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17 aprile 2016 7 17 /04 /aprile /2016 18:38
Germania:la Folgore in addestramento alla"Saber Junction 2016"

E' iniziata l'11 aprile e si concluderà il 24 di questo stesso mese, l'esercitazione"Saber Junction 2016" che vede impegnati i paracadutisti provenienti da diversi paesi NATO. Anche l'Italia è presente con alcune unità dell'Esercito, ovvero la Brigata Folgore con un plotone dell'8°Reggimento Guastatori Paracadutisti, una sezione mortai pesanti del 185°Reggimento Artiglieria Paracadutisti , una compagnia del 187° Reggimento Paracadutisti Folgore e una squadra di aviorifornitori del centro addestramento paracadutismo.

Vi partecipa inoltre anche un velivolo C27-J dell'Aeronautica Militare. L'esercitazione delle aviotruppe è già stata portata a termine, e ha visto impegnate circa 5.000 unità di paracadutisti di diverse nazioni impegnati in aviolanci e atti tattici nelle zone vicine alla base aerea di Hohenfels. Grazie a queste operazioni di aviotrasporto si può verificare l'interoperabilità tattica delle aviotruppe della NATO in operazioni complesse in diversi scenari operativi.

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16 aprile 2016 6 16 /04 /aprile /2016 20:45
Cagliari:Brigata Ariete completa addestramento a Capo Teulada

Gli equipaggi del 132° Reggimento Carri della Brigata Ariete per una settimana sono stati impegnati in specifiche attività, le stesse che si svolgeranno durante la competizione"Usaeur Strong European Tank Challenge"che si svolgerà a maggio in Germania, nell'area addestrativa di Grafenwoehr e che vedrà impegnati i plotoni di carri di vari eserciti delle nazioni NATO. L'obiettivo della competizione è quello di dimostrare la capacità dei singoli paesi di proiettare in operazioni una forza dinamica, e inoltre di rafforzare la partnership militare nonchè di promuovere l'interoparabilità dei vari membri dell'Alleanza. L'addestramento si è svolto presso il Poligono Capo Teulada la settimana scorsa, e per i carristi dell'Ariete è stato il termine di un intenso ed articolato ciclo di attività addestrative.

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2 aprile 2016 6 02 /04 /aprile /2016 18:55

Era il 12 novembre del 2003, la base Maestrale di Nassiriya era ancora in fiamme dopo l'attacco kamikaze dei terroristi e l'appuntato Pietro Sini, nonostante la situazione pericolosa, non aveva esitato un secondo a entrare nella base per prestare i primi soccorsi ai suoi colleghi feriti. Le immagini del suo gesto di coraggio erano anche state riprese dalla tv irachena. Per questo suo gesto eroico, l'appuntato aveva ricevuto delle onorificenze dall'allora Presidente della Republica Giorgio Napolitano:la nomina di Cavaliere della Repubblica Italiana e la medaglia d'oro. Pero' qualche tempo dopo l'appuntato, ora diventato vice brigadiere, come riporta "lanuovasardegna"aveva osato criticare, senza peli sulla lingua, il modo in cui era stata gestita la missione dei Carabinieri a Nassiriya e il come erano stati trattati dal Comando Generale dell'Arma(secondo le sue affermazioni) gli altri carabinieri scampati alla strage. Per queste sue critiche forse, l'appuntato Pietro Sini, ha subito degli sgarbi da parte dell'Arma che lui stesso racconta alla"Nuovasardegna".

 Non viene invitato agli appuntamenti istituzionali, come ad esempio la ricorrenza della Virgo Fidelis che è la patrona dell'Arma o quando si commemora l'attentato di Nassiriya o gli altri attentati. "In diverse occasioni sono sono stato contattato informalmente dall'Arma, che mi preannunciava un invito a qualche cerimonia. Ma poi l'invito vero e proprio non arrivava mai. Mi hanno invitato ad un incontro con tutti i decorati e feriti sardi in missioni di pace che si doveva tenere a Iglesias. Mi hanno detto che ci sarebbe stata un'auto a mia disposizione, ma qualche giorno dopo quell'auto non era più disponibile. Siccome conosco le difficoltà del momento la cosa non mi ha infastidito. Ma quando sono arrivato a Iglesias ho scoperto che molti colleghi erano arrivati a bordo di auto dell'Arma. E benchè amareggiato sono andato via dal raduno senza dire niente a nessuno".

