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3 agosto 2011 3 03 /08 /agosto /2011 16:45

Militamilitari si ammalano di bronchiolite di ritorno da afghanisri che al rientro dalle missioni in Afghanistan o in Iraq non sono più in grado di correre 2 miglia di corsa, normale esercizio fisico militare, perchè affetti da bronchiolite, una patologia dell'apparato respiratorio. Oltre ai pericoli della contaminazione da uranio impoverito,infatti i militari impegnati in missione in Afghanistan o in medio oriente corrono sempre più il rischio di ammalarsi di bronchiolite. E' quello che emerge da uno studio clinico condotto dal "New England Journal of Medicine", che ha condotto uno studio su 80 militari americani rientrati da missioni in medio oriente. In più della metà di loro sono stati riscontrati una dispnea da sforzo che non avevano al momento della loro partenza in missione."La biopsia polmonare ha mostrato che quasi tutti i soldati rientrati dalle missioni con problemi respiratori sono affetti da bronchiolite costrittiva, probabilmente dipendente dall'inalazione di sostanze tossiche o dannose". Secondo questo studio esiste una correlazione tra brocnchiolite e la diminuzione delle prestazioni fisiche dei soldati in servizio in medio oriente. 80 militari americani sono stati sottoposti ad uno studio condotto dal Medical Center della Vanderbilt University, i militari provengono tutti da Fort Campbell in Kentucky nel periodo compreso tra il 2004 e il 2006. Al loro rientro dalla missione, in tutti è stata riscontrata dspnea da sforzo, e difficoltà a svolgere semplici esercizi fisici. Dai loro racconti emerge che mentre erano in missione si sono trovati esposti a sostenza tossiche presenti nell'aria dopo l'incendio delle miniera sulfurea di Mossul(Iraq) nell'estate del 2003, anche se non tutti quanti. Per 38 di loro la diagnosi è stata:bronchiolite costrittiva.  Sono stati sottoposti ad altri esami e la biopsia ha rivelato anche  un ispessimento delle pareti arteriolari o un occlusione delle arterie adiacenti, a dimostrazione del fatto che essi avevano inalato polveri sottili, anche se la maggior parte di loro non era un fumatore. I militari sottoposti a questo studio sono di 33 anni, tutti in buono stato di salute, e senza alcuna patologia respiratoria. Secondo lo studio la patologia non è legata all'inalazione delle sostenze tossiche dell'incendio della miniera di Mosul, quanto dalle polveri inalate durante  le tempeste di sabbia e di polvere molto frequenti specialmente in Afghanistan, oppure si sono trovati esposti all'incenerimento di rifiuti solidi nei pozzi che vengono bruciati.  

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3 agosto 2011 3 03 /08 /agosto /2011 13:59

L'obiettivo del missile libico lanciato stamattina alle ore 10.40 ora italiana, era la fregata della Marina Militare Italiana"Bersagliere"che incrocia a 13-15 miglia al largo della costa libica. Il missile è caduto in mare  a 2 km dalla poppa della fregata. Nessuna conseguenza per l'equipaggio, per precauzione la nave  stata fatta allontanare. Il fatto è stato confermato dal Ministro della Difesa La Russalibia-gheddafi-lancia-missile-contro-fregata-italiana.jpg :"A 2 km dalla fregata"Bersagliere", al largo delle coste libiche è stata segnalata dai radar la traccia di un missile caduto in mare. Potrebbe essere un missile libico o anche un missile antiaereo caduto poi in mare. In ogni caso la nave prudentemente si è portata al largo". Il missile sarebbe stato lanciato dalla zona di Zlitan, antistante all'area dove incrociava la nave italiana. La fregata "Bersagliere"era salpata dalla Spezia il 28 luglio al comando del Capitano di Fregata Germano Falcone,con a bordo 200 uomini e dal 30 luglio è operativa nell'ambito dell'operazione NATO"Unified Protector". Oltre alla "Bersagliere" la Marina Militare contribuisce all'operazione NATO anche con la nave anfibia"San Giusto". 

