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28 giugno 2011 2 28 /06 /giugno /2011 18:10

DC-9-strage-Ustica.jpg Il 27 giugno 1980 un DC-9 dell'Itavia con 81 passeggeri  sparisce all'improvviso dagli schermi radar inabissandosi nel Tirreno. Sono passati trentuno anni. Trentuno anni di misteri e di depistaggi, di documenti e  di testimoni utili alla ricerca della verità che spariscono nel nulla. Trentuno anni dopo c'è una nuova testimonianza che potrebbe definitivamente fare chiarezza su quanto accaduto quella sera. Il testimone oculare, è un imprenditore, ha deciso di parlare solo adesso perchè prima aveva paura, e gli era stato consigliato di non farlo. All'epoca aveva 30 anni e racconta cosa ha visto quella sera:"Era il 27 giugno del 1980, un venerdì  ne sono certo. Erano da poco passate da qualche minuto le 21.00 e quello che ho visto non l'ho mai dimenticato, nè raccontato ad un magistrato, nè tantomeno ad un giornalista. Mi fu consigliato di non parlare. Quel giorno io e mia moglie eravamo in Calabria, a Sellia Marina, precisamente alloggiavamo al Triton. Prima di andare a cena eravamo sul terrazzo. Guardavamo le montagne della Sila, erano circa le 21.05, massimo le 21.10. Guardavamo in direzione di Sezale e in lontananza, proprio verso la Sila, si vedevano come dei fuochi d'artificio. La cosa strana è che erano solamente orizzontali: raffiche velocissime che avevano lo stesso colore della luce emessa dalle lampadine a filamento, e quei bagliori sono durati almeno un  minuto. Ho guardato meglio, c'era ancora luce e ho visto, che c'erano degli aerei in salita verso Crotone: ho avuto la sensazione che uno rincorresse l'altro sparandogli. Dopo alcuni minuti, forse,5,ma anche meno,ne ho visti altri due, li ho sentiti arrivare alle mie spalle, potrebbero avere sorvolato Catanzaro, venivano da sud-sud-ovest. Volavano a bassissima quota, a pelo d'acqua, e paralleli in direzione di Capo Rizzuto. Sì sono sicuro, quelli sul mare erano dei caccia militari, colore verde mimetico, e sotto le ali non avevano coccarde. Negli anni successivi mi sono documentato, ho guardato, decine di foto, per me erano due F-16. Poi mi hanno detto che quel colore l'avevano solo gli israeliani.(Tra l'altro gli israeliani sono stati i primi ad avere in dotazione gli F-16 A/B Falcon)." Per ciò che riguarda invece gli aerei visti sulla Sila, il testimone afferma che Erano troppo lontani."Ma sono certo che tra loro c'è stato Un duello e in quello stesso contesto due F-16 hanno avuto un ruolo". Il testimone non parla del Mig 23 libico i cui rottami furono trovati sulla Sila. Ma è sicuro che mentre guardava verso la Sila, di avere visto il Mig mentre veniva inseguito. La sua testimonianza concorda con altre che sono agli atti dell'inchiesta, che affermano di avere visto il Mig inseguito da due F-16. Testimoni che non hanno parlato per paura. L'Aeronautica Militare ha sempre sostenuto che il Mig libico si schiantò sulla Sila il 18 luglio e non il 27 giugno. Il testimone poi afferma:"La mattina seguente, il 28, stavo rientrando in Toscana, sull'autostrada per Cosenza mi fermai a fare rifornimento di carburante e al bar lessi su un quotidiano che era precipitato un aereo civile vicino all'isola di Ustica." Il Mig precipitato sulla Sila aveva la carlinga forata dai colpi di un mitragliatore. Tra le tante ipotesi sulle cause della strage una è quella della violazione dello spazio aereo italiano da parte del Mig, mentre nel Mediterraneo era in corso un'esercitazione della Nato:"Natinad Demon Jam V". Tra i rottami del Mig precipitato sulla Sila venne ritrovato un biglietto bruciacchiato, scritto in arabo, biglietto poi sparito come tanti altri documenti. Un ufficiale dell'A.M. in congedo, nel 1997 parla con il giudice Priore che si occupa dell'inchiesta, afferma che sul biglietto  c'è una specie di dichiarazione:"Io sottoscritto pilota....colpevole dell'abbattimento e della morte di tanti...." firmato: Ezzedin Fadeh El Khalil. Cosa volevano dire quelle parole? Forse quel pilota esprimeva il suo desiderio di voler espiare una grave colpa per l'abbattimento di un aereo civile con un gesto suicida? Il testimone oculare ha deciso di parlare solo adesso, solo trentuno anni dopo la strage: perchè? Perchè venne a sapere che un suo amico, calabrese come lui, che aveva visto il cadavere del pilota libico del Mig abbattuto sulla Sila,affermò che la morte di quel pilota risaliva a 20 giorni e cioè al 27 giugno. Fu bastonato a sangue e costretto a cambiare versione, ad affermare che no, quel cadavere non era affatto in avanzato stato di decomposizione. Il testimone oculare che ha deciso di raccontare ciò che ha visto la sera del 27 giugno dopo trentuno anni, andrà da un magistrato a fare la sua deposizione. Forse finalmente si scoprirà la verità. Dopo trentuno anni sarebbe ora. 