Pietro non si arrende e cerca di ricucire il suo rapporto con i vertici dell'Arma. Così scrive una lettera al Comandante regionale, nella quale chiede ai vertici dell'Arma di dimenticare quanto accaduto e ripartire da zero. La sua lettera dopo un anno è ancora in attesa di una risposta. Cosi la decisione, da buon sardo fiero e orgoglioso, ieri Pietro si è recato alla Prefettura di Sassari per restituire medaglie e pergarmene. Non sa più che farsene, lui ormai è un eroe che è stato dimenticato, messo da parte, un eroe ribelle. Condannato all'oblio per avere espresso delle critiche sulla gestione della missione dei Carabinieri a Nassiriya e della Base Maestrale.

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6 marzo 2016 7 06 /03 /marzo /2016 20:11
Roma:Carabiniere rischia il posto per critiche all'Islam

E' stato condannato a sette giorni di consegna di rigore, dopo che gli era stato notificato l'avvio di un procedimento disciplinare nei suoi confronti"per islamofobia, xenofobia, omofobia, violazioni dei doveri attinenti al grado e al giuramento prestato e per avere rifiutato l'apoliticità della Forza Armata". Come si legge sul quotidiano on line"blitzquotidiano", il maresciallo dei Carabinieri Riccardo Prisciano, ma anche poeta e scrittore, autore della raccolta di poesie"Insonnia"ha osato criticare l'Islam e l'Islamismo e per questo è stato condannato a sette giorni di consegna di rigore, dopo un processo che si è svolto in sua assenza, in quanto il militare aveva gravi problemi familiari e non è servito chiedere uno spostamento del processo. E' rientrato in servizio solo per tre giorni con congedo parentale non retribuito, perdendo così quasi tutto lo stipendio, per stare vicino alla figlia di 4 anni.

 E' stato condannato perché mentre era libero dal servizio, ha osato partecipare ad una conferenza sull'"Incostituzionalità dell'Islam e l'impossibilità di credere all'esistenza di un Islam moderato" (ma perchè, forse un Islam moderato esiste davvero e nessuno se n'è accorto?) in qualità di scrittore e di relatore. Oltre a questo il maresciallo ha scritto una serie di articoli su un quotidiano on line, articoli che trattavano di immigrazione, teoria gender,aborto etc etc. Così la sua posizione si è ulteriormente aggravata e adesso gli viene contestata anche l'uscita di un suo libro dal titolo davvero esplosivo "Nazislamismo"con la prefazione di Magdi Allam. Un libro che deve essere ancora stampato e chissà se il Maresciallo riuscirà in questa difficile ed epica impresa, perché gli è stata notificata un'altra contestazione. "Benché si tratti di un saggio giuridico e scaturito dalla tesi di laurea in scienze giuridiche del M.llo Prisciano, non è opportuno che si parli in tali termini dell'Islam". Insomma il maresciallo può scrivere di tutto(forse), ma guai osare criticare Maometto e l'Islam che alla prossima punizione dovrà dire addio alla divisa.

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22 febbraio 2016 1 22 /02 /febbraio /2016 22:08
Roma:2 militari di"Strade sicure"rischiano il carcere per avere fermato persona sospetta

Due militari dell'Esercito sono impegnati nell'operazione"Strade sicure"nei pressi dell'Ambasciata di Francia a Roma. Ad un certo punto un tipo sospetto in stato di ubriachezza si aggrappa alle grate di una delle finestre,e lancia un portacenere contro i vetri dell'ambasciata. I due militari intimano al tipo di scendere. Sono armati ma non hanno manette in dotazione per arrestarlo. Lo riportano alla calma mentre avvertono i Carabinieri che poi intervengono prontamente. Per questo fatto i due militari rischiano fino ad un anno di reclusione e finiranno a processo con l'accusa di "violata consegna aggravata". La relazione di uno dei due militari su quanto accaduto quel giorno riportata anche dal sito "Grnet.it"parla chiaro:

"Mentre svolgevo il turno di servizio dalle ore 19:00 del 16 gennaio 2015 alle ore 01:00 del 17 gennaio 2015, alle ore 00:05 circa sopraggiungeva un taxi nella zona antistante il portone d'ingresso dell'ambasciata, con all'interno, in qualità di passeggero, un uomo di carnagione chiara e di circa trent'anni. Dopo aver notato tale persona ed assicuratoci che non rappresentasse alcuna minaccia, riprendevamo i nostri normali settori di osservazione. Dopo qualche istante la nostra attenzione veniva attirata da un rumore, immediatamente volgevo la mia attenzione verso la direzione dello stesso, ma non notando alcun particolare rilevante riprendevo il mio normale servizio. Ad un certo punto il Caporale S.C., mio sottoposto, notava che l'individuo prima citato, approfittando della copertura del taxi, si dirigeva verso la finestra adiacente l'ingresso dell' ambasciata, per poi arrampicarsi sulla stessa. Prontamente ci dirigevamo verso l'individuo, che nel frattempo si era arrampicato sulla parte alta della grata, rendendo difficile raggiungerlo. Da una rapida interpretazione dei fatti, considerando che non si sarebbe potuto introdurre all'interno dell'ambasciata, poiché la finestra è protetta da una grata e che un nostro tentativo di farlo scendere con la forza avrebbe potuto arrecargli gravi danni fisici e che non avendo alcuna via di fuga, poiché sotto la grata eravamo posizionati noi, ho valutato fosse più opportuno attendere che si calmasse e scendesse volontariamente. Pertanto ho deciso che la linea d'azione più giusta da adottare era quella di intimargli in modo energico di scendere, informandolo che stava commettendo un'azione illegale verso una struttura da noi vigilata. Il soggetto non accoglieva la nostra richiesta, per tale motivo chiamavo la Sala Operativa dei Carabinieri descrivendo la situazione in atto. Approfittando di questo momento, il soggetto si spostava sulla grata adiacente continuando a sferrare calci e pugni alla finestra, provocandone la rottura. A seguito di ulteriori intimazioni a scendere dalla grata, l'individuo si calmava e scendeva dalla stessa alzando le mani sporche di sangue a causa della rottura della finestra. Contestualmente arrivavano sul posto i carabinieri, da me precedentemente avvisati. In seguito alla nostra deposizione gli stessi procedevano all'identificazione e al successivo arresto dell'individuo in questione».

Quindi si deduce che secondo la Procura militare i due avrebbero dovuto fare fuoco sul tipo sospetto?Ma non è davvero incredibile che i due militari rischino un anno di carcere per avere fatto semplicemente il loro dovere? A quanto pare in Italia è davvero tutto possibile!

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22 dicembre 2015 2 22 /12 /dicembre /2015 18:22
Roma:lo scandalo dei supplenti lasciati senza stipendio

Quest'anno non potranno comprare nemmeno un regalo di Natale, alcuni di loro per farlo sono stati costretti a richiedere un prestito per farlo. Sarà un Natale davvero amaro per le migliaia di supplenti precari della scuola italiana che sono stati lasciati senza stipendio. Eppure hanno portato ugualmente a termine il loro lavoro barcamenandosi tra mille difficoltà:spendendo di tasca di propria per la benzina per gli spostamenti in sedi disagiate o per il biglietto del treno, o per le fotocopie dei libri, e via dicendo. Tra di loro chi magari ha prestato servizio a settembre forse avrà qualche speranza di essere retribuito in questi giorni, tutti gli altri, compresi i supplenti che hanno svolto supplenze brevi dovranno aspettare il mese di gennaio o chissa' quando. Poco importa se ci sono scadenze da rispettare come affitto e bollette da pagare:non ci sono fondi, i soldi sono finiti. La responsabilità non è delle scuole a quanto pare, ma del Ministero della Pubblica Istruzione.

