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24 dicembre 2013 2 24 /12 /dicembre /2013 12:46

foto-lettera-max-latorre1.png I due fucilieri del S.Marco Massimiliano Latorre e Salvatore Girone trascorreranno il Natale in India.Dopo più di un anno si trovano ancora là perchè a niente sono servite le tante chiacchere della diplomazia italiana.Massimiliano Latorre, ha scritto una lettera indirizzata a tutti gli italiani, nella quale con poche e semplici parole esprime in parte la sua amarezza per la prolungata lontananza dalla sua Patria e ringrazia gli italiani. Non c'è rabbia nelle sue parole, perchè come ogni buon soldato sa che deve rispettare gli ordini e adattarsi alla situazione. Ma tutta l'Italia si chiede:è giusto che lo stato italiano al quale i due Marò hanno giurato fedeltà riservi loro questo trattamento, è giusto che dopo più di un anno la diplomazia italiana sembra avere piegato la testa ed essersi asservita totalmente agli indiani forse per interessi economici?A differenza dello stato, gli italiani non hanno abbandonato i due marò e continuano a dedicare loro tante iniziative e pensieri dalle varie pagine Facebook a loro dedicate, come la pagina"Ridateci i nostri leoni nella quale è stata postata la lettera". Ecco la lettera di Massimiliano LaTorre

"Oggi e' la vigilia del Santo Natale, per noi italiani e cattolici è la festa più importante dell'anno, sinonimo di fede, famiglia, unione,calore.
 Purtoppo quest'anno non potro' essere nella mia amata patria per respirare il
profumo che solo da noi si respira in questi giorni. Fortunatamente parte dei
miei affetti piu' cari mi ha raggiunto portando una ventata di gioia,
ma sempre con il cuore rivolto agli altri carissimi affetti che
sfortunatamente non hanno potuto raggiungermi . Volevo augurare a Voi tanta
serenita' , sentimento che ho imparato essere il piu' importante nella vita di
una famiglia, e ringraziarVi per quanto cuore, affetto e passione ponete ogni
giorno nell'essere vicino a me ed ai miei cari , questo per me e' il regalo
piu' grande che potessi sognare di ricevere. Auguri soprattutto ai Vostri
bambini che sono l'anima di questa festa con i loro volti sorridenti e gioiosi
illuminati da alberi e presepi, sempre presenti nelle nostre case rendono la
vita degna di essere vissuta. Vi abbraccio idealmente e con questo abbraccio Vi
trasmetto tutta la mia immensa riconoscenza. Massimiliano Latorre
"

Viene da pensare che l'unica soluzione per riportare  casa i due Marò sia quello di effettuare un blitz ad opera delle Forze Speciali:non è forse giunta l'ora di smetterla con le tante parole al vento della diplomazia italiana e di passare ai fatti?Intanto i due fucilieri del S.Marco sono in India e aspettano nel silenzio dei media.

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22 dicembre 2013 7 22 /12 /dicembre /2013 17:20

foto-libano.jpg Ricevo e pubblico questo articolo di Monica Palermo relativo alla missione di pace UNIFIL dei militari italiani in Libano.

Libano, 18 dicembre 2013 – Si avvicinano le festività natalizie anche per gli uomini impegnati nella missione di pace Unifil e per la popolazione libanese. Un clima di pace e armonia che i nostri uomini hanno voluto condividere distribuendo doni natalizi, col contributo del Civil Affairs Office del Comando UNIFIL e della cellula CIMIC del Settore Ovest, ai ragazzi della scuola pubblica di Al Naqora, che comprende classi materne, elementari e medie. Proprio sull’investimento nella formazione culturale delle nuove generazioni è andato l’interesse del Generale di Brigata Maurizio Riccò, Comandante del Settore Ovest, a guida della Brigata Granatieri di Sardegna, che, alla presenza del Sindaco di Al Naqoura, Mahmoud Ali Mahdi, ha ricordato che è grazie a quest’investimento che si potranno raggiungere gli obiettivi di pace, di stabilità e convivenza. Al termine della visita il contingente Italiano è stato ringraziato dalle Autorità presenti per il fondamentale e prezioso impegno prodigato nella realizzazione dei numerosi progetti per le popolazioni del Sud del Libano.  Foto: Ministero della Difesa (per gentile concessione)