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27 giugno 2011 1 27 /06 /giugno /2011 18:37

Succede anche in questo in un conflitto che ormai pare senza via d'uscita.nave-militare--particolare-copia-2.jpg Una storia incredibile, quella di oltre 100 militari della Marina Militare Italiana in missione nella guerra libica, in mare da ormai più di tre mesi continuativi. Svolgono le loro attività operative sotto il Comando di Onu e NATO, senza potere rimettere piede a terra e vengono pagati 3. Tra di loro ci sono anche oltre 1000 marinai di Taranto. Una situazione difficile, insostenibile anche per il fatto che fino ad ora non è stato emanato nessun decreto legge per il finanziamento della Missione Internazionale in Libia. Per tre mesi di navigazione senza interruzione verrano pagati 3 euro l'ora, per le ore di servizio in più svolte. Di certo è che la vita di  un militare della Marina Militare a bordo è molto dura e se la prospettiva è quella di essere pagati 3 euro l'ora lo diventa ancora di più. A bordo in pratica non esiste riposo:si dorme per 4 o 5 ore al giorno, le difficoltà aumentano inoltre quando il mare è forza otto o quando sono previste le esercitazioni. Antonio Ciavarelli, delegato del CO.CE.R, afferma che:"Le indennità a chi opera nei teatri operativi, sono dei riconoscimenti per le spese che la famiglia sostiene nel privarsi di un membro della famiglia per mesi, ma sono anche il riconoscere simbolicamente  una condizione di particolare rischio e le conseguenze di questa. Le Forze Armate fanno il bene della nazione e della comunità anche all'estero, ma ciò che le contraddistingue è quello di essere e di rimanere una Forza che serve ad opporsi alla violenza e ciò comporta seri rischi e sacrifici al limite". Il COCER Marina  ha affermato di"fare quadrato con il suo Capo di Stato Maggiore, che senza dubbio sta spendendo le sue energie per i giusti riconoscimenti rispetto ai sacrifici dei suoi equipaggi". Ciavarelli afferma che:"Non si tratta di rivendicare un trattamento economico che pare distinguere i militari dagli altri cittadini. Viceversa si chiede con forza il riconoscimento per la situazione professionale limite, in cui si trovano i nostri marinai ed i sacrifici anche economici che sono a carico delle famiglie. Se non, fosse per la ferma convinzione da parte degli equipaggi di svolgere un servizio alla Nazione e alla Pace tra i popoli, sarebbe quasi impossibile ottenere grandi risultati, che in una situazione così difficile, silenziosamente si stanno conseguendo". La risposta del Capo di Stato Maggiore della Marina al CO.CE.R,non si è fatta attendere e ha affermato che:"Ha avviato presso le autorità competenti le oppotune azioni affinchè per l'Operazione Unified Protector", possa essere riconosciuto il medesimo trattamento economico previsto per le missioni internazionali". Il caso è approdato anche in Parlamento, con un'interrogazione che ha reso nota la situazione, però nessun parlamentare si è interessato al caso. Insomma il personale della Marina Militare Italiana sta svolgendo un servizio alla Nazione e alla pace tra i popoli, un lavoro di cui possono andare fieri e orgogliosi. Ma il governo a quanto pare è indifferente a tutto questo, dato che non risolve il problema. A furia di tagliare a destra e a manca, di questi tempi, come tante altre categorie lavorative, i militari della Marina presto saranno costretti a provvedere di tasca propria alla loro esigenze, forse dovranno pagarsi pure la branda e i pasti. E di certo la loro non è una vacanza in crociera.