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2 agosto 2011 2 02 /08 /agosto /2011 21:24

E' stato effettuato ieri il millesimo aviolancio di aiuti alla popolazione afgana. Un C-130J dell'Aermillesimo aviolancio con aiuti per popolazione Aghanistan 3onautica Militare Italiana di Pisa ha lanciato il millesimo"pallet"con beni di prima necessità per aiutare la popolazione afgana. Come ha sottolineato il Comando del Contingente Italiano a Herat"Acqua, quaderrni, penne e indumenti rappresentano solo il primo passo per la ricostruzione, soprattutto nelle aree più isolate e povere del paese". Dall'8 luglio 2009 in tutto  sono stati efettuati 111 voli. Da Herat il Comando del Contingente Italiano sottolinea che:"Grazie agli aviolanci le forze sul terreno hanno ricevuto sostegno logistico ed hanno potuto integrare l'azione operativa con l'attività di supporto umanitario, attività fondamentale per completare ed espandere il processo di transizione in atto". Infatti dato che il territorio afgano è molto vasto e caratterizzato da ampie vallate rocciose, spesso l'unico sistema per far arrivare i riornimenti alle truppe dislocate negli avamposti più remoti ,sono proprio gli aviolanci, così come portare aiuti alla popolazione dei villaggi più sperduti.  Questi importanti risultati sono stati conseguiti anche grazie all'impegno della Joint Air Task Force, composta da personale della compagnia aviorifornitori della Brigata Pracadutisti Folgore e da quello dell'Aeronautica Militare con velivoli C130J e C27J della 46/a Brigata Aerea di Pisa. E' proprio il caso di dire che la speranza per la popolazione afgana arriva dagli immensi cieli blu  sottoforma di un gigantesco C-130J.   

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1 agosto 2011 1 01 /08 /agosto /2011 19:41