Monica Palermo

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19 dicembre 2013 4 19 /12 /dicembre /2013 19:53

cagliari-brigata-sassari-conclude-addestramento-prima-parte.jpgUno scenario di guerra afgano è stato ricosruito presso il Poligono di Capo Teulada non lontano da Cagliari:è qui che mercoledì, i militari della Brigata Sassari hanno portato a termine il loro addestramento prima della loro in partenza in missione a febbraio. E' stata un'esercitazione( il cui nome era "Impaire"cioè Assieme!) a fuoco ed è stata anche la prima di questo tipo per ciò che riguarda l'Esercito.Ad entrare in azione sul terreno oltre a 150 militari del 152°Reggimento Fanteria della Brigata Sassari, del 3°Reggimento Bersaglieri, del 9°Reggimento Fanteria Bari, e anche nuclei specialistici conposti dai Genieri addestrati per individuare e bonificare il terreno dai micidiali IED,nonchè personale specializzato nell'interagire con aerei in missione di supporto tattico alle forze operative sul terreno.L'esercitazione è stata condotta da un complesso minore rinforzato da assetti del Genio, del 5°Reggimento Guastatori che hanno svolto un'attività di CARCO(Combined Arms Route Clearance Operations). Questa attività di addestramento è specifica per la preparazione alle insidie del terreno afgano disseminato di IED:infatti con questa attività si individuano e disattivano gli IED in modo da garantire la libertà di movimento lungo gli itinerari stradali.L'esercitazione ha visto anche l'impiego  di molti sistemi d'arma di ultimissima generazione ed inoltre circa 30 mezzi di vario tipo tra i quali il nuovo blindato digitalizzato"Freccia".Ad entrare in azione anche i militari del 41°Reggimento Cordenons, con i velivoli a pilotaggio remoto"Raven" e dell'aviazione dell'Esercito con gli elicotteri Ab 205, del 21°Gruppo Squadroni"Orsa Maggiore". Presenti all'esercitazione il Comandante del 2°Comando delle Forze di Difesa,il Generale di Corpo d'Armata Vincenzo Lops e il Presidente della Regione Autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci.

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18 dicembre 2013 3 18 /12 /dicembre /2013 13:29

torino-lettera-bufala-del-poliziotto-sanzionato-per-avere-t.jpgGira da un paio di giorni sul web, la lettera di un presunto poliziotto che afferma di essere stato sanzionato dal punto di vista disciplinare per essersi levato il casco durante le manifestazioni del 9 dicembre. La lettera è in realtà una bufala, un falso clamoroso. A fare la scoperta è stato Roberto Maccione, segretario provinciale ADP(Autonomi di polizia)di Genova, dopo alcune indagini, e  mi ha inviato questo questo breve comunicato."Nei giorni scorsi alcuni disinformatori hanno fatto girare su internet una lettera in cui, il presunto autore, racconta di essere uno dei poliziotti che a Torino si sono tolti il casco il 9 dicembre, durante la manifestazioni dei cosiddetti forconi. In questa lettera veniva riportato che la questura del capoluogo piemontese stava studiando come punire i poliziotti autori di questo gesto che , come già ampiamente spiegato da noi , in realtà non è che una normali prassi operativa.Per scoprire la verità ho preso contatti con colleghi che lavorano insieme a quelli in servizio quel giorno.Ho scoperto che ovviamente nessun procedimento disciplinare è previsto o ipotizzato nei loro confronti. Inoltre chi ha ideato quella falsa lettera non conosce il regolamento della Polizia di Stato, infatti. Lo speciale sistema sanzionatorio, previsto dall’art. 12 del D.P.R. 25 ottobre 1981, n. 737 per gli appartenenti alla Polizia di Stato, sebbene non preveda che la contestazione disciplinare all’operatore di polizia debba avvenire in un termine perentorio (T.A.R. Piemonte, sez I, 27 maggio 2005, n. 564), nondimeno, per espresso rinvio normativo, trova applicazione, in tali evenienze, l’art. 103 del D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, in forza del quale la contestazione degli addebiti deve avvenire “subito”. Ci auguriamo quindi di non doverci più imbattere in informazioni false, diffuse al sol scopo di screditare una delle più importanti amministrazioni dello stato.".

Ecco quindi come stanno realmente le cose. Davvero un grazie di cuore a Roberto Maccione segretario provinciale ADP di Genova, per  avere scoperto la verità e averne messo al corrente gli italiani.