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21 giugno 2011 2 21 /06 /giugno /2011 17:10

memorial-paolo-ciaramella-giugno-2011-pkasa.jpgIn questo mese di giugno, a Caserta  si sta svolgendo il torneo di calcetto "Primo Memorial Paolo Ciaramella" i ricordo di un ragazzo morto in seguito ad un incidente stradale.  Il torneo al quale partecipa la squadra "Paraca 42", si articola in 3 gironi di 5 squadre per un totale di 15 squadre, alle fasi successive accedono le prime 2 classificate per ogni girone più le terze migliori squadre."Paraca 42" è il nome del vino creato in onore della Folgore dall' ex Caporalmaggiore della Folgore Nicola D'Angelo. Venuto a conoscenza di questo torneo, decide di partecipare all'evento per onorare la memoria di Paolo Ciaramella. Con i fondi ottenuti dalla vendita delle prime bottiglie di "Paraca 42",riesce a sponsorizzare una squadra. Squadra che viene composta da un suo amico di vecchia data, Michele Sacco che ne è anche il Capitano. Nicola D'angelo  chiede all'amico di costruire una squadra che sia composta da ottimi elementi, gli spiega che la maglia con il marchio"Paraca 42" che dovranno indossare i giocatori, dovrà essere per loro come indossare una divisa. Infatti questo  marchio  è sempre legato indissolubilmente alla Brigata Folgore.  "Paraca 42" è' il nome di un vino rosso, creato  in onore della celebre Brigata, rosso come il sangue versato dai paracadutisti  della Folgore durante la loro eroica impresa a El Alamein nel 1942. Anche i giocatori in panchina indosseranno  orgogliosi le maglie con il marchio"Paraca 42". In meno di una settimana il Capitano Michele Sacco(un esperto giocatore di calcio)  mette su una squadra di dieci ottimi elementi: Michele Pastore, Michele Sacco, Enzo Capasso, Luigi dell'Aquila, Fabio Viscardi, Saverio Santonastaso, Antimo Fiorillo, Massimo Carnevale, Francesco Portone, Arturo di Bernardo e Vincenzo Capone dello staff della panchina. Il Mister della squadra è l'ex parà della Folgore Nicola D'Angelo. La squadra "Paraca 42"si sta rivelando un vero e proprio squadrone a tutti gli effetti:ha infatti giocato 4 partite fino ad ora e le ha vinte tutte e 4. Nella squadra c'è un giocatore(Francesco Portone) classificatosi come migliore capocannoniere con 21 goal all'attivo contro i 15 del 2° classificato,e uno candidato a migliore portiere. La squadra si è resa protagonista di vere e proprie imprese eroiche. La prima partita l'ha vinta per 9 a 3,una partita nella quale il Capitano Michele Sacco ha segnato il primo goal con una rovesciata davvero spettacolare. La seconda partita è stata vinta per 9 a 4, nonostante l'assenza di 2 titolari:il Capitano Michele Sacco ed il difensore Fabio Viscardi. Nonostante le difficoltà, la squadra "Paraca 42" ha tenuto alto l'onore e l'immagine del marchio indossato. La squadra è stata protagonista di azioni e assist spettacolari, grazie alle dritte del vice Capitano Francesco Portone.  La terza partita ha visto la squadra protagonista di una vittoria strepitosa per 7 a 2, anche il portiere Michele Pastore è andato a segno con un lungo rilancio ingannando il portiere avversario. La squadra è stata onorata dalla presenza di Massimo Carnevale, giocatore con esperienza pluriennale nel calcio professionistico e con esperienze in serie B di calcio italiano. Ha preso in mano le redini della partita andando addirittura ia segno con un goal fatto da notevole distanza:una bordata al volo mettendo la palla alle spalle del portiere. Bisogna sottolineare che gli avversari erano stati giudicati favoriti al titolo. La quarta partita è stata vinta per 14 a 0:una vera e propria goleada del vice Capitano della squadra Francesco Portone. Da sottolineare la presenza sul campo del Mister Nicola d'Angelo, una presenza eroica la sua, nonostante avesse la febbre a 39°. Erano presenti anche la madre ed un fratello del defunto. A fine partita essi non hanno potuto fare a meno di complimentarsi con i componenti della squadra "Paraca 42"per la loro prestazione in campo, ma sopratutto per la disciplina. In una breve intervista on line ho chiesto a Mister D'Angelo:"Mister D'Angelo cosa ne pensa di questa di questa squadra?"la sua risposta è stata:"Questi ragazzi mi hanno fatto venire in mente i paracadutisti,massicci e incazzati, ma soprattutto disciplinati, ricevo complimenti ogni volta che finisce un incontro, ma chi mi conosce sa che quando ci sono da ricevere complimenti  questi sono per tutti i componenti della squadra, quando invece ci sono da prendere fischi e critiche o altro sono io il primo ad assumermene la responsabilità". Mister D'Angelo è rimasto meravigliato da tutti i gioatori, per le loro caratteristiche di gioco,cioè di Enzo Capasso, Savero Santonastaso, Luigi dell'Aquila, e addirittura di Antimo Fiorillo. Infatti Fiorillo doveva essere un rincalzo, ma quando è stato chiamato in causa, ha ben mostrato il suo impegno.Di certo questa squadra di fischi non ne ha preso nemmeno uno. La "Paraca 42" si è classificata come migliore squadra prima del suo girone. Le vittorie sono dovute anche alla "linea dura" imposta da Mister D'Angelo, che ha saputo imporre una ferrea disciplina ai suoi ragazzi, come un vero e proprio "sergente di ferro", memore del suo passato nella Folgore, ha sempre chiesto a loro massimo impegno, grinta e determinazione. E le soddisfazioni non sono tardate ad arrivare.La squadra"Paraca 42"è ora candidata al premio Fairplay per la disciplina tenuta in campo. Motivati dalle sue parole , massicci e incazzati proprio come dei veri parà, i ragazzi non hanno deluso le aspettative del loro Mister. Ora la squadra "Paraca 42"vola verso la vetta. 