lo-scandalo-dei-fondi-USA-finiti-ai-Talebani-2.jpg Di bombe in Afghanistan ne esplodono  quasi quotidianamente, ma la "bomba"lanciata dall'inchiesta del Washington Post provoca un'esplosione davvero devastante.  Il Washington Post di domenica scorsa rivela lo scandalo dei presunti finanziamenti USA agli "insurgents"in Afghanistan. "Circa 2,16 miliardi di dollari di fondi governativi per promuovere lo sviluppo in Afghanistan sarebbero finiti nelle mani dei Talebani". E' stato scoperto un vero e proprio racket sui trasporti in Afghanistan che è una fonte indiretta di finanziamneti per gli "insurgents". Ma come funziona il meccanismo dei fondi stanziati dal governo USA per aiutare l'Afghanistan e poi finiti  a Kabul ma nelle tasche sbagliate? Tutto inizia con 8 società di trasporti afgane pagate dagli USA e in qualche modo sarebbero implicate in affari con gli"insurgents". Il tutto è documentato anche da un'inchiesta militare che ha analizzato attentamente il"percorso"di alcuni pagamenti eseguiti a favore di queste 8 società di trasporti. Secondo l'inchiesta con un sistema di appalti  e subappalti, complici anche alcuni funzionari afgani corrotti, ingenti somme di denaro sarebbero state utilizzate a scopo fraudolento o addirittura per finanziare gli"insurgents". Sempre dalle carte di ques'inchiesta, emerge che una somma di 7,4 milioni di dollari pagata ad una di queste società sarebbe stata poi ridistribuita tra gli"insurgents" con sovvenzioni ma anche con armi ed esplosivi. Ma torniamo all'attività del trasporto che in Afghanistan, viene affidata ad afgani, e a partire da settembre le aziende di trasporti verranno incrementate da 8 a 30, la sicurezza e la protezione dei convogli sarà affidata ad agenzie private. Ma nonostante i controlli e tutte le buone intenzioni i soldi dei contribuenti americani continuano a finire nelle tasche sbagliate. Già nel 2009 c'era stata un'altra inchiesta del Congresso che aveva scoperto  qualcosa di strano nel sistema dei trasporti a Kabul. Infatti il contratto con le 8 agenzie sospette è stato rinnovato per altri 6 mesi. Ormai in Afghanistan si combatte una guerra che dura da quasi 10 anni più di 70 miliardi di dollari sono stati investiti in progetti per la sicurezza e lo sviluppo di questo paese. I risultati positivi conseguiti sono ben pochi a quanto pare:dilagano la criminalità, la corruzione, traffico di oppio e la violenza degli "insurgents". L'inchiesta del Washington Post evidenzia come gli USA non siano in grado di controllare attentamente il percorso dei finanziamenti destinati all'Afghanistan. In un rapporto dello "Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction"(SIGAR),è stato rivelato che quasi sicuramente questi soldi sono finiti nelle tasche dei ribelli. E' chiaro che c'è qualcosa che non funziona nei controlli dei finanziamenti in Afghanistan. Perchè gli USA non riescono ad avere il controllo sul flusso dei finanziamenti erogati a favore degli afgani? A causa della poca collaborazione della Banca Centrale Afgana,(da poco conivolta in uno scandalo, con perdite per 900 milioni di dollari) che è piutosto"ostile"ai controlli. Una parte dei soldi finisce anche nelle tasche dei funizionari afgani di Kabul, che si arrichiscono con la corruzione. Data la sua inaffidabilità, il Fondo Monetario Internazionale ha deciso di bloccare il programma di aiuti all'Afghanistan. Forse questo servirà a rendere l'economia afgana più indiendente dato che oggi essa si basa perl a maggior parte sui finanziamenti stranieri. In Italia, l'anno scorso Pino Arlacchi euro deputato dell'IDV, aveva denunciato che solo il 6% dei fondi stanziati per l'Afghanistan è arrivato a Kabul, mentre il restante 80% non si sa che fine abbia fatto. Adesso la paura principale degli afgani con il ritiro delle truppe ISAF, è quella di non vedere più contributi o aiuto internazionali, che tra l'altro sono stati ridotti del 22% già nel 2009. La speranza di tutti invece è che con l'eliminazione definitiva dei contributi internazionali all'Afghanistan, questo diventi più econicamente indipendente, e che i flussi di denaro non finiscano più nelle tasche di burocrati afgani corrotti o peggio ancora a finanziare la guerriglia degli"insurgents".  Nella realtàsi capisce come il prolungamento ulteriore della guerra in Afghanstan convenga un pò a tutti:al Presidente afgano Karzai che privo dell'aiuto degli americani sarebbe costretto all'esilio, ai governanti afgani, all'Iran, alla Cina che si avvantaggia della crisi economica americana, e soprattutto ai Talebani che possono continuare la loro guerriglia contro gli USA, guerriglia paradossalmente finanziata con i soldi dei contribuenti americani.

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1 agosto 2011 1 01 /08 /agosto /2011 15:15

Razzi ed un ingente quantitativo di esplosivo sono stati scoperti durante un'operazione congiunta dei militari italiani del contingente ISAF con le forze di sicurezza afgane, nella zona di Shindad, vicino al villaggio di Showz.militari-italiano-scoprono-fabbrica-di-IED-afghani-copia-1.jpg L'esplosivo "Era pronto per essere usato dagli"insorti" per la realizzazione di IED e per condurre attacchi contro le forze di sicurezza".Nella zona di Bala Balouk(a Nord di Farah) invece, i militari hanno scoperto una fabbrica di IED(ordigni esplosivi improvvisati). L'operazione è stata portata a termine grazie anche all'attività di raccolta di informazioni svolta dall'esercito afgano" Sotto l'egida e il coordinamento del sistema giudiziario locale di cui il Procuratore di Farah è il massimo esponente a livello distrttuale". Inoltre sono state arrestate dalla polizia di Bala Balouk cinque persone trovate in possesso di IED già pronti all'uso,  di esplosivi, armi e materiale elettrico. Segno questo che erano in preparazione attentati forse anche contro le forze ISAF. Il Comando del contingente italiano ha affermato che:"Questi ennesimi arresti e ritrovamenti, oltre a testimoniare nuovamente l'efficacia raggiunta dalle forze di sicurezza afgane, sono il segno tangibile di quanto la popolazione stanca di rimanere sempre più spesso coinvolta nell'esplosione dei famigerati ordigni esplosivi posizionati dagli insurgents in maniera indiscriminata lungo le strade, confidi sempre più nell'operato e nelle capacità delle sue forze di sicurezza, coordinate da un sistema giudiziario sempre più efficace e attivo che ha partecipato  alle operazioni e si occuperà di seguire le indagini". Ma intanto la tensione in Afghanistan resta sempre alta:per una fabbrica di IED che è stata scoperta, chissà quante altre ce ne saranno, debitamente occultate in questo territorio così vasto. Per il contingente italiano il livello d'allerta resta sempre alto.