Quest'anno con l'introduzione della Riforma "la Buona Scuola"molti insegnanti sono stati di ruolo, si fa per dire(il famoso potenziamento dell'organico:ovvero insegnanti che hanno ottenuto il ruolo hanno lasciato la sede assegnatagli all'inizio dell'anno per essere assunti in pianta stabile:ma il il più delle volte si ritrovano in classe ad aiutare un altro insegnante oppure a restare a disposizione). Si sono cosi liberati molti posti per supplenze fino a giugno, una cosa mai successa prima. Tutte queste sedi vacanti sono ora occupate da supplenti che svolgono il loro lavoro ma non vengono pagati. Non è un forse un diritto del lavoratore, di qualunque lavoratore l'essere retribuito per il lavoro svolto? Per gli insegnanti precari pare proprio di no. Stanno lavorando gratis. La situazione sta diventando"esplosiva"in tutta Italia dove i sindacati della scuola raccolgono ogni giorno le proteste e le lamentele per questa ennesima vergogna, per questo scandalo italiano. Proteste fioccano anche sui vari siti  web della scuola.

Il mese scorso sul quotidiano"LaRepubblica"un supplente, Sergio Roedne,(si proprio quei supplenti che Renzi vuole eliminare)era stata pubblicata questa lettera che descrive bene la situazione:

"Nel lodevole intento di stroncare la"supplentite"di cui da tempo immemorabile soffre(ma grazie a cui sopravvive)la scuola italiana, il governo sta ingiustamente infierendo sui precari Non solo infatti, nonostante, titoli e anzianità siamo stati esclusi dal farraginoso piano di assunzioni della riforma e dal buono libri di 500 euro, ma i tempi di pagamento del nostro lavoro si sono allungati. Insieme a moltissimi altri, sto ancora aspettando l'accredito del mese di settembre, e vengo rimbalzato dal sito del ministero alla segreteria della mia scuola e viceversa. Ora c'è che dice che saremo pagati a metà novembre(ma siamo già oltre) e chi dice che non si sa perché non ci sono i soldi. "

E' poco ma sicuro che i soldi continuano a non esserci, e i supplenti che mandano avanti la scuola italiana continueranno a lavorare gratis.

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20 novembre 2015 5 20 /11 /novembre /2015 15:29
Padova:scandalo dei poliziotti lasciati senza giubbotti antiproiettile

Anche l'Italia è nel mirino dei terroristi dopo gli attentati di Parigi. Il livello di allerta è stato innalzato e i controlli intensificati. il Ministro dell'Interno Alfano rassicura gli italiani, tutto o quasi sembra essere sotto controllo. Eppure le forze dell'ordine preposte alla sicurezza dei cittadini, restano senza giubbotto antiproiettile. La denuncia viene da parte da parte di Mirco Pesavento del SAP(il Sindacato di Polizia)di Padova . Durante i controlli le forze dell'ordine devono indossare il giubbotto antiproiettile ma"da tempo abbiamo una vertenza aperta con il nostro Dipartimento nazionale su questo tema e oggi sono intenzionato a parlarne nuovamente con il questore. Dei mille uomini in forza alla questura solo il Reparto Mobile e il Reparto Prevenzione Crimine hanno una dotazione sufficiente. Tutti gli altri(almeno un centinaio) no. Anzi le dico di più. Ci sono altri tipi di giubbotti. quelli denominati sotto camicia:in questura ne abbiamo 10. Molti agenti hanno speso 600 euro per comprarselo autonomamente. Guardi mi pare che vogliano fare le nozze con i fichi secchi. E siccome anche ai Carabinieri è stata data l'indicazione di metterli da oggi, voglio vedere se li hanno." Queste le parole di Pesavento al "Gazzettino della CISL" del Veneto. Oltre a questo fatto, a Padova dall'estate è stato attivato un Nucleo Speciale parimonio di capoluoghi con obiettivi sensibili:UOPI:sono le Unità di Pronto Intervento che devono entrare in azione in caso di attacchi di terroristi a cose e persone. Hanno in dotazione dei caschi particolari e un fucile mitragliatore A Padova sono dieci. "Il SAP ha criticato non la loro istituzione , ma il fatto che tutti i 26 mila poliziotti che operano quotidianamente dovrebbero essere formati. Non solo.La selezione è stata fatta prendendoli dai reparti operativi che dunque sono stati ulteriormente impoveriti. Del resto con 3 miliardi di tagli in tre anni ... Insomma certo che sono utili . Ma tutti gli altri?"

