell'intento di spingere gli insorti verso Tripoli, nè tantomeno ad uccidere il dittatore libico.eurofighter La guerra pare essere entrata irrimediabilmente in fase di stallo, così la NATO oltre ai raid aerei si serve delle guerra psicologica.  Ma cos'è la guerra psicologica? L'opera di propaganda e di disiformazione, in modo da influenzare l'opinione pubblica libica   per eliminare ogni forma di consenso verso il regime. L'arma principale della guerra psicologica è rappresentata dai volantini. Volantini che vengono lanciati con l'obiettivo di far allontanare i civili e l'esercito di Gheddafi dai centri di comando.  Lunedì, durante una conferenza stampa presso la Base di Bagnoli, il portavoce militare per l'operazione NATO, il Tenente Colonnello Mike Bracken, ha affermato che:" Abbiamo già lanciato 140 mila volantini ed utilizzato sistemi radio aerotrasportati per avvertire i civili di allontanarsi dai centri di comando e controllo e dai mezzi militari di Gheddafi. Si tratta di convincere le forze pro-Gheddafi ad abbandonare qualunque attrezzatura militare, inclusi i velivoli, le imbarcazioni, i veicoli e le installazioni e di tornarsene a casa". Dal canto suo, la portavoce dela NATO Oana Lungucescu, ha affermato che"le informazioni in nostro possesso ci confermano che ci sono defezioni tra le truppe di Gheddafi, anche se non abbiamo un riscontro diretto". La NATO trasmette anche dei messaggi sulle frequenze della radio dell'esercito libico, utilizzando anche degli speciali velivoli come l' EC 130 Commando Solo, una versione del cargo Hercules, che è una stazione radio televisiva volante nel vero senso della parola. Durante il volo riesce ad inserirsi con le sue trasmissioni sui canali che vengono usati dal paese nemico. In queste trasmissioni la NATO chiede alle truppe fedeli a Gheddafi di arrendersi e afferma che mercenari stranieri violentano le donne libiche. Alcuni di questi messaggi affermano che:"Nessuno ha il diritto di rendere la vita del suo stesso popolo un inferno in terra". Questo messaggio è stato trasmesso su una radio militare del regime passata in mano agli insorti. Oppure altri messaggi affermano che:"Smettetela di combattere contro la vostra gente". I messaggi vengono trasmessi sia in inglese che in arabo. Anche l'Italia partecipa alle operazioni di volantinaggio: su Tripoli sono stati lanciati 400 mila volantini da un C-130J in volo a 7 mila metri di quota. Tutta l'attività è pianificata dal Comando Operativo Interforze della Difesa, e viene poi svolta dagli specialisti delle Psyc-Ops, dell'Esercito, dal 28° Reggimento Pavia di Pesaro schierato anche in Afghanistan, dell'Aeronautica e dall' intelligence. Prima di effettuare l'aviolancio dei volantini, vengono effettuati dei calcoli precisi in modo da essere sicuri che i volantini cadranno in un punto preciso. I volantini sono stati lanciati su Tripoli e dintorni. Ecco il testo:"La Libia è una, la sua capitale è Tripoli. Oggi vi chiediamo di unirvi tutti e di prendere la decisione giusta e saggia. Unitevi alla nostra rivoluzione. Costruiamo la Libia lontano da Gheddafi. Una Libia unificata, libera e democratica." C'è da sperare che la guerra psicologica porti finalmente ad un risultato più concreto: la fine di una guerra "lampo" che ormai dura da troppo tempo. 

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17 maggio 2011 2 17 /05 /maggio /2011 15:54