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30 luglio 2011 6 30 /07 /luglio /2011 16:18

Ancora scontri con le forze dell'ordine durante la marcia di protesta dei No-Tav organizzata per oggi. Le forze dell'ordine hanno risposto utilizzando lacrimogeni e idranti. Nel corteo di protesta si sono infiltrate circa 300 persone incappucciate che hanno iniziato a lanciare bulloni e bombe carta contro le forze dell'ordine a presidio del cantiere. Dopo questa menifestazione di protesta per tutto il mese di agosto ci sarà un presidio permanente dei No-Tav a Chiaromonte e a La Baita della Maddalena.manifestazione-no-tav-30-luglio-2011.jpg Intanto nei giorni scorsi sono stati incendiati alcuni mezzi della "Italcoge", una delle aziende che lavorano alla costruzione della Tav. In tutto sono stati bruciati ben 5 mezzi. Ma non è stata opera dei No-Tav come hanno loro stesso smentito"Questo va nel senso contrario alle inizitive della No-Tav, che fanno della partecipazione e della resistenza di massa il nodo centrale di una battaglia che non fa sconti a nessuno, però forma alcune prerogative che non sono rappresentate da gesti simili". Il governo insiste sulla sua linea:la Tav è un'opera che deve essere assolutamente portata a termine in quanto avrà indiscutibili vantaggi anhe per la popolazione del luogo.Quali siano questi vantaggi è ancora tutto da capire, dato che saranno scavate delle enormi gallerie a suon di dinamite e la natura di questa valle verrà completamente devastata o quasi in nome dell'alta velocità e dei soldi. Già perchè  per la costruzione di quest'opera colossale verranno investiti parecchi soldi, ci saranno gandi affari per tutti i i politici. E su qualche quotidiano(come "Torino Oggi)"si parla di presunte infiltrazioni mafiose:"questi lavori di costruzione della Tav fanno gola alle cosche." Ma la costruzione della Tav nella Val di Susa che qualcuno scherzosamente ha ribattezzato "Val di Susitan"s'ha da fare. Giorni fa è stata portata anche a termine la militarizzazione del cantiere:150 Alpini della Taurinense di ritorno da Kabul sono stati schierati a presidio del cantiere. Molti gli ex alpini che hanno dimostrato la loro disapprovazione per questo fatto:"Credo che mettere gli alpini a controllare il cantiere in una Valle come la nostra sia uno sfregio nei confronti di noi valligiani alpini."Afferma uno di loro, come del resto un ufficiale in congedo:"Sono sconvolto non avrei mai pensato che gli Alpini potessero venire a presidiare un non-presidio della Mafia, perchè le ditte che hanno il presidio in mano sono mafiose". Un altro ex alpino afferma che:"Noi alpini siamo per proteggere l'italia, non i ladri. Non posso approvare una cosa del genere, io sono contro quegli Alpini, perchè non sno veri Alpini, servono solo a proteggere i nostri caporioni, quelli che comandano l'Italia, che comandano i soldi. Andrò davanti a loro per far vedere  che il nostro cappello aveva un valore, il loro no:serve solo a proteggere i ladri e basta." In una lettera pubblicata su Facebook, si possono leggere i motivi della protesta contro la No-Tav:"  

In Val di Susa è guerra!