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3 giugno 2011 5 03 /06 /giugno /2011 17:49

E quando si sente il rombo assordante delle frecce tricolori e si vede l'inconfondibile scia tricolore nel cielo romano è davvero un'emozione unica. Un'emozione provata dalla folla presente ieri nella capitale. Gente proveniente da tutta Italia, molti sono arrivati all'alba o il giorno prima per conquistarsi il fortunato posto in prima fila e potere assistere alla parata da vicino. La Festa della Repubblica quest'anno è stata davvero indimenticabile perchè è coincisa anche con l'anniversario del 150° dell'Unità d'Italia. La cerimonia è iniziata con l'Inno di Mameli, il primo sorvolo delle frecce tricolori e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che rende omaggio alla tomba del milite ignoto. La parata è stata aperta dai Granatieri di Sardegna con le uniformi storiche del 1786. E' stata articolata in 3 settori:il primo di carattere storico-rievocativo, con il racconto dello Stato Unitario, le Guerre d'Indipendenza,la Prima Guerra Mondiale,la Liberazione, il tutto rappresentato con le uniformi storiche dell'epoca di Esercito, Marina Militare, Aeronautica, nonchè di tutti i Corpi Armati e non dello Stato. Il secondo settore invece è stato dedicato alle Missioni Internazionali nelle varie parti del mondo alle quali partecipano le Forze Armate Italiane, il terzo settore invece ha fatto sfilare i Reparti d'Elite altamente specializzati e mezzi all'avanguardia. I più applauditi della parata i Bersaglieri, la Brigata Sassari, e la Folgore. La parata è stata conclusa dai reparti a cavallo e dal passaggio della pattuglia acrobatica nazionale. Misure di sicurezza davvero imponenti con cecchini piazzati sui tetti, data la presenza quest'anno di ben 80 delegazioni  internazionali tra cui:il vicepresidente USA Biden,forse tra i più entusiasti :ha applaudito più volte durante la parata delle truppe,il Segretario Generale della Lega Araba Amir Moussa, il Presidente afgano Hamid Karzai, il Presidente Russo Dmitry Medvedvev,il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki Moon,il Re di Spgana Juan Carlos,il Presidente tedesco Christian Wulf, il Presidente israeliano Simon Perez, il leader dell'ANP Abu Mazen, solo per citarne alcuni. Il Presidente Giorgio Napolitano in un messaggio inviato al Capo di Stato Maggiore della Difesa, il Generale Biagio Abrate ha voluto rocordare l'impegno dei militari italiani impegnati nelle missioni all'estero:"Oggi ricorre il 65° anniversario della nascita della Repubblica Italiana. Stamane al sacello del milite ignoto, ho rivolto il mio commosso pensiero a tutti i militari frecce-tricolori-festa-repubblica-2-giugno-2011.jpgcaduti per la difesa della Patria, al servizio e per la salvaguardia delle sue libere istituzioni. Nell'anno i cui celebriamo il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia,il 2 giugno ci offre un'opportunità del tutto speciale per soffermarci a rflettere sulla storia del nostro Paese e sui grandi eventi che l'hanno segnata:dalle guerre risorgimentali ai 2 conflitti mondiali, tra i quali si collocarono gli anni bui della dittattura e del bellicismo fascista, e poi finalmente la Repubblica e la Costituzione, e con esse una nuova alba e la rinascita della Patria, illuminata dalla riconquista della libertà e dalla roostruzione della demorazia. Ai militari italiani di ogni grado, specialità e categoria vanno il plauso inondizionato dei concittadini, la riconoscenza delle popolazioni presso le quali ogni giorno essi prestano la propria opera di protezione e assistenza. Ad essi va egualmente il rispetto dei paesi alleati che di tale opera hanno ed apprezzano sul campo il,valore e l'efficacia. Viva le Forze Armate Italiane,Viva l'Italia."  E quando le frecce alla fine della parata, effettuano l'ultimo sorvolo si  prova di nuovo un'emozione fortissima:l'emozione e l'orgoglio di sentirsi italiani ,tutti uniti idealmente in unico grande abbraccio sotto un cielo tinto di tricolore. Come se per un momento le differenze tra nord e sud non esistessero più, almeno per un giorno.

