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13 dicembre 2013 5 13 /12 /dicembre /2013 15:27
foto-rivoluzione-roma-celerini.JPG 

Ricevo e pubblico un interessante articolo di Monica Palermo:

11-12-13, Piazza Montecitorio, si attende il voto di fiducia del Parlamento. Doveva essere il giorno della grande rivoluzione, quella che avrebbe cambiato l’Italia. Forse è solo l’inizio. A manifestare erano presenti alcune centinaia di persone. Le piazze intorno alla Camera e al Senato erano blindate. Ogni tanto qualche rappresentante del M5S si affacciava tra i manifestanti per aggiornarli di ciò che stava accadendo all’interno della Camera. Ogni tanto qualche manifestante, in modo assolutamente pacifico, esprimeva la sua opinione. La maggior parte, come da consiglio che girava in questi giorni sui social network, era seduta per terra per non dar adito a nulla che potesse essere malinterpretato. A separare i manifestanti dalla piazza un cordone di Celerini, gli uomini dei Reparti Mobili della Polizia di Stato, che come da prassi erano rigorosamente senza caschi, non ce ne stava il motivo. Ho assistito alla manifestazione per parecchie ore e la mia attenzione è andata proprio agli uomini in blu, oggetto di più controversie nei giorni passati. Ho avuto modo di osservare il loro lavoro, la loro professionalità, il loro modo di porsi, come trattavano con le persone, il loro modo di essere super partes, sia che erano politici a parlare che manifestanti, e così è giusto che sia. Sono uomini, esseri umani, hanno idee e ideali anche loro, malcontenti o meno, ma ciò non intacca il rispetto per la divisa che indossano. Spesse volte gli si manca di rispetto anche semplicemente nel chiedere un’informazione, senza far precedere la richiesta da un buongiorno, buonasera, allo stesso modo di chi entra in un bar esordendo con “un caffe” senza un saluto e un perfavore. I Celerini tutelano l’ordine pubblico, tutelano la nostra incolumità, ma non si fermano li, vanno oltre. Sanno ascoltare con comprensione chi si avvicina a loro espondendo un problema, sono attenti osservatori, stanno a riposo senza abbassare mai la guardia, sono bravi psicologi, e tutto cio senza farsi coinvolgere e sempre con un alto livello di attenzione. Devono essere pronti a tutto, fa parte del loro lavoro.

di Monica Palermo

 
 
 
           
                 
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12 dicembre 2013 4 12 /12 /dicembre /2013 18:28

afghanistan-ilaria-grosso-maggiore-bala-balouk.pngHa alle spalle 4 missioni all'estero due in Libano e due in AfghanistanLei è Ilaria Grosso di Genova,ufficiale medico riservista(con il grado di Maggiore) dell'Esercito Italiano,  che quando non parte in missione è chirurgo all'Istituto Tumori di Milano. Durante la sua ultima missione,  ha curato i militari feriti sia quelli italiani che afgani  e i civili. Militari e civili feriti a causa delle esplosioni di ordigni oppure dai colpi di arma da fuoco. E li ha dovuti curare in condizioni difficili, con i pochi mezzi a disposizione che di certo non solo quelli di un grande ospedale  di Milano. Molti feriti  li ha curati nel pronto soccorso allestito pressola Fob"Tobruk",avamposto sperduto nel deserto afgano di Bala Balouk, avamposto che di volta in volta ha ospitato centinaia di militari. Un avamposto che molto spesso si è trovato sotto il fuoco nemico dei talebani e dove ha trovato la morte il sergente Michele Silvestri e dove altri cinque militari italiani erano rimasti feriti in un attacco nel 2012. Lei la dottoressa con le stellette, era presente, e in un'intervista rilasciata tempo fa in tv ha affermato che di certo è stata un'esperienza terribile,  c'è stata paura, un'esperienza che ti lascia un segno, ma che ti sprona anche a combattere per ottenere un futuro migliore per questo popolo e per far si che la guerra finisca. Il fatto di operare quotidianamente a stretto contatto con i militari l'ha fatta sentire parte di una squadra, e di questa esperienza afgana ricoderà per sempre il senso di unione e di fratellanza che si viene a creare durante una missione"Noi siamo quelli di Bala Balouk, Bala Balouk ci ha lasciato un'unione particolare." ha detto in un'altra intervista rilasciata al Tg di Rai 2. "Sono orgogliosa di avere partecipato alla vita di questo pezzetto d'Italia che è stato trasferito qui, e che sicuramente è un'Italia che mi appassione".Parola di  medico con le stellette che è stato in missione in uno dei posti più rischiosi del mondo. 