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13 dicembre 2013 5 13 /12 /dicembre /2013 15:27
foto-rivoluzione-roma-celerini.JPG 

Ricevo e pubblico un interessante articolo di Monica Palermo:

11-12-13, Piazza Montecitorio, si attende il voto di fiducia del Parlamento. Doveva essere il giorno della grande rivoluzione, quella che avrebbe cambiato l’Italia. Forse è solo l’inizio. A manifestare erano presenti alcune centinaia di persone. Le piazze intorno alla Camera e al Senato erano blindate. Ogni tanto qualche rappresentante del M5S si affacciava tra i manifestanti per aggiornarli di ciò che stava accadendo all’interno della Camera. Ogni tanto qualche manifestante, in modo assolutamente pacifico, esprimeva la sua opinione. La maggior parte, come da consiglio che girava in questi giorni sui social network, era seduta per terra per non dar adito a nulla che potesse essere malinterpretato. A separare i manifestanti dalla piazza un cordone di Celerini, gli uomini dei Reparti Mobili della Polizia di Stato, che come da prassi erano rigorosamente senza caschi, non ce ne stava il motivo. Ho assistito alla manifestazione per parecchie ore e la mia attenzione è andata proprio agli uomini in blu, oggetto di più controversie nei giorni passati. Ho avuto modo di osservare il loro lavoro, la loro professionalità, il loro modo di porsi, come trattavano con le persone, il loro modo di essere super partes, sia che erano politici a parlare che manifestanti, e così è giusto che sia. Sono uomini, esseri umani, hanno idee e ideali anche loro, malcontenti o meno, ma ciò non intacca il rispetto per la divisa che indossano. Spesse volte gli si manca di rispetto anche semplicemente nel chiedere un’informazione, senza far precedere la richiesta da un buongiorno, buonasera, allo stesso modo di chi entra in un bar esordendo con “un caffe” senza un saluto e un perfavore. I Celerini tutelano l’ordine pubblico, tutelano la nostra incolumità, ma non si fermano li, vanno oltre. Sanno ascoltare con comprensione chi si avvicina a loro espondendo un problema, sono attenti osservatori, stanno a riposo senza abbassare mai la guardia, sono bravi psicologi, e tutto cio senza farsi coinvolgere e sempre con un alto livello di attenzione. Devono essere pronti a tutto, fa parte del loro lavoro.

di Monica Palermo

 
 
 
           
                 
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10 dicembre 2013 2 10 /12 /dicembre /2013 17:28

foto poliziotti-copia-1 Ieri alle manifestazioni della Rivoluzione del 9 dicembre in varie città italiane, e soprattutto a Torino, molti poliziotti si sono il levati il casco tra gli applausi della gente. Quel gesto in molti lo hanno interpretato come il fatto che i poliziotti stavano passando dalla parte dei manifestanti e che erano solidali al popolo. Ma subito sono arrivate le smentite dai vari sindacati di Polizia. Intervistato in esclusiva per il blog lasottilelinearossa,Roberto Maccione, Segretario Provinciale ADP(Autonomi di Polizia di Genova) ha spiegato il significato di quel gesto:" Il gesto del togliere il casco è una prassi delle manifestazioni tranquille.Non so chi e perchè abbia interesse a strumentalizzare certe cose, spero sia fatto in buona fede e non ci siano dietro altre tematiche politiche o simili .Ovviamente al giorno d'oggi anche chi indossa una divisa ha le sue difficoltà, non viviamo fuori dalla realtà. Io so di essere fortunato ad avere un lavoro, che amo e svolgo sempre con dedizione. Però ad esempio vedo le problematiche delle persone comuni, mia moglie e mia sorella sono disoccupate. I miei genitori vivono con una pensione tutt'altro che d'oro.Non siamo fuori dalla realtà. Ovviamente non vediamo nulla di male quando i nostri vertici affermano che il gesto di togliersi il casco è una prassi, perché come detto prima lo è veramente.Se qualcuno ci vede altro forse non sa di cosa sta parlando.Non si può strumentalizzare a convenienza. Neanche se sei sindacalista". E di strumentalizzazione forse si può davvero parlare a proposito di una foto(poi postata sulla pagina Fb"Movimento poliziotti") che gira sul web, dove si vedono un gruppo di poliziotti e uno di loro sembra reggere il cartello con la scritta:"Il magna magna è finito"vicino ai poliziotti ci sono dei manifestanti. Ad un'analisi più attenta della foto si vede chiaramente come quel cartello sia stato piazzato lì davanti da uno dei manifestanti, dato che il poliziotto ha la mano sul fianco e non è lui a reggerlo. Chi e perchè ha avuto interesse a diffondere questa foto che la gente poi finisce per interpretare in un modo errato?Forse si scoprirà nei prossimi giorni.Per il momento possiamo dire davvero che "niente è come sembra". 