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27 maggio 2011 5 27 /05 /maggio /2011 18:57

 attentato-libano-militari-unifil-italiani-27-maggio-2011.jpgUn ordigno è esploso al passaggio di un convoglio di militari italiani dell'Unifil in Libano. In sei sono rimasti feriti, dei quali uno è gravissimo. Viene smentita definitivamente la notizia di un caduto tra i militari, diffusa in un primo momento. Come già accaduto  troppe volte per la missione del contingente italiano in Afghanistan, quando si tratta di dare la notizia di un attentato è un tragico rincorrersi di notizie, e anche in questo caso la smentita del militare morto è arrivata verso le 18.00 parecchie ore dopo l'attentato. Sul web si potevano leggere addirittura le notizie riguardanti le parole di cordoglio dei politici italiani per la morte del militare italiano in Libano. Poi la smentita del Ministro della Difesa La Russa:"Sono sei i soldati italiani rimasti feriti, due dei quali in modo grave, nell'attentato che ha colpito il convoglio Unifil in Libano. Dei due feriti gravi, uno rischia di perdere un occhio, mentre l'altro ha una lacerazione alla carotide ed è già stato operato." Perchè si è dovuto aspettare fino alle 18.00 per avere la smentita ufficiale della notizia del caduto? L'attentato è avvenuto nei pressi della città di Sidone a circa 40 km a sud di Beirut. L'ordigno che ha provocato la deflagrazione e colpito l'ultimo mezzo della colonna, era stato piazzato dietro un guardrail di cemento ai bordi  della strada. Strada utilizzata abitualmente dai militari italiani. Nell'attentato sono rimasti feriti anche dei civili libanesi. Secondo quanto affermato dal portavoce ufficiale della Missione Unifil in Libano, Andrea Tenenti all'Ansa:"Non sono in pericolo di vita i sei soldati italiani di Unifil feriti oggi,il ferito più grave è stato operato e a quanto ci risulta è fuori pericolo. Gli altri sono stati feriti in modo lieve". Intanto sono state diffuse le prime immagini del mezzo colpito dall'esplosione: si tratta di un VM 90"Torpedo" aperto e non blindato.

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16 maggio 2011 1 16 /05 /maggio /2011 14:43

Spesso ci si dimentica della missione del contingente militare in italiano in Afghanistan. Se ne parla solo  quando muore qualche soldato,ring-road-afghanistan-2.jpg e meno ancora quando ci sono vittime anche tra i civili, spesso bambini. Il Libro "Ring Road" scritto dal Maggiore Mario Renna, ufficiale addetto alla pubblica informazione della Brigata Taurinense presentato al Salone del Libro di Torino il 13 maggio, racconta 26 mesi di missione in Afghanistan dall'aprile al dicembre 2010. La Ring Road indica l'anello di asfalto che si snoda attraverso l'Afghanistan, ovvero tre mila Km che mettono in collegamento tra loro tutte le città e le regioni del paese. Il libro è un vero e proprio diario della missione, durata 6 mesi, che racconta la vita di tutti i giorni degli Alpini impegnati in missione. Un libro che aiuta a comprendere le ragioni del lavoro svolto dagli Alpini e anche la complessità della loro missione. Una missione che si occupa di diversi ambiti: dal campo della sicurezza, allo sviluppo sociale ed economico dell'Afghanistan. Si parla anche dei combattimenti contro gli"insurgents", dei  conbattimenti a bassa   intensità con armi leggere e mortai, dei progetti di costruzione di scuole ed ambulatori, dell'assistenza sanitaria e veterinaria alle comunià dei villaggi, del sostegno alle elezioni afgane, nonchè dell'addestramento delle forze di sicurezza di Kabul. Si parla anche delle emozioni dei militari durante le perlustrazioni e i pattugliamenti, della  concentrazione e del coraggio di questi uomini e donne che sono consapevoli del fatto che la morte potrebbe essere dietro l'angolo. Il libro mette in evidenza anche lo stile italiano del contingente nel suo approccio con la popolazione llocale, come afferma il Maggiore Mario Renna:"Molti eserciti stranieri ammirano il grado di empatia che spesso si verifica tra i nostri militari e le comunità afgane alla base della quale c'è rispetto e generosità. E'una terra difficile e complessa dal punto di vista culturale. Ma l'apertura che cerchiamo sempre di dimostrare è una costante del nostro operato, quasi un DNA". Il libro descrive senza retorica, ma con uno stile asciutto e rigoroso la quotidianità della missione in Afghanistan degli Alpini, e in generale quella dei militari italiani in missione in Afghanistan, aiutando i lettori a farsi un 'idea delle difficoltà, dei tanti pericoli ma anche delle tante piccole vittorie di ogni giorno: come quella di ridare il sorriso e la speranza in un futuro migliore ai bambini afgani con l'inaugurazione di una nuova scuola.

