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7 marzo 2011 1 07 /03 /marzo /2011 20:14

Si è conclusa positivamente la vicenda deglimilitar inglese SAS 8 uomini della SAS(Forze Speciali Inglesi), che erano stati catturati dai ribelli. Il team della SAS era atterrato in elicottero con la missione di scortare un diplomatico londinese in modo da avviare dei contatti ed iniziare un negoziato con l'opposizione libica, ma a causa di un malinteso erano stati catturati dai ribelli.

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7 marzo 2011 1 07 /03 /marzo /2011 19:22

Ha attraccato nel porto di Bengasi la nave della Marina Militare Italiana "Libra" con 25 tonnellate di aiuti umanitari della cooperazione per la popolazione di Bengasi: tende , coperte, generatori elettrici, unità di purificazione dell'acqua, kit medici,  accqua e cibo come riso, latte.nave militare, particolare

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6 marzo 2011 7 06 /03 /marzo /2011 20:04

Tra la folla di aerei che da Djerbamezzo ke scende daaaereo foto x blog evacuano la popolazione in fuga dalla Libia ci sono anche i C-130 dell Aeronautica Militare, uno dei quali ha trasferito al Cairo 90 egiziani fuggiti dalla Libia. E' scattata anche la missione umanitaria italiana che ha l'obiettivo di portare a Bengasi, diventata la roccaforte dei manifestatnti, cibo, coperte, acqua, ed inoltre portare aiuti anche al campo profughi che si trova al confine con la Tunisia. Qui dovrebbe sorgere la base operativa che dirigerà le operazioni di rimpatrio dei profughi. La base sarà formata da 4 tende, una tensostruttura ,una  sala logistica che consentirà di lavorare ai vari operatori delle agenzie internazionali, ci sarà anche uno spazio per i computer ed una sala riunioni. Ieri la delegazione italiana composta da personale della Difesa, Esteri, Interni e Protezione Civile ha individuato la zona dove sorgerà la base. Le attrezzature per il suo allestimento si trovavano ancora a Djerba, in attesa del nulla osta da parte della dogana tunisina.Alcuni C-130 della'Aeronautica Militare stanno facendo la spola tra l'Italia ed il nordafrica. E' entrato anche in azione il pattugliatore della Marina Militare "Libra", partito dal porto di Catania verso il Golfo della Sirte. La nave dovrebbe arrivare domani mattina a Bengasi con il suo carico di 25 tonnellate di aiuti:riso, latte,acqua, tende, coperte, kit medici e generatori elettrici forniti dalla cooperazione.

(Foto:esercito italiano)

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6 marzo 2011 7 06 /03 /marzo /2011 18:58

Amilitari inglesi SASrriva la conferma da parte del del Segretario della Difesa inglese Liam Fox della presenza di un piccolo team diplomatico inglese a Bengasi. "Siamo in contatto con loro"ha detto Fox, ma non ha voluto agiunggere  altri dettagli per non creare problemi di sicurezza e di incolumità agli uomini di questa squadra.  Ma i membri della squadra che fanno parte della SAS(British Special Air Service), le Forze Speciali Britanniche sono poi stati catturati da alcuni ribelli nella città di Bengasi.  ribelli hanno affermato che li stanno trattando bene, e sperano che la situazione possa essere risolta positivamente al più presto. Il "Sunday Times" riferisce che l'unità delle SAS è stata catturata al termine di una missione diplomatica segreta che aveva l'obiettivo di entrare in contatto con i leaders dell'opposizione sotto attacco. Ma qualcosa deve essere andato storto. Perchè la squadra della SAS è stata catturata dai ribelli? Alla base di tutto sembra essereci un malinteso. I ribelli infatti non hanno potuto accertare se gli inglesi fossero loro alleati oppure dei nemici. Gli insorti, stando a quanto dice uno di loro, sarebbero rimasti sconcertati circa le modalità con le quali la missione è stata portata avanti:"Se questa è una delegazione ufficiale, perchè sono venuti con gli elicotteri, perchè non hanno detto: stiamo arrivando, abbiamo l'autorizzazione ad atterrare?". "Ci sono delle regole da rispettare per queste cose", ha poi concluso.