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10 dicembre 2013 2 10 /12 /dicembre /2013 17:28

foto poliziotti-copia-1 Ieri alle manifestazioni della Rivoluzione del 9 dicembre in varie città italiane, e soprattutto a Torino, molti poliziotti si sono il levati il casco tra gli applausi della gente. Quel gesto in molti lo hanno interpretato come il fatto che i poliziotti stavano passando dalla parte dei manifestanti e che erano solidali al popolo. Ma subito sono arrivate le smentite dai vari sindacati di Polizia. Intervistato in esclusiva per il blog lasottilelinearossa,Roberto Maccione, Segretario Provinciale ADP(Autonomi di Polizia di Genova) ha spiegato il significato di quel gesto:" Il gesto del togliere il casco è una prassi delle manifestazioni tranquille.Non so chi e perchè abbia interesse a strumentalizzare certe cose, spero sia fatto in buona fede e non ci siano dietro altre tematiche politiche o simili .Ovviamente al giorno d'oggi anche chi indossa una divisa ha le sue difficoltà, non viviamo fuori dalla realtà. Io so di essere fortunato ad avere un lavoro, che amo e svolgo sempre con dedizione. Però ad esempio vedo le problematiche delle persone comuni, mia moglie e mia sorella sono disoccupate. I miei genitori vivono con una pensione tutt'altro che d'oro.Non siamo fuori dalla realtà. Ovviamente non vediamo nulla di male quando i nostri vertici affermano che il gesto di togliersi il casco è una prassi, perché come detto prima lo è veramente.Se qualcuno ci vede altro forse non sa di cosa sta parlando.Non si può strumentalizzare a convenienza. Neanche se sei sindacalista". E di strumentalizzazione forse si può davvero parlare a proposito di una foto(poi postata sulla pagina Fb"Movimento poliziotti") che gira sul web, dove si vedono un gruppo di poliziotti e uno di loro sembra reggere il cartello con la scritta:"Il magna magna è finito"vicino ai poliziotti ci sono dei manifestanti. Ad un'analisi più attenta della foto si vede chiaramente come quel cartello sia stato piazzato lì davanti da uno dei manifestanti, dato che il poliziotto ha la mano sul fianco e non è lui a reggerlo. Chi e perchè ha avuto interesse a diffondere questa foto che la gente poi finisce per interpretare in un modo errato?Forse si scoprirà nei prossimi giorni.Per il momento possiamo dire davvero che "niente è come sembra". 

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9 dicembre 2013 1 09 /12 /dicembre /2013 17:49

 


  Dopo tanti proclami e annunci sul web , oggi 9 dicembre è iniziata la rivoluzione in Italiana. La ribellione del popolo italiano contro la situazione di crisi che sta vivendo il paese, contro i politici corrotti, contro la disoccupazione dilagante, contro le tasse. Il "9 dicembre l'Italia si ferma" si può leggere nei vari volantini delle pagine Facebook del movimento dei Forconi e su quella della Rivoluzione del 9 dicembre. E pare che stavolta gli italiani facciano sul serio, perchè a parte la Sardegna, l'Italia è bloccata fino alla Sicilia, ma è soprattutto Torino il cuore di questa rivoluzione italiana. E' a Torino infatti che gli ambulanti hanno bloccato i binari della stazione e la stazione ferroviaria è occupata, la Campania è bloccata lo stesso. Molti autotrasportatori hanno messo di traverso i Tir e camion e bloccato la circolazione. Lo stessa cosa sta accadendo un pò in tutte le città italiane. Una rivoluzione che vuole essere pacifica, anche se a Torino ci sono stati tafferugli tra manifestanti e forze dell'ordine. Una rivoluzione per cambiare l'Italia e allontanare i politici corrotti, ma si temono le pericolose infiltrazioni delle forze di estrema destra cosa che potrebbe fare degenarare la situazione. Quello che non dicono i tg è che a Torino i poliziotti ad un certo punto si sono tolti i caschi tra gli applausi della gente e i"bravi, bravi ragazzi siete come noi, siete la nostra forza"oppure"viva i poliziotti", la stessa cosa è successa a Rho(come si può vedere nel video di legnanonews postato su youtube), dove uno dopo l'altro i poliziotti si sono tolti i caschi e si sono uniti ai manifestanti che urlavano"Dai ragazzi forza, via sti caschi" e poi"Italia, Italia," In una foto che gira in queste ore sul web, un manifestante abbraccia un poliziotto. Non era mai successo prima.Non si sa a quanto possa servire una rivoluzione come questa, che bloccando l'Italia causerà non pochi disagi a cittadini e lavoratori. L'unica cosa certa è che gli italiani non sopportano più la situazione di disagio in cui si trovano, e che questa volta forse la loro ribellione porterà a qualcosa di costruttivo, si spera. I poliziotti sembrano essere passati dalla parte dei manifestanti. 'E questo è il gesto  rivoluzionario che fa riflettere.
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6 dicembre 2013 5 06 /12 /dicembre /2013 18:49

