Blog di news militari:Afghanistan, Libia, Iraq, caso marò.
Di Alessandra C.
Il killer di Berlino, Anis Amri è stato ucciso a Sesto S.Giovanni, durante un conflitto a fuoco con due agenti della Polizia di Stato. La news si è diffusa velocemente e tutti gli italiani e anche i tedeschi stanno a complimentarsi con l'operato dei due poliziotti che sono riusciti a neutralizzare il pericoloso terrorista, pronto a colpire di nuovo. Fin qui tutto bene, ma quello che è successo dopo è stata davvero una leggerezza madornale, imperdonabile:rivelare i nomi dei due agenti coinvolti nella sparatoria che hanno ucciso il criminale. I loro nomi sono stati fatti durante la conferenza stampa dal Ministero dell'InternoMinniti nonchè dal premier Gentiloni. Mentre il questore di Milano, come riportato da diverse fonti ha giustamente preferito non farli i nomi, non rivelare l'identità dei due poliziotti per ovvie ragioni di sicurezza. Ma poco importa, Troppo tardi. Le foto dei due agenti con i loro nomi e cognomi campeggiavano da tutte le testate on-line.
La news era ormai di pubblico dominio e tutti i principali media nazionali si sono buttati alla ricerca dello scoop:è stata diffusa persino l'immagine dell'agente ferito alla spalla nel suo letto d'ospedale. I loro visi sono diventati improvvisamente familiari in tutto il mondo. Nessuno si è reso conto che operando in questo modo si metteva in serio pericolo i due agenti e le loro famiglia, li si esponeva a pericolose vendette da parte di terroristi che ormai sono a casa nostra. Il Questore di Milano, Antonio de Jesu, in un'intervista si è rivolto anche ai due poliziotti consigliando loro di non postare selfie sui social network. Ma ormai il danno è stato fatto. Era davvero necessario dare in pasto ai media l'identità dei due coraggiosi agenti senza pensare in alcun modo alle possibili nefaste conseguenze?
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