 

"Scrivo a tutti coloro che mi hanno conosciuto, e che hanno conosciuto l'associazione Materya, e il suo impegno per l'ambiente. In Val di Susa c'è una guerra. E nessun telegiornale sta dicendo la verità.Una popolazione locale sta tentando di opporre resistenza alla costruzione di un'opera voluta da lobbies finanziarie, sostanzialmente inutile, destinata al trasporto delle merci (non è alta velocità.. per chi ancora non lo sapesse!), dal costo pari a tre volte il ponte di Messina.TRE VOLTE il costo del PONTE DI MESSINA.Cito inchieste del Politecnico di Torino e Milano, e dati estratti dalla trasmissione Report (Rai tre) e da una bellissima trasmissione andata in onda alcuni mesi fa su La 7.Non mi dilungo sull'impatto ambientale, la collina di amianto (una stima di una ASL di Torino parla di 20.000 morti nei prossimi anni per la nube di fibre..) il tunnel di 54 km dentro una montagna già scavata dall'Enel perché ricca di Uranio, ma vi informo di questo: I soldi destinati alla costruzione li metteranno le banche, ad un tasso del 6,2% ma la fidejussione garanzia del prestito sapete chi l'ha messa? Voi! O se preferite lo Stato italiano! Entro 9 anni dovremo restituire 45 miliardi di debito alle banche che hanno finanziato l'opera. 45 miliardi sono quello che dovremo sostenere come costo per ridurre un pochino il nostro debito con l'estero per stare in Europa e il povero Tremonti non sa dove reperirli. Siete pronti a pagare altri 45 miliardi per far viaggiare più veloce l'acqua minerale di Lecce verso la Norvegia, e far arrivare prima i biscotti inglesi sullo scaffale del vostro supermercato? A proposito…non passeranno dalla Val di Susa le merci…Un noto docente del Politecnico dice che il costo del transito per un camion da questo valico non sarà competitivo con i costi degli altri tunnel che già esistono. Questa sarà davvero una cattedrale nel deserto. Volevo solo informare tante persone che ancora non sanno.. Grazie del vostro tempo.. e chi di voi volesse aiutarci a fermare questo disastro divulghi questa mail. Claudio Guerra "

 Oltre a questo, c'è da segnalare il fatto che la pagina su Facebook dei No-Tav è stata inspiegabilmente chiusa. La guerra in Val di Susa continua, una guerra contro un'opera che farà finire tanti soldi nelle solite tasche.

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28 luglio 2011 4 28 /07 /luglio /2011 21:14