roma-militari-prtesta-del-caffe.jpgSerpeggia il malcontento anche tra le Forze Armate a causa della crisi economica e dei tagli.Da un paio di giorni(come riportato dal sito sostenitori.info) venti militari in rappresentanza dei Sergenti e Brigadieri delle Forze Armate, hanno organizzato una originale e singolare forma di protesta contro il blocco stipendi.La loro è una forma di protesta pacifica: è la protesta del "Presidio del Caffè."Davanti al noto bar romano nei pressi della Camera, aspettano di veder passare qualche parlamentare della Commissione Difesa per offrirgli un caffè ed esporre così i problemi della categoria. Perchè davanti a un caffè si può parlare ed esporre meglio i propri problemi: "Abbiamo parlato con tutte le forze politiche e continueremo ad oltranza in questa protesta pacifica," ha affermato il Delegato del Cocer Interforze, AntonSergio Belfiori, uno degli ideatori della protesta."Offriremo ancora altri caffè ai politici, nel tentativo di sensibilizzare sulla necessità di risolvere i problemi del comparto Difesa.Siamo lavoratori, vogliamo solo che vengano garantiti i nostri diritti."Il Generale Paolo Gerometta, Presidente del Cocer Esercito ha affermato che:"E' un modo per rappresentare i problemi del comparto ai politici.Il blocco stipendiale sta colpendo duramente il settore, con un caffè si parla meglio". E chissà che qualche parlamentare prima o poi oltre che gradire il caffè offertogli  dai militari, ascolti davvero i  loro problemi,  e si dia anche da fare per risolverli. Perchè di questi tempi  di chiacchere se ne sono sentite già troppe e di fatti non se ne vedono.

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4 dicembre 2013 3 04 /12 /dicembre /2013 17:54

afghanistan-passaggio-di-consegne-alla-italian-air-advisory.jpg"In Shindand, uomini e donne di diverse nazionalità, cultura e formazione lavorano insieme per un obiettivo chiaro e condiviso:costruire le basi di un futuro migliore e sicuro per l'Afghanistan"con queste parole il Colonnello pilota, Luca Vitali Comandante dell'Italian Advisor Team, dopo 7 mesi ha ceduto il comando al Colonnello Ivan Mignagna. Nel suo discorso il Colonnello Vitali, ha inoltre voluto sottolineare la collaborazione tra americani e ungheresi allo scopo di costruire un'aeronautica militare afgana indipendente e pienamente operativa  e che proprio questo "è stato il vero valore aggiunto della missione".  Al Comandante subentrante è stato anche consegnato lo stendardo. Alla cerimonia era presente il Colonnello Franco Merlino, Comandante della Transition Support Unit-Center di Shindand, che rappresentava il Generale Michele Pellegrino, Comandante delRc-West, il comando multinazionale su base Brigata Meccanizzata "Aosta"operante nell'area occidentale dell'Afghanistan. La missione del team di Advisors italiani continua. Il team è composto da 35 tra ufficiali e sottufficiali che provengono da diversi reparti dell'Aeronautica Militare Italiana e si occupano dello sviluppo  delle abilità tecniche e professionali  e delle capacità gestionali  di uno stormo di volo, dell'attività addestrativa ovvero di operazioni aeree, fire fighting,  ma anche  di gestione amministrativa e finanziaria , di  gestione delle infrastrutture maintenance, food service, previsioni metereologiche, force protection, billeting, e medical clinic. 

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2 dicembre 2013 1 02 /12 /dicembre /2013 19:23

afghanistan parà del nembo distribuiscono aiuti a bambini400 zainetti, 18 lavagne, kit scolastici, 100 banchi da 3 posti, 200 kit igienico sanitari tutti acquistati con i fondi del Ministero della Difesa italiano:li hanno consegnati i parà del 183°Reggimento"Nembo"agli alunni dei villaggi di Quanati e Mogholan-e-Khone e della scuola di Farqa Bistoyak. La consegna è avvenuta nei giorni scorsi nel distretto di Shindand dove i militari del contingente italiani della TSU-C, l'unità di manovra su base 183°Reggimento"Nembo"di Pistoia e i militari dell'esercito afgano hanno portato a termine i progetti "Sicurezza nelle scuole"e"Alunno Felice"in occasione della Giornata Mondiale dell'Infanzia. Con questi progetti i militari del contingente italiano, hanno condotto una campagna di informazione sui pericoli presentati dagli ordigni e dalle mine inesplose nelle quali i bambini si possono imbattere anche  mentre giocano.  Questi progetti sono stati voluti dal Dipartimento dell'Educazione di Shindand, allo scopo di proteggere i bambini dai rischi rappresentati dai rischi degli ordigni inesplosi. E' stato lo stesso Comandante del 183°Reggimento Paracadutisti "Nembo",al termine di una lezione a sottolineare come:"la testimonianza di quanti militari  del contingente multinazionale su base Brigata Meccanizata "Aosta"siano vicini alle necessità della popolazione locale". Sempre i militari italiani nei giorni scorsi, hanno portato a termine la costruzione di un pozzo d'acqua nel villaggio di Mogholan-e-Khon:ora anche le donne potranno andare al pozzo a prendere l'acqua mentre prima c'era un solo  pozzo e fuori dal villaggio e vi avevano accesso solo i bambini e gli uomini. Nel villaggio di Mogholan-e-now invece i militari italiani hanno invece ristrutturato un capannone pericolante dove viene allevato il bestiame, una delle principali fonti di sostentamento di questi popolo. Perchè la guerra contro i talebani e per un futuro migliore per questo paese si vince soprattutto così.