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7 maggio 2011 6 07 /05 /maggio /2011 17:41

Al-Quaeda conferma l'avvenuta uccisione  di Osama Bin Laden. L'ha fatto con un messaggio, al quale dovrebbe seguire un video, registrato da Osama stesso una settimana prima di essere ucciso in Pakistan. "Il sangue del santo guerriero, lo sceicco Osama Bin Laden, che Allah lo benedica è prezioso per noi e a tutti i musulmani, e non sarà sprecato. Lo sceicco non ha costruito un 'organizzazione che sarebbe scomparsa con lui. La morte di Osama Bin Laden è una maledizione che presto si abbatterà sugli americani, e sui loro collaboratori, in patria e all'estero. Osama è un eroe, lui è un martire della Jihad". Ciò che si teme adesso è l'escalation di attentati da parte dei terroristi non solo contro gli USA, ma anche in Europa e nei confronti delle truppe impegnate nella guerra in Afghanistan.talebani 4 jpg Gli appunti e i pc ritrovati nella fortezza di Abbotabad in Pakistan, sottopposti ad un primo esame sommario, non lascerebbero dubbi sul fatto che Osama Bin Laden stesse pianificando una serie di attentati nelle metropoli americane in vista dell'anniversario dell' 11 settembre. Intanto sono molte le manifestazioni che si stanno svolgendo sia in Pakistan,ma anche Egitto, Turchia, Indonesia: in tanti hanno manifestato al termine della giornata di preghiera del venerdì. Proteste e slogans contro gli USA ma anche contro il Pakistan stesso, reo di essersi asservito agli USA, gli estremisti islamici hanno gridato vendetta per l'uccisione del leader di Al-Quaeda. Sono stati sparati anche dei colpi d'arma da fuoco in aria, ma per fortuna non si sono registrati feriti. Su uno degli striscioni dei manifestanti si poteva leggere in inglese la scritta:"L'assassinio di Osama in futuro darà vita a molti Osama". La fortezza di Osama ad Abottabad è meta di tanti curiosi, in molti si chiedono come sia stato possibile che Osama abbia potuto vivere lì senza che nessuno, compresi i vicini si accorgessero della sua presenza. Si dice che presto la fortezza di Abbotabad verrà fatta saltare in aria per evitare che diventi un luogo di culto del "mito" di Osama. E forse il mito attecchirà più rapidamente grazie al fatto che nessuna foto del corpo di Bin Laden ucciso(anche solo una foto delle tante disponibili, quella meno cruenta)verrà mostrata al mondo intero, che avrebbe tutto il diritto di vederla. E non è curiosità morbosa o sete di dettagli macabri. Ma la volontà di vedere la prova reale che Osama Bin Laden è davvero morto. Forse non basta la conferma di Al-Quaeda? Non mostrando almeno una foto le dicerie, le voci, i dubbi sulla  presunta morte del leader di Al-Quaeda cresceranno di giorno in giorno, producendo "l'effetto mito". 

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4 maggio 2011 3 04 /05 /maggio /2011 17:56