Ieri il Generale Petraeus, Comandante ISAF,afghanistan-16-maggio-2011.jpg ha visitato l'area che si trova sotto la responsabilità del contingente militare italiano. Durante la sua visita è stato accompagnato dal Generale Carmine Masiello, Comandante del Regional Command West. Il Generale Petraeus ha avuto parole di apprezzamento per il lavoro che i militari italiani, americani, e spagnoli, stanno svolgendo in cooperazione con le forze di sicurezza afgane.  Il contingente italiano infatti, sta estendendo il suo controllo  del territorio nelle basi avanzate di Quale-i Now e Bala Murghab:  le aree più sensibili del settore Ovest, dove si incontra ancora una robusta resistenza da parte degli"insurgents", e per questo zone considerate molto pericolose perchè a rischio di attentati. Gli"insurgents"infatti vogliono mantenere il controllo di questa zona da loro considerata strategica in quanto è una zona di transito molto importante per i collegamenti con il Nord del paese. Dal 4 aprile la Brigata Folgore è alla guida del Regional Command West, il Comando NATO responsabile per la regione occidentale dell'Afghanistan, che in tutto conta 8.000 militari dei quali 4.200 italiani, la metà dei quali sono parà. Negli ultimi anni il contingente italiano è sempre cresciuto costantemente, ed oggi conta 4350 militari delle 4 forze armate, accanto alle unità di manovra dell'Esercito, operano infatti, anche assetti di volo e di ricognizione dell'Aeronautica e della Marina Militare. L'Arma dei Carabinieri invece schiera nell'aerea di Herat delle unità di mentoring e di addestramento delle forze di polizia afgane. Un compito molto importante e pericoloso allo stesso tempo, in quanto è proprio grazie alla stretta collaborazione con le forze di sicurezza afgane, che il contingente militare italiano sta riuscendo ad estendere il suo controllo sul territorio dominato dagli "insurgents". Compito pericoloso  e insidioso questo,perchè gli "insurgents"si oppongono a questa che viene ritenuta un'intrusione nel loro territorio, riuscendo a volte ad infiltrare tra le fila dell'esercito afgano addestrato dai militari italiani, dei terroristi.  Terroristi che pochi mesi fa hanno causato anche la morte di alcuni militari.  Non è una novità infatti che in questo periodo si è assistito ad un incremento degli attentati da parte dei talebani, che ormai sono quasi quotidiani e colpiscono anche i civili.  

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16 maggio 2011 1 16 /05 /maggio /2011 17:04

Nella guerra in Libia ma anche in Afghanistan si utlizzano sempre di più Twitter e Facebook. In Libia ad esempio, la NATO si serve di Twitter per monitorare la situazione sul campo, mentre in Afghanistan i talebani hanno scoperto da poco l'utilizzo dei social network e di Twitter, e "seguono"oltre a tanti siti anche un ufficiale USA dell'esercito. La notizia è di qualche giorno fa. Le "twittate"(ovvero i brevi messaggi di 140 caratteri) talebane appaiono sotto il nome di @alewarahweb da Kabul, che è la voce ufficiale su Twitter di alemarah-iea-net, il sito ufficiale dell' Emirato Islamico dell'Afghanistan. In realtà questo stato non esiste, però i talebani vorrebbero fondarlo.2-talebani-in-afghanistan-2-copia-1.jpg I tweet sono scritti per la maggior parte nella lingua dei talebani ovvero il Pashtun, altri  in un inglese pieno di errori, e fanno propaganda ai vari siti jiadisti, contro gli inavsori USA-NATO, e le altre truppe infedeli. Gli utenti che "seguono" i talebani sono tremila. I talebani a loro volta seguono 12 accounts, tra i quali figurano l'agenzia di stampa afgana Pajhwork ed alcuni siti di news islamici radicali. I talebani seguono anche l'AfghanistanHeroesUK, un'organizzazione no-profit britannica che assiste le truppe in Afghanistan. Vengono seguiti anche i tweet di un ufficiale USA dell'esercito di stanza in Afghanistan, autore tra l'altro di un blog sulla guerra, descritta dal punto di vista di un militare. In questo modo i talebani potrebbero venire in possesso di informazioni e dati sensibili.

Intanto i talebani hanno rivendicato l'uccisione di 2 soldati NATO avvenuta nella provincia meridionale  afgana dell'Helmand l'altro giorno. Era un agente infiltrato degli ex-studenti coranici, il poliziotto cha ha fatto fuoco in un campo di addestramento. Un portavoce dei talebani Yousuf Ahmadi, in un messaggio sostiene che l'infiltrato avrebbe ucciso non 2 militari ma 13. L'attentatore indossava una divisa d'ordinanza e ha sparato sui militari alleati mentre stavano per pranzare.

 

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