L'altro giorno si svolti i funerali del 41°militare italiano morto in missione in Afghanistan, e nello stesso giorno il Senato ha approvato il decreto sul rifinanziamento della missione.militare italiano afghanistan3 Tra gli italiani è ancora vivo il dibattito su questa missione, e sono in molti a chiedere il ritiro del contingente italiano. Sono in molti a chiedersi se restare lì abbia ancora un senso, a interrogarsi su una una guerra che sta durando troppo. Invece si deve restare in Afghanistan. Perchè? "Lo sviluppo batterà i talebani, ecco perchè restiamo a Kabul". Queste le parole del Ministro per lo Sviluppo Economico Paolo Romani durante un'intervista a un quotidiano. In effetti in Afghanistan attualmente ci sono numerosi progetti in corso di realizzazione, non ultimo l'illuminazione dello stadio di Herat, che vede coinvolte nel progetto 2 grandi aziende italiane:Enel e Terna.  L'aeroporto di Herat deve essere ancora ampliato, acqua, luce, e scuole devono essere portati nei villaggi più remoti.  Tante scuole in effetti sono state ristrutturate o riaperte grazie al contingente militare italiano. C'è poi un'opera faraonica da portare assolutamente a termine:la costruzione di un'enorme gasdotto, per la realizzazione del quale è stato firmato un accordo tra Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan e India. Il progetto del gasdotto è uno dei progetti più importanti del governo afgano. Gasdotto che passerà anche nella zona di Bala Murghab:una delle zone più a rischio dell'Afghanistan, dove molti militari italiani hanno perso la vita. Oltre al gasdotto, sempre in questa zona verrà costruita anche una ferrovia che collegherà il Turkmenistan con Herat. Anche per questo motivo  i parà della  Folgore sono stati impegnati in operazioni allo scopo di allargare sempre di più la "bolla di sicurezza". Il Ministro Romani sostiene che "Senza strade,binari, collegamenti aerei è difficile che possa esserci lo sviluppo". Sono molte le aziende coinvolte nel progetto di costruzione di infrastrutture in Afghanistan:ENI,TERNA,ENEL,TREVI, oltra a società che si occupano della lavorazione del marmo, della refrigerazione, e società agroalimentari. D'altronde il Ministro Romani alcuni mesi fa aveva fatto un tour di esplorazione del paese,"L'Afghanistan è una specie di gigantesca miniera non ancora sfruttata. Stiamo parlando di risorse energetiche come petrolio o gas, ma pure oro, ferro, rame e litio. L'ovest sotto nostro controllo è un terreno vergine dove ci sarebbero molte risorse da verificare e da esplorare. I nostri soldati sono in prima linea e combattono un nemico, ma nell'Afghanistan occidentale anche grazie allo sviluppo stiamo già conquistando i cuori e le menti degli afgani". Sarà. Forse non tutte le menti e i cuori sono stati conquistati però. In questo difficile periodo di transizione gli attentati kamikaze degli"insurgents"sono incrementati notevolmente. "Aumenta la consapevolezza che è una guerra non fine a sè stessa, ma per raggiungere l'obiettivo della pace". E la costruzione della pace a quanto pare passa anche attraverso le tubature di un enorme  gasdotto che attraverserà Bala Murghab. "Dobbiamo tenere duro perchè laggiù difendiamo anche la nostra libertà e sicurezza colpendo il terrorismo dove è nato". E la guerra dovrà andare avanti per altri 3 anni perchè:"Su 29 milioni di afgani i talebani sono qualche decina di migliaia e quelli di Al-Quaeda pochissimi. E' un conflitto asimmetrico, che vinceremo quando garantiremo ad ogni villaggio la sicurezza nello sviluppo. con luce, acqua, scuole e governabilità". Il Ministro è ottimista. D'altronde i talebani sono davvero pochi, e non importa se hanno disseminato la maggior parte delle polverose strade dell'Afghanistan di micidiali"IED". Dobbiamo tenere duro.

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27 luglio 2011 3 27 /07 /luglio /2011 20:28

Le mani della madre del Caporal maggiore David Tobini appoggiate sulla bara per l'ultimo saluto: è l'immagine che resterà impressa per sempre di questi ennesimi funerali di stato per un militare morto in missione in Afghanistan.funerali parà caporal maggiore david tobiniHa smesso di piovere, il cielo è grigio quando il feretro avvlto nel tricolore arriva nella Basilica di S. Maria degli Angeli. Durante tutta la cerimonia la madre terrà stretto sul cuore il ritratto del figlio, impietrita dal dolore e consolata dal fratello minore di David. Nella basilica presenti le maggiori autorità politiche, e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E poi i commilitoni di David:quanti visi tesi, occhi lucidi ma nessuna lacrima perchè i militari non piangono mai. E la madre di David pare anche lei un militare tanta è la compostezza del suo dolore.  Ha voluto esserci ad ogni costo, nonostante fosse ferito, anche il Caporal maggiore Francesco Arena, che lunedì era con David quando sono finiti sotto il fuoco degli "insurgents". Non ha potuto essere presente invece il Caporale maggiore scelto Simone d'Orazio ricoverato in Germania all'ospedale di Ramstein. "Caro David a nome della nostra Patria noi ti diciamo grazie per avere reso tutti più capaci di sperare e collaborare alla realizzazione di una sola famiglia comune. I nostri soldati-custodi della vita-presenti nei teatri operativi con serietà, e determinazione non sono aiutati nè dalle nostre sensibilità altenanti, nè da interessi di parte, nè da comportamenti intenti solo a mercanteggiare. David è vittima della violenza e del terrore, caduto per portare la pace".  Con queste parole l'ordinario militare Monsignor Vincenzo Pelvi ha voluto ricordare David Tobini. Poi  la bara portata a spalla dai commilitoni del Caporal maggiore, è stata  portata fuori dalla chiesa,fuori ad accoglierla un lungo applauso di tanta gente comune venuta a dare l'ultimo saluto. Le note del silenzio hanno risuonato a lungo, la commozione è stata grande. E poi le mani della madre, appoggiate su quella bara avvolta nel tricolore. E nessuna lacrima. Perchè i militari non piangono mai.  