osama-foto-falsa-2.pngMentre sul web compaiono foto di Bin Laden ucciso che poi si rivelano grossolani fotomontaggi, come l'ultimo, realizzato su una sequenza del film"Black Hawk Down",(foto a sinistra) e si rincorrono le voci e i dubbi sul fatto se il capo di Al Qaeda sia stato ucciso, la CIA ha preso finalmente una decisione:pubblicherà la foto di Bin Laden ucciso. Il numero della CIA Leon Panetta in un'intervista rilasciata alla NBC ha affermato:" Siamo stati in grado di trovarlo,credo sia importante dimostrare al resto del mondo la nostra capacità di averlo trovato ed ucciso". Parole che contrastano con quanto affermato dal Segretario di Stato Hillary Clinton e dal Segretario della Difesa, Robert Gates, contrari alle pubblicazione delle foto in quanto potrebbero causare rivolte nel mondo arabo. Intanto si moltiplicano le voci discordanti su come sia avvenuto il blitz che ha portato all'uccisione di Osama Bin Laden: secondo la figlia dodicenne Osama sarebbe stato prima catturato e poi ucciso a sangue freddo. Ma perchè le foto di Bin laden ucciso non sono state ancora mostrate? Perchè sarebbero delle foto raccapriccianti. In una foto si vedrebbe il viso di Bin Laden con un profondo squarcio e la fuoriuscita di materia cerebrale dalla ferita. Per questo motivo, la foto che verrà mostrata sarà quella del corpo ricomposto prima della sepoltura in mare. In questa foto si vedrebbe il viso di Bin Laden con un foro di proiettile all'altezza dell'occhio sinistro. Poi ci sarebbero altre foto scattate nell'hangar in una base militare USA in Afghanistan, che mostrerebbero il leader di Al Quaeda con la testa squarciata dalla ferita. Altre foto, mostrano i momenti del blitz e della sepoltura in mare di Bin Laden. Certo è che più la CIA rimanderà la pubblicazione di una foto o delle foto di Bin Laden ucciso, più si diffonderenno i dubbi e le voci sulla sua presunta morte, alcuni pensano che in realtà Osama sia morto tempo fa, altri che non sia morto affatto. Quindi un vero e proprio effetto boomerang per la CIA e per Il Presidente Obama che deve mostrare al più presto la prova fotografica della morte di Osama. In caso contrario i dubbi sulla morte del capo di Al Quaeda saranno destinati ad alimentarsi sempre più, creando  proprio quell'effetto "mito" o "leggenda" di Bin Laden che Il Presidente Barack Obama voleva evitare. Pochi minuti fa(ore 19.15)Sky Tg 24 ha adato la notizia che il Presidente Obama non diffonderà alcuna foto di Bin Laden.   

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2 maggio 2011 1 02 /05 /maggio /2011 16:52

Americani che esultano con bandiere a stelle e strisce per le strade e gridano di gioia:questa la reazione alla notizia del giorno: Osama Bin Laden è stato ucciso dalle Forze Speciali USA, durante un blitz a nord di Islamabad in Pakistan.bin laden 2-copia-1Una notizia data dal Presidente degli Stati Uniti in diretta tv alle 23 dalla East Room della Casa Bianca( erano le 5 del mattino in Italia):"Osama Bin Laden è stato ucciso, giustizia è stata fatta. Oggi sotto la mia direzione una piccola squadra di americani ha portato a termine l'operazione con straordinario coraggio e abilità. Nessun americano è stato ferito. Si è fatto il possibile per proteggere i civili". Un blitz che era stato programmato da tempo, e che è stato portato a termine anche grazie alla collaborazione con l'intelligence pachistana. Da tempo infatti si era scoperto che il vero nascondiglio di Osama non erano le grotte di Tora Bora, ma una bunker nei pressi di Islamabad. L'operazione militare che ha portato all'uccisione di Bin Laden è stata portata a termine in 15 minuti, 15 minuti di fuoco intenso, da parte di un commando delle Forze Speciali USA che aveva simulato più volte questo tipo di operazione. L'ordine di catturare o uccidere Bin Laden è stato dato direttamente dallo stesso Presidente degli Stati Uniti. E' stato ucciso dopo essere stato colpito alla testa e al volto. Osama viveva in un condominio fortificato a circa 70 km a Nord di Islamabad . Con lui sono state uccise altre 4 persone, mentre 2 mogli e 6 figli di Bin Laden sono stati arrestati. Il blitz è stato condotto con l'utilizzo di 4 elicotteri, uno dei quali si sarebbe schiantato al suolo dopo essere stato colpito da colpi d'arma da fuoco eplosi da terra. Le analisi del DNA confermano al 99,9% che il cadavere sarebbe proprio quello di Osama,poi sepolto in mare come vuole la tradizione islamica. Gli USA per il momento non hanno ancora mostrato le immagini del corpo di Osama Bin Laden. Il Pentagono ha affermato che comunque anche con le ferite al volto e alla testa è riconoscibile. Tuttavia i dubbi restano. Bin Laden è stato veramente ucciso? Già altre volte in passato, infatti, era data la notizia della morte di Bin Laden, salvo poi rivelarsi una bufala. I dubbi restano:perchè tanta fretta di sepellire in mare il corpo? Perchè non vengono mostrate le immagini del cadavere? Il web ha già smascherato le false foto del corpo di Bin Laden  Una foto falsa perchè se confrontata a quella di Osama Bin Laden in vita si vede chiaramente che è un fotomaontaggio:il viso è lo stesso di Osama da vivo solo, che è tumeffato e sanguinante.Il fotomontaggio circola in rete già da parecchie ore. Certo è, che se da un lato la morte di Osama Bin Laden fosse reale, questa sarebbe una vittoria per gli USA dopo ben 10 anni e il sacrificio di tanti militari che hanno perso la vita in guerra. Una guerra che però non finisce. Ora il nuovo nemico sranno gli attentati e le vendette che verranno messe in atto dai talebani e dai seguaci di Bin Laden.