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9 dicembre 2013 1 09 /12 /dicembre /2013 17:49

 


  Dopo tanti proclami e annunci sul web , oggi 9 dicembre è iniziata la rivoluzione in Italiana. La ribellione del popolo italiano contro la situazione di crisi che sta vivendo il paese, contro i politici corrotti, contro la disoccupazione dilagante, contro le tasse. Il "9 dicembre l'Italia si ferma" si può leggere nei vari volantini delle pagine Facebook del movimento dei Forconi e su quella della Rivoluzione del 9 dicembre. E pare che stavolta gli italiani facciano sul serio, perchè a parte la Sardegna, l'Italia è bloccata fino alla Sicilia, ma è soprattutto Torino il cuore di questa rivoluzione italiana. E' a Torino infatti che gli ambulanti hanno bloccato i binari della stazione e la stazione ferroviaria è occupata, la Campania è bloccata lo stesso. Molti autotrasportatori hanno messo di traverso i Tir e camion e bloccato la circolazione. Lo stessa cosa sta accadendo un pò in tutte le città italiane. Una rivoluzione che vuole essere pacifica, anche se a Torino ci sono stati tafferugli tra manifestanti e forze dell'ordine. Una rivoluzione per cambiare l'Italia e allontanare i politici corrotti, ma si temono le pericolose infiltrazioni delle forze di estrema destra cosa che potrebbe fare degenarare la situazione. Quello che non dicono i tg è che a Torino i poliziotti ad un certo punto si sono tolti i caschi tra gli applausi della gente e i"bravi, bravi ragazzi siete come noi, siete la nostra forza"oppure"viva i poliziotti", la stessa cosa è successa a Rho(come si può vedere nel video di legnanonews postato su youtube), dove uno dopo l'altro i poliziotti si sono tolti i caschi e si sono uniti ai manifestanti che urlavano"Dai ragazzi forza, via sti caschi" e poi"Italia, Italia," In una foto che gira in queste ore sul web, un manifestante abbraccia un poliziotto. Non era mai successo prima.Non si sa a quanto possa servire una rivoluzione come questa, che bloccando l'Italia causerà non pochi disagi a cittadini e lavoratori. L'unica cosa certa è che gli italiani non sopportano più la situazione di disagio in cui si trovano, e che questa volta forse la loro ribellione porterà a qualcosa di costruttivo, si spera. I poliziotti sembrano essere passati dalla parte dei manifestanti. 'E questo è il gesto  rivoluzionario che fa riflettere.
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6 dicembre 2013 5 06 /12 /dicembre /2013 18:49

roma-militari-prtesta-del-caffe.jpgSerpeggia il malcontento anche tra le Forze Armate a causa della crisi economica e dei tagli.Da un paio di giorni(come riportato dal sito sostenitori.info) venti militari in rappresentanza dei Sergenti e Brigadieri delle Forze Armate, hanno organizzato una originale e singolare forma di protesta contro il blocco stipendi.La loro è una forma di protesta pacifica: è la protesta del "Presidio del Caffè."Davanti al noto bar romano nei pressi della Camera, aspettano di veder passare qualche parlamentare della Commissione Difesa per offrirgli un caffè ed esporre così i problemi della categoria. Perchè davanti a un caffè si può parlare ed esporre meglio i propri problemi: "Abbiamo parlato con tutte le forze politiche e continueremo ad oltranza in questa protesta pacifica," ha affermato il Delegato del Cocer Interforze, AntonSergio Belfiori, uno degli ideatori della protesta."Offriremo ancora altri caffè ai politici, nel tentativo di sensibilizzare sulla necessità di risolvere i problemi del comparto Difesa.Siamo lavoratori, vogliamo solo che vengano garantiti i nostri diritti."Il Generale Paolo Gerometta, Presidente del Cocer Esercito ha affermato che:"E' un modo per rappresentare i problemi del comparto ai politici.Il blocco stipendiale sta colpendo duramente il settore, con un caffè si parla meglio". E chissà che qualche parlamentare prima o poi oltre che gradire il caffè offertogli  dai militari, ascolti davvero i  loro problemi,  e si dia anche da fare per risolverli. Perchè di questi tempi  di chiacchere se ne sono sentite già troppe e di fatti non se ne vedono.

