Blog di news militari:Afghanistan, Libia, Iraq, caso marò.
Di Alessandra C.
Il momento del rientro dalla missione di un militare non sempre è un momento facile.Dopo tanti mesi lontani da casa, a volte i figli piccoli stentano a riconoscere il proprio genitore, e la situazione peggiora se il militare che rientra in patria, è rimasto coinvolto in un attentato nel quale è rimasto ferito o ha visto morire sotto i suoi occhi un commilitone.Sono momenti indelebili che non potranno mai essere del tutto cancellati."Ognuno reagisce a modo proprio.Le conseguenze del trauma, che sono normali finchè non impediscono il normale svolgimento della propria vita, possono nascondere l'insorgere di una sindrome post-traumatica da stress"afferma il Tenente Lucia Grasso, psicologa militare dell'esercito in missione a Herat(che fornisce il suo aiuto ai militari in missione del contingente italiano)in un'intervista rilasciata a Daniela Lombardi pubblicata sul quotidiano"La Sicilia".Quando un militare resta ferito in seguito ad un attentato, per prima cosa viene fatto partecipare ad una riunione, durante la quale ognuno racconta la sua esperienza traumatica e tenta di elaborarla." Poi in certi casi insorge il trauma. vero e proprioI sintomi sono descritti nel DSM4 il manuale di disturbi mentali.Se un piccolo stimolo ricorda subito l'evento, se si perdono sonno o appetito e si cade nell'isolamento sociale,probabilmente si ha questo tipo di disturbo. Se nessuno sintomo del genere si manifesta entro sei mesi dai fatti, si può ritenere che il ragazzo abbia superato lo shock". Un lavoro molto importante quello della psicologa Lucia Grasso, perchè grazie al suo sostegno, chi ha subito un trauma può ritornare a condurre una vita normale sconfiggendo almeno in parte, se non del tutto, i fantasmi del passato.
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