Fausto Fanelli del COISP invece segnala un altro fatto inquietante "Quando a Roma ci hanno presentato l'iniziativa dovevamo tenere il più alto riserbo. Dopo due giorni in televisione dissero pure gli orari di impiego dalle 8 alle 14 e dalle 14 alle 20. E se i terroristi colpiscono più tardi? C'è la reperibilità Bella idea sbandierarlo e mi domando ancora: bastano dieci persone per Padova , per di più preparate con un corso di 3-4 settimane quando un terrorista passa un anno intero a sparare in un campo militare? Tutto questo quando a Padova facciamo fatica a mettere insieme due volanti per turno notturno e i poliziotti vanno a sparare 30 colpi tre volte all'anno. Secondo me a parte la professionalità che ci mettono i colleghi, per il resto è stata un'operazione di facciata

"Leggi inadeguate, scarso equipaggiamento, infrastrutture e dotazioni non sufficenti. da troppo tempo denunciamo le mancanze. La nostra proposta non è solo creare unità antiterrorismo ma formare operatori di polizia di elevato standard di reazione. Ma la vera prevenzione si fa nei momenti di calma , eppure in Italia quando non c'è un vero allarme terroristico la sicurezza sparisce dalle agende dei governi assistiamo a continui tagli di risorse"afferma invece Luca Capalbo del sindacato UGL.

Il Giubileo di Roma è ormai alle porte e anche oggi in Italia è stata una giornata di falsi allarmi:le nostre forze dell'ordine sono davvero in grado di contrastare i terroristi con i mezzi che hanno a disposizione? Perché il Ministro dell'Interno non provvede a risolvere questa drammatica sitauzione denunciata dai sindacati di Polizia prima che sia troppo tardi?

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16 novembre 2015 1 16 /11 /novembre /2015 18:14
Genova:Allerta terrorismo ma zero pattuglie polizia al confine

L'Italia è in stato di allerta dopo la strage di Parigi. La situazione è a dir poco drammatica dato che al confine con la Francia non ci sono pattuglie della polizia a contrastare i terroristi. E' quello che affermano gli stessi poliziotti in un comunicato stampa che posto:

"Alla cortese attenzione degli organi di stampa e delle testate giornalistiche.

COMUNICATO STAMPA DEL 16 NOVEMBRE 2015

Oggetto: Terrorismo, Italia in stato di allerta 2 ed Alfano annuncia maggiori controlli alle frontiere, il Coisp: “Ma in Liguria ai valici con la Francia fino a ieri neppure una pattuglia italiana. Com’è possibile?” “Dopo l’ennesimo dramma in Francia, l’Italia è in stato di allerta 2. Quello, per intenderci, che precede l’allerta massima. E di fronte alla minaccia terroristica si è prontamente deciso di aumentare i controlli alle frontiere. Così, ai valici della Liguria, fino a ieri, c’era il cospicuo numero di pattuglie italiane delle Forze dell’Ordine pari a… ‘ZERO’! Non sappiamo bene cosa passi per la testa ai vertici del Ministero e del Dipartimento, ma una cosa è certa: prima di annunciare le cose bisognerebbe farle! Non è più tempo di proclami a vuoto o di pubblicità ingannevole, è tempo di fare sul serio: è della vita dei cittadini che si sta parlando”.

Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, commenta le notizie giunte dalla Liguria dove fino a ieri, a due giorni dai gravissimi attentati terroristici avvenuti a Parigi, e dopo che il Ministro Alfano ha annunciato che “il Comitato ha assunto la decisione di rafforzare i controlli sul territorio e i controlli alle frontiere, in particolare quella con la Francia, per evitare, in stretta collaborazione con le autorità francesi, transiti che possano danneggiare le delicate indagini in corso”, ancora, ai valici di frontiera non c’era alcuna pattuglia italiana di Forze di Polizia o dell’Esercito né in entrata né in uscita dal territorio nazionale, mentre erano già in corso serrati controlli della Polizia francese in entrambi i sensi. E tutto ciò, oltre tutto, dopo che lo stesso Questore di Imperia, all’indomani dei tragici eventi di Parigi ed in ottemperanza a disposizioni ministeriali, ha disposto, tra l’altro, “un maggior impulso ai controlli di sicurezza e di frontiera con particolare riferimento alle attività di respingimento degli stranieri”. E soprattutto anche dopo che, ancor prima, la Francia aveva comunicato all'Italia la decisione di sospendere l'Accordo di Schengen con i suoi Paesi confinanti (in occasione dell'evento COP 21 da svolgersi a Parigi) proprio dal 13 novembre per un mese. Una cosa che per l’Italia avrebbe dovuto avere l’ovvia conseguenza del forte aumento dei respingimenti degli stranieri irregolari diretti proprio in Francia. “Ci sembrano premesse che avrebbero richiesto l’ovvia ed immediata destinazione di sostanziosi rinforzi ai valici in Liguria - insiste Maccari -. Com’è possibile invece che fino a ieri, ed a fronte della massiccia presenza su quella frontiera delle Forze dell’Ordine francesi, dei nostri non c’era neppure l’ombra? Ieri la polizia francese di Menton ha iniziato ad effettuare i respingimenti degli stranieri irregolari provenienti in treno o su strada dall’Italia ed, incredibilmente, non c'erano pattuglie italiane alla frontiera per le verifiche del caso. Com’è possibile tutto questo? Sarebbe ora di fare un po’ di chiarezza e di prendere reali e concreti provvedimenti”.

E speriamo davvero che questi provvedimenti vengano presi al più presto.

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9 novembre 2015 1 09 /11 /novembre /2015 19:04
Roma:caso Scieri:approvata una commissione d'inchiesta

Emanuele Scieri aveva 26 anni, si era appena laureato in giurisprudenza, e nell'agosto del 1999 stava svolgendo il servizio militare(ai tempi obbligatorio) come aspirante paracadutista della Folgore presso la Caserma Gamerra di Pisa. Emanuele non potrà portare a termine il servizio militare. Viene trovato morto il 13 agosto, ai piedi di una torre di asciugatura per i paracadute. Il corpo viene ritrovato dopo tre giorni. Emanuele è Morto dopo un volo di venti metri. La sua morte viene presto archiviata come"incidente" nonostante alcune inchieste poi archiviate.

Eppure da subito ci si rende conto che quella morte non può essere un semplice incidente.  Emanuele aveva gli anfibi slacciati, fratture multiple ma anche strane ferite alle mani e ai piedi. Ferite alle mani che sarebbero state causate dalla pressione di uno scarpone di una persona. Come riportato da un articolo di "Repubblica"del 30 marzo 2000, nell'ambito di una delle tante inchieste che poi venne archiviata, venne sentito un testimome, Mario Ciancarella, ufficiale pilota dell'Aeronautica fino al 1983 poi congedatosi dalle Forze Armate. Un teste ritenuto inaffidabile, che affermò che quella notte i "nonni"cioè i militari più anziani, avrebbero costretto Emanuele a salire sulla torre di asciugatura dei paracadute e mentre lui si trovava appeso alla scala, uno di loro gli avrebbe schiacciato una mano con un piede, facendolo precipitare a terra. Sempre secondo questa testimonianza, Emanuele non sarebbe morto subito, nonostante la brutta caduta. I"nonni"si sarebbero rivolti ad un sottufficiale di giornata, un ufficiale di ispezione per avere un consiglio sul da farsi. E il suo consiglio sarebbe stato terribile:per non essere scoperti avrebbero dovuto vegliare Emanuele durante la notte fino alla sua morte. Questo l'unico modo per non far scoprire la verità sull'accaduto. E i"nonni"fecero proprio così.