Intanto la situazione in Libia resta sempre molto drammatica. A Misurata(a 20 km circa ad est di Tripoli) gli insorti sono riusciti a respingere l'attacco delle truppe di Gheddafi. Secondo la testimonianza di un abitante di Misurata, le truppe governative hanno dovuto fare ritorno alla base. Gli insorti hanno catturato 20 soldati e preso un carro armato. Dalla BBC arriva la conferma che le truppe di Gheddafi hanno abbandonato la città. Ci sarebero stati 10 morti, tra i quali un bambino di 2 anni molti sarebbero i soldati catturati. Un medico che lavora presso l'ospedale di Misurata ha riferito che almeno 18 persone sono morte nei combattimenti tra insorti e truppe governative, molti sono i feriti.Alcuni testimoni affermano che le forze fedeli al figlio di Gheddafi"stanno distruggendo tutto quello che incontrano". Fuoco e scontri anche nella città di Ras Lanuf, che si è ritrovata sotto i bombardamenti dell'aviazione, gli insorti affermano di essere riusciti ad abbattere un elicottero. Ma i ribelli sarebero a corto di carburante; un elicottero dell'esercito di Gheddafi ha sorvolato la città per verificare la quantità di uomini e mezzi a disposizione dei ribelli. Altri testimoni riferiscono di scudi umani utilizzati nella battaglia tuttora in corso a Ben Jawad, con l'obiettivo di avanzare in città. Le truppe governative prendono anche donne e bambini come scudi umani, secondo la testimonianza di un ragazzo.

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25 febbraio 2011 5 25 /02 /febbraio /2011 22:28

gheddafi foto di blitzI rivoltosi uccisi a migliaia in Libia in questi giorni, sono sterminati dall'esercito e dai mercenari di Gheddafi che a quanto pare utilizza armi di fabbricazione italiana. Una notizia davvero agghiacciante, ripresa da più siti del web e diffusa dalla Rete Italiana per il Disarmo e la Tavola della Pace, che hanno le prove. Le prove di un traffico d'armi italiane che nel 2009 sono finite nelle mani del dittatore libico. Secondo quanto affermato dalla Rete Italiana per il Disarmo i dati sono sconvolgenti:79 milioni di euro di armi leggere per uso militare, armi appartenenenti alla categoria ML1, con un calibro inferiore ai 20 mm, altre armi invece sono armi automatiche di calibro 12,7mm ad anima liscia fabbricate dalla Beretta. E' con queste armi che l'esercito di Gheddafi in questi giorni sta sparando e uccidendo i rivoltosi libici. Ma come hanno fatto queste armi ad arrivare fino in Libia, e come mai nessuno ha mai parlato di questa faccenda? Dai dati ufficiali dell'Istat infatti non emerge nessua statistica relativa ad un'esportazione di armi verso la Libia nel 2009. Eppure le armi sono giunte a destinazione ugualmente e senza intoppi. Sempre secondo quanto affermato da Flavio Lotti coordinatore del Tavolo della Pace, si ipotizza che una ditta italiana avrebbe esportato le armi senza alcuna autorizzazione da parte del governo italiano. Oppure altra ipotesi, le armi sono state esportate grazie all'autorizzazione di qualche ufficio governativo italiano, che però poi non avrebbe certificato l'avvenuta consegna delle armi. Le armi sarebbero state fornite dalla fabbrica di armi Beretta in provincia di Brescia, che al momento non rilascia nessuna dichiarazione sulla questione. Questo non sarebbe l'unico traffico di armi con destinazione la Libia, infatti sempre secondo quanto sostiene e documenta un'inchiesta di Altraeconomia, la magistratura italiana sempre nel 2009, indagava su un traffico di Kalashnikov prodotti in Cina che alcuni trafficanti d'armi italiani volevano vendere all'esercito di Gheddafi. Sempre di oggi la notizia che tra i mercenari del dittatore libico ci sarebbero quattro o cinque italiani, ma la notizia deve essere ancora confermata.

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24 febbraio 2011 4 24 /02 /febbraio /2011 19:12

raffineria libica I politici  di turno si affrettano a sdrammatizzare le conseguenze della crisi libica sui rifornimenti di carburante e gas verso l'Italia. Ma la situazione non è cosi sotto controllo come sembrerebbe. Se infatti la Libia decidesse di annullare i rifornimenti di gas e carburante, l' Italia dovrebbe provvedere da sola. E qui inizierebbe il dramma, perchè le "scorte" durerebbero solo alcuni mesi. Come fanno sapere i vertici dell' ENI, per oggi non c'è problema, perchè se il gasdotto Greenstream libico da martedì ha chiuso i rubinetti, quel gas è già stato sostituito da altre forniture. Ma situazione potrebbe precipitare se chiudesse il Transmed, il gasdotto algerino dal quale dipende la maggior parte del fabbisogno italiano. In questo caso l'Italia dovrebbe ricorrere alle sue riserve sotterranee che basterebbero fino all'inverno prossimo, magari sperando anche in aiuto da parte di Putin. Situazione un pò meno drammatica per il petrolio, perchè c'è molta abbondanza del prezioso oro nero, e poi se non dalla Libia il petrolio si può sempre comprare in Russia o prenderlo dalla Nigeria, dopo avere esaurito le proprie risorse dai giacimenti che si trovano in Basilicata e nella Val Padana. Però anche qui le scorte non durerebbero più di tre mesi,  ed il governo potrebbeallora intervenire per ridurre i consumi ad esempio abbassando i gradi del riscaldamento di casa: meno 2 gradi e un risparmio notevole sulla bolletta. Ma come dicono i politici italiani la situazione è tutta sotto controllo, non c'è da preoccuparsi.