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27 luglio 2011 3 27 /07 /luglio /2011 15:44

folgore-afghanistan.jpgA descrivere la vita dei parà in missione in Afghanistan,questa volta, è la moglie di uno di loro, Elisa Milan, moglie del Maresciallo Capo Vincenzo di Canio, in una lettera inviata ad un quotidiano. "Afghanistan è sinonimo di guerra, terrorismo, povertà, ignoranza, sfruttamento. Lo scenario che ci suscita questa parola è uno dei più funesti e insidiosi che ci siano. Eppure i militari della Folgore sono lì giorno dopo giorno a combattere per il loro Paese. Quando si parla di Afghanistan coniugato ai militari, purtroppo, se ne parla quando il peggio è già successo, quando qualcuno si è sacrificato per un ideale, il suo ideale. Lo stesso che ci ha portato ad essere cittadini di uno Stato democratico libero. Quello che ci porta ad alzarci ogni mattina e affrontare la giornata senza porci il problema che ci sia qualcuno che, per ragioni a noi del tutto incomprensibili, possa far sì che quello sia il nostro ultimo giorno. Da lontano loro ci proteggono. Vivono in condizioni durissime. Hanno rinunciato praticamente a tutto. C’è chi si trova in posti talmente lontani e disagiati che è costretto a razionare l’acqua da bere, chi è costretto a lavarsi con pochissima acqua, chi non si ricorda nemmeno da quanto non fa una doccia. Chi per giorni e giorni mangia solo le razioni kappa, se è fortunato. Chi riesce a telefonare a casa e dire « Ciao sono io, sto bene» solo una volta al mese. Chi per sette lunghi mesi, notte dopo notte, se è fortunato dorme in una brandina da campeggio. Chi ha imparato a mettere gli stivaletti all’ingiù quando va a letto così è sicuro che scorpioni, ragni o altri animali del deserto durante la notte non si infilino nelle calzature. Le fatiche psico-fisiche a cui sono sottoposti sono durissime. Ma loro ogni mattina si alzano e affrontano pericoli enormi, lavorando anche diciotto ore consecutive, con la massima professionalità. Ogni giorno, anche se le notizie non arrivano al nostro mondo, sventano attentati più o meno grandi. Ogni giorno sono attaccati dalle forze ribelli. Ogni giorno ci sono mortai pronti a tirare su di loro. E ogni giorno, passo dopo passo, annientano questa disumana situazione di barbarie terroristiche.La loro è prima di tutto una scelta di vita, e in secondo luogo il loro lavoro: per quanto sia dura, non si lamentano mai. E nemmeno hanno il diritto di farlo, perché nessuno li ha obbligati. Hanno fatto una scelta. Ma noi invece, che dormiamo sonni tranquilli grazie a loro, abbiamo il dovere di ricordarli? Abbiamo il dovere di guardare i nostri figli e pensare che per uno sguardo sereno a un nostro caro c’è qualcuno che molto lontano, nel silenzio, lavora per garantirci la serenità? Quel qualcuno insieme alla sua famiglia si sta sacrificando per l’Italia. Per un tricolore tanto criticato ma che regna sovrano nei loro cuori. Alla domanda: ma ne vale la pena? Loro sicuramente dicono di sì... e noi siamo all’altezza di questi uomini che nemmeno conosciamo e che hanno messo a rischio la loro vita, il bene più prezioso, per la nostra? Molti anni fa la Divisione Paracadutisti Folgore ricevette la medaglia d’oro al valore militare dopo la battaglia di El Alamein, e Churchill disse «Dobbiamo davvero inchinarci davanti ai resti di quelli che furono i leoni della Folgore». Oggi in scenari totalmente diversi i ragazzi della Folgore portano nell’animo lo stesso spirito di sacrificio e devozione. Non chiedono nulla in cambio. Non un grazie. Perché lo fanno? Semplicemente perchè «sono fatti così»." Una lettera questa, della signora Elisa Milan che non ha bisogno di nessun commento.