Ma i genitori di Emanuele non si sono mai arresi in tutti questi anni e adesso finalmente la verità a galla. La verità su quello che pare proprio un episodio di nonnismo. Il 4 novembre infatti dopo anni di dure battaglie(su Twitter è presente anche il gruppo"#giustizia per Lele), la Camera ha approvato l'istituzione di una Commissione d'inchiesta sulla morte di Emanuele Scieri. E' davvero una grande vittoria. Perché finalmente il velo di silenzio e di omertà caduto su questa morte verrà alzato, e si spera che i colpevoli pagheranno per l'omicidio commesso. L'omicidio di un ragazzo che sarebbe diventato un parà della Folgore.

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9 novembre 2015 1 09 /11 /novembre /2015 17:56
Redipuglia:inaugurata la Piazza delle Pietre d'Italia in ricordo Prima Guerra Mondiale

Ricevo da parte del Capitano Igor Piani (Ufficiale addetto alla Sezione Pubblica Informazione del Ministro della Difesa), il seguente Comunicato Stampa che posto per segnalare questo importante evento.

Se le pietre potessero parlare, da oggi, a Redipuglia si esprimerebbero con i dialetti di tutta Italia. Assemblate in un mosaico di chiaro-scuri, sono 8.047 - una per ogni comune – le pietre che formano il ‘tappeto lapideo’, realizzato dalla Struttura di Missione per gli anniversari di interesse nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nell'area adiacente la Casa della Terza Armata, in occasione del Centenario del primo conflitto mondiale. “La piazza delle Pietre d'Italia”, che simboleggia l’unità del Paese nel comune sacrifico prestato durante la grande guerra, sarà inaugurata lunedì 9 Novembre a Redipuglia con l’accensione ufficiale.

Il Sottosegretario di Stato, Luca Lotti, ha chiesto a Mina di essere parte di questo evento. La risposta della grande artista non si è fatta attendere attraverso un suo inedito omaggio audio e video, che si fa portavoce di un importante messaggio di pace. L'istallazione segna l’avvio della stagione dei restauri conservativi e di valorizzazione dei Sacrari Militari, e sarà presentata in conferenza stampa dal Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, dal Sottosegretario di Stato, Luca Lotti, e dal Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani. Seguiranno la deposizione della corona ai piedi della tomba del Duca d'Aosta e l’inizio della cerimonia con l'ascolto della canzone 'Il testamento del Capitano' interpretata magistralmente da Mina con la tecnica della ‘sovraincisione che ne moltiplica la voce e la dipana in un riverbero di suoni fino a sedici volte, per riprodurre lo stile del coro degli alpini.

Subito dopo, il saluto delle autorità e la proiezione di un video inedito in cui Mina recita un passo struggente tratto dall’opera antologica di Carlo Emilio Gadda "Giornale di guerra e di prigionia", su filmati e immagini d’epoca messi a disposizione da: Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa e Uffici Storici delle Forze Armate e dei Comandi Generali, Rai Direzione Teche, Istituto per la Storia del Risorgimento di Roma, Fondo Monelli - Biblioteca statale Antonio Baldini, Roma. Lo stralcio scelto dalla grande cantante per ricordare l'enorme tragedia di un secolo fa evoca le difficili condizioni dei soldati, la loro fatica immane e abbrutente; ma vi si percepisce anche la dimensione più umana, partecipe, in un commovente sentire, fatto di condivisione, fratellanza, rispetto reciproco. E l'intensità con la quale Mina interpreta il lascito di Gadda rende ancora più toccante il ricordo dei tanti caduti di guerra e attuale il messaggio sotteso: la necessità di guardare con determinazione e fiducia a un futuro di pace.

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