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23 febbraio 2011 3 23 /02 /febbraio /2011 19:25

18dalla fogore impeto imagini x blog-copia-1Tre unità della Marina Militare Italiana sono partite verso la Libia, mentre le basi italiani sono in allerta. In un intervista telefonica rilascita da un Generale dell'esercito ad un giornalista del quotidiano "La Repubblica",l'alto ufficiale ha affermato che il pericolo più insidioso in questo momento è costituito dal flusso di immigrati clandestini che si riverseranno sulle coste nel Sud d'Italia. Per questo motivo, alcuni elicotteri della Marina e dell'Aeronautica sono stati spostati proprio sulle coste del Sud come supporto alla Guardia Costiera ed alla Guardia di Finanza. Intanto  le tre unità della Marina Militare sono partite verso la Libia.Le tre unità sono navi d guerra,

la Mimbelli, che avrà il compito di coordinare la piccola flotta, tenere i contatti con Roma, e con i caccia dell'Aeronautica Militare, che a loro volta forniranno la loro copertura. La San Marco e la San Giorgio hanno invece in dotazione elicotteri, mezzi da sbarco,  sale operatorie,ed i fanti del Battaglione S.Marco, nonchè gli incursori del Comsubin. Queste unità navali sono state inviate in Libia perchè ci saranno sicuramente problemi e notevoli difficoltà ad evacuare i cittadini italiani e stranieri che si trovano ancora là dove la situazione si fa sempre più drammatica. Ma anche in caso di minacce da parte della Libia nei confronti del nostro paese le unità della Marina sono pronte ad intervenire tempestivamente. Le basi militari italiane sono in allerta, per l'Aeronautica il problema principale potrebbe essere rappresentato dal fatto che altri piloti libici potrebbero "ammutinarsi" chiedendo asilo all'Italia come già successo nel caso di Malta. Le basi allertate sono quelle di Trapani e di Gioia del Colle, anche se gli Eurofighter per il momento resterenno al loro posto. Si spera davvero che non ci sia bisogno di utilizzarli.

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23 febbraio 2011 3 23 /02 /febbraio /2011 16:46

Nella Piazza di Tobruk sventola orgoglioso il tricolore con il simbolo della mezzaluna: il simbolo dell'indipendenza che ha sostituito la bandiera verde del dittatore libico Gheddafi. Tobruk è diventata la città simbolo della ribellione contro il tiranno, che ieri in un discorso alla tv ha cercato invano di incitare il popolo per portarlo dalla sua parte. Parole al vento. Niente ha fermato e riuscirà a fermare la rabbia che guida la rivolta di giovani ma anche di donne ed anziani.gheddafi foto di blitz In questa città della Libia si festeggia la liberazione, gruppi di volontari armati secondo quanto riportato anche da Sky TG 24, si stanno dirigendo verso le zone occidentali della Libia ancora sotto il potere del dittatore, per dare man forte ad altri ribelli. L'esercito si è schierato dalla parte dei rivoltosi, che portano avanti la loro protesta pagando un prezzo altissimo. I morti accerati sono mille e l'orrore non ha fine.I cadaveri ammassati vengono seppelliti in fosse comuni, e lungo le spiagge, i medici parlano di corpi irriconoscibili. Infatti i rivoltosi sono stati bombardati dagli aerei inviati dal dittatore. Questa rivolta, anzi forse meglio definirla rivoluzione, passerà alla storia. Un avvenimento storico che per il momento viene documentato attraverso poche immagini, fatto questo forse dovuto alla difficoltà dei giornalisti di raggiungere la Libia. Una rivoluzione che ha avuto inzio anche grazie ad internet che la dittatura ha tentato invano di far tacere. E' stato  anche attraverso la rete, con i blog, che la popolazione ha potuto far sentire il proprio grido di ribellione e ha potuto dare inzio alla sua lotta per l'indipendenza. Tobruk con la bandiera tricolore e il simbolo della mezzaluna sono lì a testimoniare l'ingresso di questa città nella storia di in popolo e della sua lotta per la conquista della libertà.

(Foto:blitz.it)

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