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20 aprile 2011 3 20 /04 /aprile /2011 15:41

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Lo scorso week-end a Bellaria Igea Marina e  a Rimini, si è svolta la 64a Assemblea Nazionale dell'A.N.P.d'.I .Hanno preso parte all'evento circa 200 paracadutisti dell'Associazione e le loro famiglie. Numerose persone hanno visitato i  tanti stands espositivi e le mostre su materiali del paracadutismo militare e civile,  e sulla storia della Folgore. L'evento si è concluso con l'emozionante esibizione di un gruppo di paracadutisti che hanno effettuato delle evoluzioni sui cieli del lungomare di Rimini .Durante l'Assemblea è stato presentato il PARACA 42, vino rosso pregiato, creato in onore della Brigata Folgore. Alcune bottiglie del pregiato PARACA 42 sono state date in omaggio alle più alte cariche militari presenti all'evento, tra i quali anche il Generale Fantini(nella foto, a destra). Ma qual'è la storia di questo vino? E'una storia di coraggio, di passione,grinta e di speranza. E' la storia di un paracadutista, Nicola D'Angelo, un caporalmaggiore che ha prestato servizio nella Folgore presso il 186° Reggimento Paracadutisti Folgore. Ha militato nella Folgore dal 2001 al 2007. Nel 2005 durante un addestramento, Nicola ha un grave incidente. La sua vita cambia, può continuare a svolgere ogni tipo di attivtà ma si ritrova penalizzato rispetto ai suoi colleghi. Eppure affronta il lancio con il carico militare e una "spalla gravemente instabile". Poi viene operato d'urgenza, ma a causa della riabilitazione deve restare lontano da ogni tipo di attività per un anno intero. Nonostante tutto, non si dà per vinto e rientra riabilitato. Nicola riprende la sua vita da paradutista della Folgore, effettua lanci, addestramenti e si dedica anche al paracadutismo sportivo. Alla fine però è costretto a congedarsi nel 2007. La sua vita cambia radicalmente. Senza il paracadutismo, si sente perso, come precipitato in un baratro. Nel 2007 viene assunto in un'azienda, ma si trova completamente spaesato, in un ambiente che non è il suo, come dice Nicola si trova in"in mezzo a gente "mercenaria"pronta a tutto per i soldi, nessun ideale, nessuno spirito goliardico, nessun senso di squadra, nessuna amicizia vera".  Decide di fare il grande salto, perchè in fondo Nicola nell'animo, resta sempre un paracadutista sempre pronto a lanciarsi. Decide di dare una  svolta alla sua vita. .Si licenzia nel 2009 rinunciando ad uno stipendio sicuro. Torna nella sua città Benevento, e stando a contatto con la natura ritrova sè stesso. Ritrova una meta da raggiungere e  qualcosa in cui credere. Ha una casa di proprietà in campagna,  Benevento è ricca di terreni e famosa per la produzione vitivinicola. Così Nicola nel gennaio 2010 inizia la sua nuova attività. Gli inizi sono molti duri e difficili, si ritrova a lavorare come agente commerciale per trovarsi i clienti girando presso i vari centri e negozi enogastronomici. Con la sua grinta, e caparbietà Nicola riesce nell'impresa, ormai la clientela acquisita gli consente di matenersi con questa sua attività. E pensare che era partito con un budget di soli mille euro! Produce un vino rosso pregiato. Un vino che si può ordinare anche su Facebook alla pagina VINO PARACA 42. Tante sono le richieste anche di clienti stranieri. Il simbolo e il nome sull'etichetta del suo vino rappresentano la realizzazione del sogno di Nicola. Il nome del vino PARACA è l'abbreviazione della parola  paracadutista, a ricordargli la Folgore che  lui porterà per sempre nel cuore, e quella cifra 42,  ricorda la Battaglia di El Alamein. La Folgore è passata alla storia proprio per il comportamento eroico in quella Battaglia del 1942, durante la quale 3.500 parà resistettero all'attacco di 3 divisioni britanniche di 5.000 uomini senza mai alzare le mani in segno di resa. I paracadutisti si meritarono il rispetto, l'ammirazione anche dei nemici britannici nonchè l'onore delle armi. A conclusione della battaglia, Radio Londra trasmise il famoso comunicato:"I resti della Divsione Folgore hanno resistito oltre ogni limite delle possibilità umane".  La storia del paracadutista della Folgore Nicola e del suo vino PARACA 42 sono la dimostrazione  come aveva detto qualcuno, che  il futuro appartiene a chi crede nella bellezza dei propri sogni, senza mollare e senza arrendersi mai.   

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Published by Alessandra C. - in Attualità
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