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1 dicembre 2013 7 01 /12 /dicembre /2013 19:10
Le basi di Farah e di Bala Balouk hanno chiuso e sono state consegnate agli afgani. Nella base ci sono 2.800 militari italiani e 2.000 tra americani e spagnoli. Presto chiuderà anche la base di Shindand, ma per il momento a presidiare questa parte di territorio afgano,  e ad esercitarsi presso il poligono, restano i Bersaglieri del 7°Reggimento di Altamura. Nel video tratto dal sito dell'Esercito, i Bersaglieri utilizzano i nuovi blindati "Freccia", per loro c'è stato un duro addestramento prima di sapere utilizzare alla perfezione questo blindato sul difficile terreno afgano. Tra i tanti Bersaglieri del 7°, quasi tutti pugliesi, c'è anche il Caporal maggiore Mirko Anaclerio, che si preocupa per i suoi genitori che lo aspettano a casa e parla del lavoro in missione. La missione in Afghanistan non è certo facile, ma come afferma:"Ci tocca, dobbiamo uscire, dare una mano a questa popolazione per risollevarsi un pò".
 
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28 novembre 2013 4 28 /11 /novembre /2013 00:34

Il convoglio logistico di mezzi di rifornimento dell'esercito afgano  stava passando per la Valle del Murghab quando all'improvviso si è ritrovato sotto il tiro dei talebani. I militari afgani attaccati da più parti hanno richiesto il supporto aereo dei militari italiani. Era il pomeriggio di ieri, quando immediamente dalla base di Herat si sono alzati in volo gli Amx italiani dirigendosi verso la Valle del Murghab. Sono entrati immediatamente in azione,afghanistan-amx-italiani-entrano-in-azione-mettendo-in-fuga.png sparando dei colpi di avvertimento e mettendo in fuga il gruppo di sedici"insurgents" che erano a bordo di dieci moto. La zona è stata così liberata dalla presenza degli elementi ostili. La zona di Bala Murghab dal settembre 2012 si trova sotto il controllo delle forze di sicurezza afgane,ed è situata nella zona nord occidentale del Rc-West, il Comando multinazionale a guida italiana, attualmente su base Brigata Meccanizzata "Aosta".

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27 novembre 2013 3 27 /11 /novembre /2013 19:29

genova poliziotti scipoero trasportiCerte buone news passano inosservate o non vengono diffuse, chissà poi per quale motivo. La gente ha il diritto di sapere. Di sapere che in Italia ci sono cose che funzionano. Nei giorni scorsi, Genova si è rtrovata paralizzata dallo sciopero e dalla manifestazione dei lavoratori dei trasporti AMT. Nonostante il tono della protesta dura e decisa messa in atto dai dipendenti dell’azienda pubblica di trasporti, non si sono tuttavia verificate tensioni o scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, come ha affermato in un comunicato Robero Maccione, Segretario Provinciale ADP per Genova:

"Questo anche grazie sicuramente alla gestione intelligente dell’evento portata avanti dalla Questura e al personale che nonostante il vasto impiego e le numerose ore di servizio in condizioni non sempre agevoli ha saputo ancora una volta adempiere alla buona riuscita dell’ordine pubblico. Va però giustamente sottolineata e lodata la generale correttezza di comportamento degli scioperanti i quali hanno sempre rispettato il personale impiegato dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri, nonostante la comprensibile tensione del non facile momento lavorativo. Come sigla sindacale attiva nella società civile auspichiamo che questo rispetto tra le parti possa sempre essere presente, anche al cospetto di manifestazioni e scioperi di uguale portata messi in atto con la stessa caparbietà che ha contraddistinto la difesa del lavoro e dei diritti dei dipendenti AMT." Perchè alle volte le cose in Italia funzionano.

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