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27 novembre 2013 3 27 /11 /novembre /2013 19:29

genova poliziotti scipoero trasportiCerte buone news passano inosservate o non vengono diffuse, chissà poi per quale motivo. La gente ha il diritto di sapere. Di sapere che in Italia ci sono cose che funzionano. Nei giorni scorsi, Genova si è rtrovata paralizzata dallo sciopero e dalla manifestazione dei lavoratori dei trasporti AMT. Nonostante il tono della protesta dura e decisa messa in atto dai dipendenti dell’azienda pubblica di trasporti, non si sono tuttavia verificate tensioni o scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, come ha affermato in un comunicato Robero Maccione, Segretario Provinciale ADP per Genova:

"Questo anche grazie sicuramente alla gestione intelligente dell’evento portata avanti dalla Questura e al personale che nonostante il vasto impiego e le numerose ore di servizio in condizioni non sempre agevoli ha saputo ancora una volta adempiere alla buona riuscita dell’ordine pubblico. Va però giustamente sottolineata e lodata la generale correttezza di comportamento degli scioperanti i quali hanno sempre rispettato il personale impiegato dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri, nonostante la comprensibile tensione del non facile momento lavorativo. Come sigla sindacale attiva nella società civile auspichiamo che questo rispetto tra le parti possa sempre essere presente, anche al cospetto di manifestazioni e scioperi di uguale portata messi in atto con la stessa caparbietà che ha contraddistinto la difesa del lavoro e dei diritti dei dipendenti AMT." Perchè alle volte le cose in Italia funzionano.

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23 novembre 2013 6 23 /11 /novembre /2013 22:11

roma marcia marò 23 novembre2Hanno sfidato il freddo e la pioggia con i loro tricolori, tricolori anche listati a lutto (per ricordare le vittime dell'alluvione in Sardegna) e gli striscioni"Liberi subito".Erano migliaia le persone che oggi hanno partecipato alla marcia di solidarietà "Tutti insieme per i Marò"a sostegno dei due fucilieri del S.Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone da più di un anno in India con l'accusa di avere ucciso due pescatori indiani, nonostante ci siano le prove della loro innocenza(Vedi altri articoli sul caso dei marò, alla sezione:attualità sempre su questo stesso blog e anche su http://inostrileoni.altervista.org/blog).  Hanno sfidato soprattutto il silenzio davvero assordante dei media italiani, che chissà per quale motivo hanno deciso di far calare il silenzio su questa drammatica vicenda. Molte le persone che non sapevano niente della marcia se non fosse stato per i post e il comunicato stampa relativo all'evento, orgnizzato dai familiari dei due militari, post che giravano sul web in questi giorni. Dai Tg e dai giornali un silenzio assordante e incomprensibile. Alla marcia partita da Piazza Bocca della Verità erano presenti anche i famigliari dei due fucilieri"Se non tornano a Natale li andiamo a riprendere noi"parola di Vania la moglie di Salvatore Girone. "Salvo è sereno e forte, siamo pronti a supportare e a trasmettergli forza"ha affermato sempre Vania."E' bellissimo vedere quanta gente gremisce questa piazza, abbiamo impiegato tanta energia giorni e notti e insonni davanti al pc o a fogli bianchi per organizzarla(la marcia).Non possiamo dimenticare Massimiliano e Salvatore" ha detto invece la fidanzata di Massimiliano Latorre, Paola. I due fucilieri del S.Marco hanno potuto seguire la marcia in collegamento assieme all'inviato del governo italiano Staffan de Mistura, Salvatore Girone ha fatto pervenire un messaggio tramite la moglie:"Ogni giorno che passa sento sempre più il dovere di mantenere alto l'onore di un soldato italiano e della nazione. Nella nostra situazione qualunque soldato e qualsiasi paese lotterebbe per far sì che vengano riconosciuti i diritti propri e internazionali e nel nostro caso anche la propria innocenza". Parole misurate, composte come si addicono ai soldati, soldati che devono obbedire agli ordini, che non possono protestare. Soldati traditi da un governo che poco sta facendo per arrivare ad una rapida risoluzione del caso. Soldati abbandonati nel silenzio dei media, ma stretti dal  caloroso abbraccio e sostenuti dalle migliaia di italiani presenti oggi  in piazza.

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