 

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26 luglio 2011 2 26 /07 /luglio /2011 18:18

 La rivoluzione per cambiare le cose a mandare a casa i politici della Casta è già in atto ma in pochi se ne sono accorti.presidio-a-montecitorio-scioero-della-fame2--25-luglio-2011.jpg Nessun tg ne hai mai parlato, se non qualche radio che ha dato la notizia. Loro sono un gruppo di cittadini italiani di ogni estrazione sociale, che si identificano esclusivamente nel tricolore italiano e nei valori da esso rappresentati. Il loro leader è Gaetano. Dal 4 giugno 2011 sono in presidio permanente in Piazza Montecitorio, in sciopero della fame. I loro nomi:Gaetano Ferrari di Venezia, Raffaele de Luca, Bevere Monza, Giuseppe Picone di Trapani. Alle persone che incuriosite si avvicinano alla loro postazione, spiagano i motivi della loro protesta.Una protesta fondata sull'Articolo 50 della Costituzione Italiana:"Tutti i cittadini italiani possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità". Le petizioni del gruppo dei ribelli in presidio permanente a Piazza Montecitorio sono 4:riduzione dei costi della politica, ovvero  riduzione degli stipendi dei parlamentari, riduzione del numero di parlamentari ed amministratori pubblici del 50%, eliminazione di alcuni privilegi:come le auto blu, pensioni cumulative, eliminazione del vitalizio, delle pensioni d'oro ad ex parlamentari ed ex amministratori pubblici, dimissioni delle Camere, nuove  elezioni e via dicendo. Il luogo scelto per la loro protesta sottoforma di sciopero della fame, è il luogo simbolo per eccellenza della politica, Piazza Montecitorio:"Perchè è qui che ogni giorno i parlamentari legiferano per il nostro futuro decidono quante e quali tasse dobbiamo pagare, dei nostri sogni e della nostra qualità di vita. A tutto questo ora dobbiamo dire basta!" Così si legge sulla loro pagina Facebook"Presidio ad oltranza in Piazza Montecitorio".Una pagina che in pochi giorni ha raggiunto 7.600 fans che li seguono nella loro protesta. Una protesta nata sul popolare social network e ora scesa nella piazza reale. Molte le attestazioni di stima e di affetto degli italiani che li incoraggiano a non mollare:"Grandissimi non mollate mai!"oppure" Grazie per quello che state facendo" si legge su Facebook. Mentre a Piazza Montecitorio sono in molti ad avvicinarsi a Gaetano e al gruppo di ribelli, anche per portare succhi di frutta o acqua. Dopo 54 giorni di presidio permanente e sciopero della fame la fatica e il malessere iniziano a farsi a sentire.  Ma loro non mollano. Sono gli eroi di questa Italia che ha deciso di dire basta. Non sono soli. Idealmente accanto loro ci sono  il precario Leonida Maria Tucci licenziato e rovinato dalla Casta e la moglie, il Maresciallo dell'A.M. che ha scritto la lettera di protesta in cui si dimette da Italiano e da soldato, i militari ribelli dell'Operazione Strade Sicure a Milano, i pastori sardi che oggi a Cagliari hanno dato battaglia per rivendicare i loro diritti, i tanti italiani esaperati da questa situazione. Dall'altra parte invece c'è il preoccupante silenzio assordante dei media. 

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